Testimonianza Di Stefano, Pediatra Di Emergency In Sudan

Di: - Pubblicato: 30 maggio 2016

Foto art EmergencyQuando ha partorito, Fatima era da sola: per tagliare il cordone ombelicale ha usato un coltello, l’unica cosa che aveva a disposizione. Si è poi arrangiata come poteva, senza l’aiuto di nessuno, per prestare le prime cure al suo neonato.

Qualche giorno dopo, tuttavia, si è accorta che qualcosa non andava. Amir, che sembrava un bimbo così forte e sano, ha cominciato a non mangiare più, a dormire tutto il giorno, a non respirare bene. Sono iniziate le prime convulsioni. Fatima era disperata e sola, non sapeva cosa fare, non aveva nessuno da cui andare, non sapeva a chi chiedere aiuto. Senza famiglia, come poteva fare a trovare un aiuto per il suo bambino?

È con questo senso di disperazione che è arrivata da noi, al Centro pediatrico di Port Sudan. In lacrime ci ha dato il suo unico bambino: “prendetevi cura di lui, vi supplico. Dateci una mano, non so dove altro andare“.

Amir era in condizioni critiche: abbiamo lavorato duro per giorni e giorni per salvargli la vita. E intanto ci siamo presi cura anche di Fatima, le abbiamo dato vestiti nuovi, un letto con le lenzuola pulite, dei pasti caldi.

In poche settimane Amir è tornato a essere il bambino forte dei suoi primi giorni di vita e pochi giorni fa abbiamo lo abbiamo dimesso. Mentre si allontanavano, vedevamo camminare un bambino in salute e una donna più forte. “Durante il periodo passato con voi“, ci ha detto Fatima poco prima di andare, “ho trovato una nuova famiglia su cui poter contare. Sapendo che ci siete, mi sento più sicura per il mio futuro e per quello del mio bambino“.

 

 

Mirko Silvia, Volontari Gruppo Milano