Social Food, Confort Food: Il Cibo E’ Sempre Più Social

Di: - Pubblicato: 23 gennaio 2017

La cena degli sconosciuti festeggia 15 anni dalla sua fondazione e rappresenta un incontro tra social, local e realtà.

Mangiare non è solo una questione di apporto calorico o di corretta ed equilibrata nutrizione; sedersi ad una tavola, “mettere le gambe sotto il tavolo” significa soprattutto alimentarsi di sensazioni ed emozioni, quindi la scelta della compagnia e del contesto è essenziale. Ultimamente, ad esempio, si sente parlare spesso del cosiddetto comfort food: quali effetti può avere il cibo sull’umore?

Il comfort food chiamato anche cibo consolatorio o cibo per l’anima, ha effetto sull’umore nella misura in cui l’umore ha bisogno di essere confortato, consolato e al di là dei cibi serotoninergici, ossia in grado di scaturire attivazione di serotonina, ormone del benessere, quali il cioccolato, ogni cibo è confortevole per chi lo consideri tale. Il latte dell’infanzia, la torta della mamma, la pasta fatta in casa della nonna, la fettina panata con patatine fritte della domenica: ognuno ha il suo cibo ed il suo piacevole ricordo sensoriale legato ad esso. E’ quindi evidente che non è il cibo in quanto tale che consola, quanto l’attribuzione psicologica al quel preciso alimento del significato soggettivo, che può variare da situazione a situazione, perciò è ‘umorale’ e può sia consolare per una nostalgia sia premiare per una situazione ritenuta premiabile.

Dal punto di vista psico-sociale nella vita quotidiana i pasti hanno un significato socio-educativo fondamentale. La tavola è un lubrificante sociale; da sempre infatti il convivio rappresenta il luogo preposto alle grandi decisioni (accordi politici, matrimoni, protocolli d’intesa, decisioni familiari, etc…) grazie alle importanti dinamiche psicologiche che vengono attivate dalla partecipazione di più persone ad una medesima attività considerata basilare e vitale. Ciò è confermato dal senso comune, ad esempio quando le persone, inopportunamente apostrofate da qualcuno, rispondono: “ma io e te abbiamo mai mangiato insieme?”.

A tavola, più di ogni altro contesto, vengono favoriti lo scambio e il confronto affettivo e intellettuale; ricordiamo infatti che la tavola intesa come luogo di aggregazione, è il simbolo per eccellenza del convivio tipico del nostro essere italiani.

La “cena degli sconosciuti” nasce nel 2002 da un’idea di Roberto Dellanotte ed è la prima social dinner italiana. Non un’occasione di incontri per single o uno speed date, o un’occasione di incontro tra cuori infranti ma una raccolta intorno alla tavola di un numero predefinito di commensali, che vogliono ampliare la loro rete di amicizie o semplicemente allontanarsi dalla solitudine. Mangiare da soli non è estremamente piacevole e questa è una piacevole rivoluzione social.

E’ sufficiente prenotare, presentarsi al ristorante, accomodarsi ai tavoli riservati per l’occasione e riscoprire insieme a tutti i partecipanti una conversazione in un clima gioioso e familiare.

Non ci sono segnaposto e non ci sono regole particolari, ogni partecipante sceglie il proprio posto in base ai suoi gusti, istinto, sensazioni: l’obiettivo è socializzare, allargare il giro delle amicizie, uscire dalla solitudine ma soprattutto…. uscire di casa! Il tutto avviene nel modo più semplice e naturale possibile. La Cena degli sconosciuti è quindi un evento social vecchio stile, se così si può dire, in cui ci si incontra e ci si parla faccia faccia, anche se in 15 anni il sito internet e poi la pagina Facebook sono diventati strumenti importanti per questi eventi.

Se nel 2002 la Cena era un modo per rimuovere le maschere che molti indossavano dietro il nickname delle prime chat, oggi rifugge la pratica imperante del trinceramento dietro un avatar e una tastiera, dietro ad una sorta di realtà virtuale insomma. Ed ecco come i piaceri della tavola ben si sposano al desiderio di uscire dal guscio della solitudine, dell’isolamento e della timidezza e favorire l’incontro e l’interazione tra le persone. Praticamente un convivium 2.0.

 

Samantha Di Vito