Sesta Edizione Del Premio Morrione

Di: - Pubblicato: 30 ottobre 2017

Di Giulia Deiana

 

 

Nelle giornate del 19, 20 e 21 di ottobre si è svolta a Torino la sesta edizione del Premio Morrione, dedicato al giornalismo d’inchiesta e rivolto ai giornalisti under 31 per la realizzazione di due video inchieste e due webdoc. Il premio nasce nel 2011 e porta il nome di Roberto Morrione che per quarant’anni ha lavorato per il servizio pubblico, portando avanti inchieste scomode come quella sulla strage di Falluja, ma anche sull’amianto e sulle relazioni tra la loggia massonica P2 e l’organizzazione Gladio.

Il tema centrale della sesta edizione sono state le cosiddette fake news e la responsabilità dei giornalisti all’interno di questo circuito di false notizie create per diversi motivi e diffuse più o meno coscientemente.

Durante le tre giornate, il termine fake news è stato ampiamente discusso perché capace di far apparire il fenomeno come una novità legata al Web; non bisogna invece dimenticare che le bufale esistono da molto prima dell’avvento di Internet e possono essere considerate un problema legato alla comunicazione stessa. Per Stefano Lamorgese, Internet non è che l’immenso container in cui si accumulano le notizie, che si propagano ad una velocità incontrollabile. La sovrabbondanza di dati non è affrontabile in termini di tempo allora diventa impossibile, anche per i giornalisti professionisti, verificare le notizie nel modo giusto; per questo il giornalista ha il dovere di fare ricerca sulle fonti e il diritto di chiedere il tempo per farlo.

Dietro le bufale si nascondono svariate motivazioni: possono essere diffuse in buona fede, perché credute vere, o potrebbe trattarsi di falsità voluta, che sia verosimile, sfruttata per parlare di un argomento reale, quindi in parte vera, oppure costruita per infangare una persona o una situazione, spesso politica. Durante le giornate di venerdì e sabato si è parlato molto di fake news nell’ambito politico, con particolare riferimento agli Stati Uniti; durante le elezioni presidenziali del 2016, ad esempio, l’attenzione prestata alle bufale è stata superiore a quella dedicata alle notizie “mainstream”.

Spesso non si verifica se un messaggio sia vero o falso, piuttosto se ne appura l’efficacia e la credibilità; inoltre lo smascheramento di una falsa notizia non sempre corrisponde ad un cambiamento d’opinione.

Per Paolo Fabbri, durante i conflitti la verità è la prima a morire e il caso di Colin Powell è forse l’esempio più ripreso durante le giornate. Nel 2003, l’allora segretario di Stato degli Stati Uniti tenne un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti in cui accusava il regime di Saddam Hussein di essere in possesso di armi di distruzione di massa, notizie false, smentite qualche anno dopo dallo stesso Powell, che comunque costruirono il consenso per la guerra in Iraq.

Ma la bufala non è un fenomeno che investe solo gli Stati esteri. La prima serata è stata dedicata a Giulio Regeni e alla fake news relative alla sua scomparsa; in particolare si è parlato dell’irresponsabilità dei media italiani ed egiziani che hanno cercato subito di cucire un ruolo su Giulio, intaccandone l’immagine e infangando la sua memoria. Si è parlato anche della difficoltà per i giornalisti egiziani nel portare avanti un’inchiesta indipendente: il giornale Reuters, ad esempio, è stato indagato per aver raccolto sei testimonianze anonime le quali confermavano il coinvolgimento dei servizi segreti egiziani nella scomparsa del giovane italiano.

Il Premio Morrione è stata soprattutto l’occasione per ricordare i doveri e quindi i rischi del mestiere; dall’inizio del 2017 sono stati uccisi 45 giornalisti, un quarto solo in Messico.

Non è mancato un caro ricordo in memoria di Daphne Caruana Galizia.

Se è vero che il compito del giornalista è quello di salvaguardare la ricerca della verità, è anche vero che non bisogna mai lavorare in solitudine, ma sempre in squadra, sostenuti e tutelati; un tema caro agli amici di Roberto Morrione è quello della cosiddetta scorta mediatica, riunita ora per far luce sull’omicidio di Giulio Regeni, perché chi ricerca la verità non venga mai abbandonato.

Edwy Plenel ha voluto ricordare anche i giornalisti turchi, imbavagliati dal regime di Erdogan. Per Plenel la democrazia non si esprime solo con il diritto di voto, ma si basa sul diritto all’informazione; anzi il diritto al sapere è anche più importante del diritto di voto, perché per esercitarlo è necessario essere informati.

La Sesta edizione del Premio Morrione si è conclusa sabato 21 ottobre con la consegna del Premio Baffo Rosso 2017 a Milena Gabanelli, distintasi per «aver indagato sempre la realtà senza censure né facili scoop, preservando la memoria e dando un contributo decisivo a formare cittadini consapevoli».

Durante la serata sono state premiate anche le inchieste Tabù HIV di Giulia Elia per la categoria video e Le mani sul Fiume di Giulia Paltrinieri per la categoria webdoc. Il primo parte dal processo di Valentino Talluto, accusato di aver trasmesso consapevolmente il virus dell’HIV a decine di partner. L’inchiesta dimostra il livello di disinformazione sulla malattia in un Paese in cui il contagio avanza al ritmo di dieci persone al giorno. Nonostante le spese per le cure siano molto elevate e a carico dello Stato, ad oggi in Italia non esistono fondi specifici dedicati alla ricerca.

Le mani sul Fiume, invece, indaga sull’oro grigio, la sabbia del Po, ideale per l’edilizia e terreno fertile per le organizzazioni criminali, per un giro d’affari che supera il miliardo di euro. Oltre 53 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia scavati, spesso oltre i limiti, e quintali di rifiuti di ogni genere sepolti nelle cave esaurite.

Il Premio Morrione ha finanziato e sostenuto la realizzazione di quattro progetti in totale; in finale sono giunte anche l’inchiesta video Nei canali della ‘ndrangheta, di Alessia Melchiorre e Antonella Serrecchia, inerente i traffici di droga della ‘ndrangheta nel porto internazionale di Rotterdam, e il webdoc Matti per sempre, di Daniela Sala e Maria Gabriella Lanza, che a quarant’anni dalla Legge Basaglia osserva come sia cambiata la situazione in Italia dalla chiusura dei manicomi.

 

Il Premio Morrione ha lanciato il nuovo bando per presentare il progetto di un’inchiesta video o webdoc; un’occasione imperdibile per gli under 31 che desiderano lavorare nel mondo dell’inchiesta.

Qui il link del bando https://www.premiorobertomorrione.it/bando/

 

 

Le mani sul Fiume (trailer) https://www.youtube.com/watch?v=mDy5jXyIfmA

Matti per sempre (trailer) https://www.youtube.com/watch?v=1eb2AsyWPhw

Nei canali della Ndrangheta (trailer) https://www.youtube.com/watch?v=xVUuh04dNy4

Tabù HIV (trailer) https://www.youtube.com/watch?v=8EFRlzJfu9o

 

http://www.premiorobertomorrione.it/