Strappo Antifascista

Di: - Pubblicato: 12 febbraio 2018

Di Maurizio Anelli

 

“All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto… Non c’era più né cancello, né castello, né bella signora perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova…” (Gianni Rodari)

Sette giorni difficili questi ultimi, amari, e da sempre le amarezze lasciano un segno che ha il colore della sconfitta. Ma dietro ad ogni amarezza e ad ogni sconfitta c’è sempre una strada da scegliere e da percorrere. I fatti di Macerata sono un segno inequivocabile del livello di violenza raggiunto dal genere umano, ed è una violenza che ogni giorno si supera, un girone dantesco dove non si riesce a vedere ancora il punto di arrivo. Quello che è successo dopo, nei giorni successivi alla fine terribile della vita di Pamela, apre una pagina che sarà difficile chiudere e dimenticare.

Sarà difficile da chiudere perché lo strappo è grande e assomiglia tanto ad una lacerazione profonda. Quando il gruppo dirigente di organizzazioni con la storia di ANPI, CGIL, Libera e ARCI accetta di cancellare un impegno preso con i propri militanti e iscritti, quando si decide di non scendere in piazza insieme a migliaia di Donne e Uomini che rivendicano il diritto all’Antifascismo in una società dove il concetto di dignità e di uguaglianza si spezza un giorno dopo l’altro, si compie una scelta di rottura di assoluta gravità. Quei gruppi dirigenti hanno provato, nei giorni successivi, a spiegare le motivazioni di quella scelta ma le spiegazioni non sono state all’altezza e la dimostrazione si è vista, palese ed evidente in tutta la sua dimensione, nelle piazze e nelle strade che nella giornata di sabato 10 febbraio si sono riempite di decine di migliaia di manifestanti pacifici, colorati, assolutamente in armonia con i sentimenti antirazzisti e antifascisti. Strade e piazze che sono diventate meticce, multietniche e capaci di chiedere rispetto. Nessuna tensione, nessuno scontro.

Eppure la paura che questo succedesse era una delle motivazioni con cui i gruppi dirigenti hanno spiegato la loro scelta di non aderire a questa giornata. Scelta non condivisa e non rispettata da molti degli iscritti e dei militanti di ANPI, CGIL Libera e ARCI che non hanno avuto esitazione a scendere nelle piazze accanto a studenti, giovani, centri sociali e cittadini senza tessere in tasca. Perché prendere le distanze da questa parte della società, perché questa paura di mescolanza e soprattutto, perché arrogarsi il diritto di decidere chi è unitario e chi non lo è ?. Perché dopo aver spiegato che la decisione era stata presa nel rispetto dell’appello del Sindaco di Macerata che chiedeva di non manifestare, e quindi una decisione presa nel rispetto della legalità, a Milano il comunicato ufficiale dell’ANPI  Provinciale sulla propria pagina Facebook andava oltre, concludendo che “…La storia della nostra Associazione è sempre stata quella di promuovere manifestazioni antifasciste che abbiano la caratteristica di coinvolgere il più ampio schieramento di Associazioni della Resistenza, di forze politiche, sindacali e sociali.
Quello dell’unità è l’insegnamento più prezioso che ci viene da lontano, dalla Resistenza italiana contro il nazifascismo.
Per questa ragione riteniamo di non aderire alla manifestazione di sabato che non prevede quello schieramento unitario per il quale l’Anpi ha sempre lavorato e lavorerà.”

 Sono righe che lasciano amarezza a chi, come chi scrive, ha da tanto tempo una tessera ANPI nel portafoglio. Come è possibile stabilire a priori che la “manifestazione di sabato non prevede quello schieramento unitario per il quale l’Anpi ha sempre lavorato e lavorerà.” ? Questa è una delle tante domande che attendono una risposta. L’attendono perché per una moltitudine di donne e uomini ANPI rappresenta un patrimonio senza uguali, un patrimonio di cui si è sempre sentito il bisogno e l’orgoglio dell’appartenenza. ANPI è la continuazione di quei sentieri partigiani che sono l’origine più vera di questa Repubblica e della sua Costituzione, nata dalla guerra di Resistenza. Quei sentieri partigiani sono stati camminati da chi batteva per la prima volta una strada nuova, che poteva non portare in nessun posto… invece ha portato alla liberazione dopo vent’anni di fascismo. Quello stesso fascismo che oggi rialza la testa e vuole ancora il suo posto a tavola.  Quello stesso fascismo che oggi gioca la sua partita sulla pelle degli ultimi: i migranti. Quello stesso fascismo che fra meno di un mese si presenterà alle elezioni chiedendo il voto dell’Italia peggiore, e probabilmente ne otterrà molti. Quello stesso fascismo che nelle città e nelle periferie di questo Paese mostra i denti e si presenta come il difensore dell’italica storia, della razza bianca minacciata da migranti brutti, sporchi e cattivi. No, diventa impossibile accettare di stare in silenzio nelle nostre case e non disturbare. Diventa difficile accettare, e subire, l’appello di un Sindaco di una città dove un fascista dichiarato spara in mezzo alla strada per colpire, per uccidere. Non spara a caso,  spara a uomini con la pelle nera e al momento dell’arresto fa il saluto fascista avvolto nella bandiera italiana.

Eppure ci è stato chiesto di non scendere in piazza, di non partecipare ad una manifestazione come quella di Milano perché “….non prevede quello schieramento unitario per il quale l’Anpi ha sempre lavorato e lavorerà”.  Cos’hanno di cosi negativo le comunità che hanno organizzato quella giornata di protesta ? Perché avere paura di loro, perché non essere al fianco di ragazzi che hanno solo voglia di cambiare il mondo? Quanti di noi non hanno mai provato lo stesso desiderio e la stessa sete di ideali, di sogni, di utopie ? Io le ho provate, non lo dimentico e lo rivendico ancora oggi. Non ho paura di essere accanto ai centri sociali, a giovani e studenti. Molti di loro hanno l’età di mia figlia e anche molti di meno. Sono anche loro la linfa di cui questo Paese ha bisogno, sono loro il futuro. Perché allontanarli, perché non credere in loro e nella loro voglia di essere diversi, anche da noi ? Nell’estate del 2001, a Genova, fu commesso un errore molto simile: quei ragazzi, quella generazione, venne lasciata sola dalla sinistra illuminata, adulta e contagiata dalla propria presunzione. Ebbene, quella generazione si trovò da sola in quei giorni di luglio, e venne massacrata, cancellata. Quell’errore non viene riconosciuto ancora oggi, nessuna autocritica. Certo, c’era un governo di centro-destra allora e forse quel governo era al comando anche grazie alla mancanza di coraggio di molti di coloro che oggi spingono l’ANPI a prendere una strada che non può essere quella giusta. L’antifascismo, oggi, non può prescindere da una dose di coraggio che può diventare anche disobbedienza. Ci vuole coraggio nell’essere al fianco di quella parte di società che a volte può commettere errori, ma li commette perché vuole essere parte attiva nel contrastare fascismo, razzismo, disuguaglianze, ingiustizie.

“All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto… Non c’era più né cancello, né castello, né bella signora perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova…”-