Sovranità Alimentare E Gruppi di Acquisto Solidale

Di: - Pubblicato: 12 dicembre 2016

L’intento principale di questo articolo è quello di sensibilizzare chi, come succede per moltissimi di noi in Italia e in generale in occidente, è distante e completamente staccato dalla produzione agricola e del cibo in generale. Non mi spingerò quindi a parlare di sovranità alimentare in senso lato ma solamente in rapporto alla quotidianità di un occidentale.

 

Iniziamo con l’analizzare il concetto di sovranità alimentare che è strettamente legato alle motivazioni che spingono molte persone a iscriversi a un Gruppo di Acquisto Solidale (che d’ora in avanti abbrevierò con GAS).

Che cos’è la sovranità alimentare. Tra le tante e dettagliatissime definizioni ne ho scelto una breve e semplice dal sito di “Altragricoltura” http://www.altragricoltura.net/ .

Possiamo definire Sovranità Alimentare “il diritto di tutti i popoli di decidere il proprio modello di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti”.

 

Proviamo ad analizzare cosa si intende per popoli. Mi pongo questa domanda perché spesso se ne sente parlare come se fosse qualcosa che non ci appartiene, lontano e diverso da noi mentre in realtà i popoli siamo anche noi qui e ora.

Dovremmo iniziare a parlare di Sovranità Alimentare in maniera meno astratta, è una cosa che è nostra, un diritto di tutti che va difeso; non è solo degli agricoltori o dei popoli che vivono di agricoltura a cui demandare tutta la responsabilità di difenderla, riguarda tutti noi cittadini, noi consumatori.

Aggiungerei che per Sovranità Alimentare possiamo intendere il controllo della scelta che ogni essere umano deve avere e mantenere sul cibo del quale desidera nutrirsi e le modalità con le quali desidera procacciarselo.

 

Farò un esempio che potrebbe aiutarci a capire meglio:

Due anni fa mi era stato assegnato un orto urbano; in quel periodo ero molto più sovrano del mio cibo di quanto io lo sia ora; ero io a scegliere le sementi e la loro provenienza, con quale metodo agricolo coltivarle, quante e quali tipologie di ortaggi scegliere. Ora che non ho più un orto il mio grado di sovranità alimentare è di fatto leggermente diminuito anche se, facendo parte di un GAS, è comunque altissimo rispetto alla media occidentale in quanto siamo noi del gruppo di acquisto solidale a scegliere accuratamente le aziende agricole da cui acquistare il nostro cibo.

La sovranità alimentare viene meno nell’istante stesso in cui mettiamo piede in un supermercato.

È importante capire e riconoscere questo dato di fatto, perché è difficile ammettere una cosa come questa che ci riguarda tutti; è ormai venuto il momento di affrontare la realtà.

Al supermercato non siamo più sovrani, per tutto quello che sta dietro alla grande distribuzione.

Ci sono gli intermediari commerciali che estorcono il prezzo più basso agli agricoltori, creando per esempio la borsa del grano che si ripercuote immediatamente sugli agricoltori locali che sono invece soggetti ai costi e alle leggi del loro paese e non certo a un prezzo creato dalla finanza e influenzato da una serie di dinamiche mondiali.

Oppure creando offerte a prezzi bassissimi che vanno a pesare sulle persone che lavorano nei campi con un incremento della schiavitù moderna che avalla il caporalato proprio qui da noi in Italia. Tutti ne abbiamo sentito parlare, eppure molti di noi continuano ad acquistare la frutta e la verdura a 1€ al kg. NON PUÒ ESISTERE un frutto o un ortaggio che abbia un prezzo al consumatore di 1€ al kg senza lo sfruttamento del lavoratore agricolo.

Allora, documentiamoci, informiamoci su ciò che acquistiamo e su come viene prodotto.

La grande distribuzione alimenta lo sfruttamento della terra, degli animali e infine degli uomini. Paradossalmente si sente più parlare di danni all’ambiente e animali maltrattati che di uomini sfruttati e schiavitù moderna.

Oggi la sovranità alimentare passa per forza attraverso acquisti responsabili che non possono provenire dalla grande distribuzione per le motivazioni di cui sopra, di conseguenza la nostra spesa quotidiana quella che serve a nutrirci se vogliamo farla in modo corretto e sano oltre che consapevolmente non può essere fatta al supermercato.

A questo punto viene da pensare che è un pensiero utopistico. Cambiare in modo così radicale le proprie abitudini non è impresa facile ma è possibile.

Un passo alla volta si può, cerchiamo di fare oggi quello che ci sentiamo di fare senza pretendere da noi stessi traguardi come spesso questo sistema socioculturale ci impone. L’uomo che lavora per nutrirsi con ciò che la grande distribuzione gli offre non è libero di fare quello che più desidera e ama perché non gli rimane tempo per farlo. Anche nel supermercato in realtà, nonostante la quantità enorme di articoli sugli scaffali è sempre qualcun altro ad aver scelto cosa proporre, abbassando al minimo storico la biodiversità poiché vengono creati molti prodotti che però spesso provengono da un’unica materia prima dando l’illusione di mangiare cose diverse tra loro e riducendo la varietà della dieta con conseguenze nutrizionali negative per la salute.

Facendo un’analisi di come possiamo aumentare facilmente la nostra qualità di vita con un paio di accorgimenti che ci possono restituire anche il buonumore, si evincono con semplicità i benefici che possiamo trarne senza perdere nulla.

 

  • Ridurre le ore di lavoro: Lavorare di meno riduce le entrate di denaro, riduce lo stress, aumenta il tempo libero e la possibilità di scegliere come spenderlo aumentando il nostro buonumore, incrementa la nostra concentrazione sia sul lavoro che al di fuori, migliora i rapporti sia con i colleghi che in famiglia, favorisce la buona salute.

 

  • Cuciniamo di più prediligendo prodotti freschi: Utilizzare materie prime fresche riduce i costi in quanto i prodotti non lavorati hanno un prezzo al kg molto inferiore dei piatti pronti o dei semilavorati; aumenta l’apporto di nutrienti diversi e il loro valore nutrizionale è maggiore rispetto ai lavorati o semilavorati come per esempio fagioli secchi ammollati e cotti da noi stessi anziché i fagioli in scatola o un sugo espresso con ingredienti freschi anziché un sugo pronto o ancora un insalata da lavare anziché in busta già lavata. Diminuisce drasticamente l’ingestione di sostanze nocive come aromi, conservanti, coloranti, acidificanti, correttori di acidità, glucosio, ecc. di cui sono pieni i prodotti pronti e semilavorati aumentando il nostro stato complessivo di salute e riducendo il ricorso ai farmaci e di conseguenza altro risparmio di denaro.

 

Come penso avrete notato, se da una parte riducendo le ore di lavoro si riducono le entrate di denaro dall’altra cucinare materie prime fresche riduce drasticamente i costi annullando l’unico effetto negativo di queste due scelte di vita altamente positive per la salute psicofisica umana.

Basterebbe cominciare a ridurre il tempo passato al lavoro di 2 ore a settimana per riuscire a lavare e preparare le verdure necessarie al fabbisogno settimanale di due persone.

Non ci resta che fare la scelta più giusta per noi stessi.

 

 

Daniel Battaglia