Stampa E’ Libertà

Di: - Pubblicato: 30 gennaio 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

Nell’Aprile del 2016 “Reporter senza Frontiere” diffondeva i risultati del suo annuale rapporto sulla libertà di stampa e l’Italia, con sorpresa di molti, risultava in fondo alla classifica: 77° posto.  (http://www.repubblica.it/esteri/2016/04/20/news/rsf_liberta_di_stampa_italia_77_posto-138015161/)

A casa mia la televisione è entrata tardi, solo nel 1970. La sera, a tavola, si ascoltava la Radio e in particolare “Radio Sera”. Raccontava quello che succedeva nel Paese e nel mondo, almeno questo era quello che sembrava a me, però la carta stampata era sempre presente, tutti i giorni. La lettura del giornale era un piacere, una necessità. Poi è arrivata la TV ed io sono cresciuto, un po’ alla volta. La lettura del giornale era sempre presente, ma la TV mi gridava in faccia la strage alle Olimpiadi di Monaco, il colpo di stato in Cile, la fine della guerra nel Vietnam. Dai racconti dei miei vecchi e dai libri di storia capivo che la libertà di un Paese non può esistere davvero senza la libertà di stampa. E intanto imparavo a conoscere Italo Moretti, che raccontava la notte argentina e la tragedia dei “Desaparecidos” non da una comoda poltrona, ma accanto alle Madri di Plaza de Mayo sfidando i militari, fascisti e assassini, del generale Jorge Rafael Videla. Sfidava i militari argentini con lo stesso coraggio e la stessa intelligenza con cui aveva sfidato altri militari, quelli del Cile di un altro assassino: il generale Augusto Pinochet. Italo Moretti per anni è stata la voce libera dell’ America Latina, la voce che raccontava quella parte del mondo umiliata che in tanti ignoravano volutamente ma che lui faceva entrare nelle case degli italiani.

Così come Giuseppe Fava, “Pippo”. Lui studiava la mafia e la raccontava, con coraggio e intelligenza, lui che diceva “… a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?“. Questo suo coraggio di lottare gli ha presentato il conto, la sera del 5 gennaio 1984 a Catania. Io ci sono cresciuto con i racconti di questi Uomini liberi, dentro di me c’erano ammirazione, stima e affetto. La stessa che qualche anno dopo ho provato per una Donna altrettanto libera, coraggiosa e incosciente: Ilaria Alpi, assassinata accanto al suo fedele cineoperatore Miran Hrovatin. Quella morte è ancora oggi una macchia di cui questo Paese deve vergognarsi per i depistaggi e i silenzi colpevoli che l’hanno avvolta. Lei parlava dalla Somalia, era l’epoca della missione Onu “Restor Hope”, voluta dagli Usa e dove la presenza dell’Italia era forte. Su cosa indagava Ilaria Alpi? Che cosa provava a capire e a raccontare? Traffico d’armi clandestino, smaltimento di rifiuti tossici, e altre porcherie dove il nostro Paese era pesantemente coinvolto. La verità ufficiale non è mai stata scritta, ma come affermava la madre di Ilaria in occasione del Premio Ilaria Alpi  “…Abbiamo il testimone che racconta che fu un depistaggio. E’ provato. Tutte le nostre forze di sicurezza non ci hanno detto la verità… Ora sappiamo che Ilaria è morta per un omicidio concordato. Tutte le nostre forze di sicurezza, dalla polizia ai carabinieri, alla Digos, non sono stati all’altezza di farci conoscere la verità”. (http://www.ilariaalpi.it/?p=7060)

Ilaria Alpi

Sono tanti i nomi di Donne e Uomini che hanno onorato il mestiere di giornalista. Penso anche ad Ennio Remondino, che ci ha raccontato tutto della guerra nella Ex-Jugoslavia. E Penso anche a Enzo Baldoni, a quella sua straordinaria dolcezza che camminava mano nella mano con la sua intelligenza, al suo coraggio solitario che lo ha portato a morire in Iraq nell’estate del 2004.  Hanno onorato il giornalismo cercando, studiando, provando a capire il più piccolo dettaglio delle storie che incontravano sul loro cammino e sul loro lavoro. E così quel lavoro diventa un amore con cui si vive, un giorno alla volta. Una visione romantica del giornalismo? No, oppure sì. Perché chi fa questo lavoro per davvero, è spinto da qualcosa che ha un valore profondo. Giornalista, non conduttore di vuote trasmissioni da salotto o pollaio televisivo che però portano soldi, audience. Il giornalismo è un’altra cosa: è passione, ricerca, voglia di capire e raccontare. Costa fatica e richiede coraggio, pretende dignità. Richiede il sentirsi liberi dentro, lontani dai giochi di potere e di partito e dai condizionamenti che poteri e partiti impongono. Questo vale per i grandi organi d’informazione, i quotidiani famosi e i giornali più piccoli. Quando si usa una penna, una tastiera o un microfono, lo si deve fare nella certezza di essere liberi da qualunque condizionamento, senza doversi preoccupare di compiacere l’azionista di maggioranza. La libertà di stampa può nutrirsi solo dell’indipendenza da qualunque forma di controllo e, quindi, di condizionamento. Perché la libertà finisce quando è controllata, quando viene impedito il volo della parola, detta e scritta. Il Potere da sempre prova a mettere il bavaglio al pensiero e al coraggio della parola, prima in modo subdolo, provando ad ammorbidire e sedurre le penne migliori, poi con le leggi-bavaglio infine, quando tutto questo non basta, si passa all’intimidazione e alla soppressione fisica. Lo sanno benissimo i poteri di tutto il mondo. La parola, detta e scritta, può cambiare il mondo in ogni momento più di un fucile. Noi, in questo Paese, lo sappiamo bene da tanto tempo.

Giuseppe Fava, Ilaria Alpi, Enzo Baldoni e tanti altri hanno perso la vita per amore della verità, ma un Paese non deve aver bisogno di eroi disposti a dare la vita per amore della verità. Un Paese deve camminare al fianco di queste persone, ricordando ad ogni passo che sarà accanto a loro sempre. Solo così si può risalire dal settantasettesimo posto della classifica di Reporter senza Frontiere sulla libertà di stampa.