Simone E Mimmo Lucano, Il Coraggio è Di Chi Lo Vuole Avere

Di: - Pubblicato: 8 Apr 2019

Di Maurizio Anelli.

Il cielo sopra l’Europa è scuro, nero. L’Europa rimuove, dimentica in fretta e cammina sulla vecchia strada dei primi anni del Novecento. È una strada conosciuta, nazionalismi e caccia aperta alla preda del momento: la razza, la sicurezza e la difesa dei confini, i migranti. Il passato è storia scritta ma qualcuno ancora la nega e la difende. Non meraviglia quindi che Matteo Salvini, a Parigi per il G7 dei ministri dell’Interno, approfitti dell’occasione per incontrare Marine Le Pen, leader del Rassemblement National (l’ex Front National). È un passo importante verso le prossime elezioni europee, un incontro molto cordiale come entrambi l’hanno definito, il primo passo per “annunciare l’inizio di una nuova Europa” come lo definisce Marine Le Pen. Nessuna meraviglia allora, mentre stupiscono le parole di Luigi Di Maio che, improvvisamente, si accorge che il suo alleato di Governo cerca alleanze in Europa con  i partiti che negano l’Olocausto.

Eppure nell’attuale collocazione all’interno del Parlamento Europeo il Partito di Luigi Di Maio

siede all’interno dell’ EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group, che significa Europa della Libertà e della Democrazia Diretta), il gruppo diriferimento di gran parte dei partiti della destra  estrema e xenofoba d’Europa, compresi i tedeschi del partito di estrema destra Alternativa per la Germania. E allora viene da chiedersi dove era Luigi Di Maio quando nello scorso mese di Agosto il suo alleato incontrava nel palazzo della Prefettura di Milano il premier ungherese Viktor Orban, oppure nei primi giorni dell’anno quando Salvini andava nella Polonia di Jarosław Kaczyński impegnandosi a dare all’Europa “nuovo sangue, nuova forza, nuova energia”. https://www.controinformazione.info/matteo-salvini-promette-lasse-italo-polacco-dopo-i-colloqui-di-varsavia/.

Uomo distratto Luigi Di Maio, perché non servivano le gite fuori porta per capire chi fosse Matteo Salvini e quale sia la sua idea di politica. Non c’era alcun bisogno di alleanze cercate con i negazionisti europei per vedere l’anima nera di un alleato di Governo che strizza l’occhio alla destra fascista e razzista di casa nostra e non nasconde nulla, da sempre, del suo pensiero e della sua azione politica come leader del suo Partito e come Ministro degli Interni. Era sufficiente uno sguardo attento a quello che succede dentro il giardino di casa per capire tutto.

Mauro Biani Il Manifesto

A Torre Maura, periferia di Roma, la guerra fra gli ultimi ha conosciuto l’ultima pagina nera in ordine di tempo: settanta Rom vengono trasferiti nel centro d’accoglienza della zona, fra di loro tra trentatré bambini. CasaPound e Forza Nuova alimentano, come sempre, la rabbia e la frustrazione degli abitanti del quartiere, i Rom sono accolti dai saluti romani, poi arrivato il turno degli insulti e delle minacce, e infine un gesto che da solo spiega tutto: il pane destinato ai Rom viene sequestrato e calpestato, la protesta diventa un atto di guerra aperta al grido di “… zingari, dovete morire di fame”.  Un ragazzino di quindici anni affronta con coraggio e fierezza il gruppo di fascisti del nuovo millennio, e lo fa con una semplicità disarmante. Davanti a lui i “duri” di CasaPound e il loro leader, Mauro Antonini, perdono. Gonfiano il petto ma perdono la faccia e la partita, perché il ragazzino non indietreggia di un metro e, con il suo romanesco gentile e tagliente, raccoglie la sfida e rilancia: “Lei sta a fa’ leva sulla rabbia della gente di Torre Maura, er quartiere mio, pe’ i suoi interessi, pe’ racimolare votiA me 70 persone non cambiano la vita. Se me svaligia casa un rom, tutti je demo annà contro, poi quando è italiano mi devo star zitto che è italiano. È sempre la stessa cosa, si va sempre contro la minoranza, nun me sta bene che no”. https://www.youtube.com/watch?v=TjyW5e7TfJI

Pier Paolo Pasolini conosceva bene quelle periferie e quell’accento e sarebbe stato orgoglioso di quel ragazzino di quindici anni che si chiama Simone, che raccoglie il pane calpestato e sfida i fascisti guardandoli in faccia, senza paura.

La storia di CasaPound, così come quella di Forza Nuova, è intrisa dell’esplicito richiamo al fascismo comprese le minacce ai giornalisti che denunciano e documentano, da Ostia a Milano. Tutto questo non turba i sonni del Ministro degli Interni Matteo Salvini. Lui, uomo della legalità e della sicurezza, ha altre priorità che assumono sempre più il contorno dell’ossessione. I migranti, per esempio, e quel continuo richiamo ai porti chiusi di cui non esiste nessun provvedimento ufficiale del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, né tantomeno del Viminale. Tutti sanno che i porti non sono chiusi con una legge ma ci si comporta come se così fosse avallando, di fatto, una propaganda fatta di slogan. L’importante è appoggiarsi all’immunità parlamentare per non dover rispondere del proprio operato e salvarsi con il voto del Parlamento, quello stesso Parlamento tanto disprezzato e criticato nel recente passato quando Lega e M5S accusavano la vecchia politica di abusare dell’immunità. Ma il tempo e il Potere cambiano tutto…

Fra le priorità del Ministro degli Interni ne esiste una, in particolare, che merita di essere osservata con grande attenzione. Ha un nome che qualcuno vorrebbe dimenticare, ma non è possibile perché quel nome ha la faccia di un uomo perbene che di mestiere faceva il Sindaco in un Paese della Calabria. Si chiama Domenico Lucano ma per l’Italia che ancora resiste è semplicemente Mimmo, “Mimì Capatosta, e quel paese della Calabria si chiama Riace. Il Ministro della paura ha speso fatica, tempo e rabbia, per abbattere e umiliare Mimmo Lucano, ha avuto alleati e silenzi complici. È riuscito anche a svuotare un paese della bellezza che un uomo perbene aveva coltivato con dolcezza e coraggio. È riuscito ad allontanarlo dalla sua casa e dalla sua gente ma non è riuscito a piegarlo, perché non è facile piegare un Uomo.

La Corte di Cassazione, nelle motivazioni depositate e relative all’udienza del 26 febbraio conclusa con l’annullamento del divieto di dimora a Riace, afferma che: “ Mancano indizi di comportamenti fraudolenti che Domenico Lucano, il sindaco sospeso di Riace, avrebbe materialmente posto in essere per assegnare alcuni servizi, come quello della raccolta di rifiuti, a due cooperative dato che le delibere e gli atti di affidamento sono stati adottati con collegialità e con i prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato”. Viene quindi disposto un annullamento con rinvio ai giudici del Riesame di Reggio Calabria che dovranno esaminare nuovamente il caso. Non è ancora una vittoria per Mimmo Lucano, la partita sarà ancora lunga e difficile ma apre uno spiraglio su tutta questa storia.  https://tg24.sky.it/cronaca/2019/04/03/mimmo-lucano-corte-cassazione.html.

Mimmo Lucano ha sempre affermato che è pronto a difendersi “Nel” processo e non “Dal” processo e, in effetti, la differenza è enorme. Da una parte c’è un Ministro che chiede aiuto ai suoi alleati di Governo e al Parlamento per sottrarsi a un giudizio e, dall’altra, c’è un Uomo che quel giudizio, se sarà necessario, lo affronterà per difendersi dalle accuse. È tutto molto semplice: c’è chi scappa e si nasconde, e chi invece affronta tutto alla luce del sole.

Andiamo avanti. La Commissione antimafia ha apportato importanti e pericolose modifiche alle norme che regolano l’eleggibilità politica: sono stralciati i reati connessi alla violazione della legge Mancino (apologia del fascismo) e quelli legati al razzismo. Interessante il fatto che la richiesta sia arrivata dai rappresentanti della Lega e del M5S. Ora si tratta di aspettare e vedere se il nuovo codice passerà all’esame del Parlamento.

Esiste un’alleanza di Governo che porta l’Italia fuori da qualsiasi forma di democrazia e di rispetto del Diritto. Un giorno Luigi Di Maio dovrà pur spiegare alla storia e a questo Paese le ragioni di quest’alleanza. Nell’attesa di quel giorno provi a spiegare, se è in grado di farlo, i propri silenzi sulle scelte fatte in questo tempo dal “Governo del cambiamento”. Perché in questo Governo è seduto anche lui e con un posto a capotavola.