Tony Blair E La Guerra In Iraq

Di: - Pubblicato: 11 luglio 2016

foto per art Maurizio Anelli

“… Andare in guerra in Iraq è stata la decisione più dolorosa che io abbia mai preso… Ma il mondo è un posto migliore senza Saddam Hussein”.

(http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/07/06/tony-blair_97c5a1b3-8a64-4ec7-8006-7d66a6ceee7a.html)

 

Con queste parole Tony Blair ha accolto la pubblicazione dei risultati della commissione d’inchiesta sulla partecipazione del Regno Unito all’intervento militare in Iraq del 2003 presieduta da John Chilcot. Nel leggere quello che i giornali di tutto il mondo hanno reso pubblico del rapporto Chilcot si resta di sasso. Perché se è vero che al mondo libero la guerra in Iraq del 2003 era apparsa fin da subito come insensata e assolutamente ingiustificata, la pochezza umana e politica di colui che molti celebravano come un grande uomo di Governo in quegli anni di inizio del nuovo millennio, appaiono in tutta la loro evidenza. Erano tante le voci che dopo l’11 Settembre si alzavano, inutilmente, per cercare di bloccare quell’escalation di guerra e violenza che tutti noi abbiamo visto compiersi. Ricordo bene come quelle voci venivano giudicate dai tanti soloni della politica e dell’informazione, nostrana e internazionale. Ricordo bene l’arroganza e gli insulti che venivano rivolti ai gruppi pacifisti che nelle piazze di tutto il mondo chiedevano che quella guerra non si facesse. Ricordo bene come era trattato un grande uomo di pace come Gino Strada sui media italiani.

Temo, anzi ne sono quasi certo, che in pochi ricordino l’ascesa di Saddam Hussein e la grande copertura politica ed economica che l’Occidente e quindi anche la Gran Bretagna hanno saputo garantirgli, soprattutto nel decennio fra il 1980 e il 1990. Dalla guerra contro l’Iran, dopo la denuncia del trattato di Algeri, conclusasi nel 1988 e durante la quale gli aiuti militare degli Stati Uniti furono fondamentali per l’Iraq. È alla fine del 1983 che Donald Rumsfeld, allora inviato speciale del presidente Reagan, si reca in visita ufficiale a Bagdad per assicurare l’appoggio incondizionato degli Usa all’Iraq. Quest’ appoggio USA sarà il lasciapassare per altre tragedie: nel 1987  Saddam inizia la sua guerra contro i curdi e saranno decine di migliaia le vittime di questo macello. Infine arriviamo all’invasione del Kuwait, che porterà alla prima Guerra del Golfo, con la grande coalizione guidata dagli Usa contro l’Iraq (Desert Storm). Qualcosa cambia fra Saddam e l’Occidente, eppure alla fine di quella guerra il presidente americano George Bush deciderà di non entrare militarmente a Bagdad, salvando, di fatto, Saddam.

Dopo l’11 Settembre la svolta: Saddam Hussein diventa il demonio da uccidere. L’Iraq viene accusato di tutto, ma le prove che vengono indicate come inconfutabili non saranno mai rese pubbliche. Le famose armi di distruzione di massa non saranno mai trovate, Saddam sarà comunque ucciso e Usa e Gran Bretagna festeggiano la vittoria di una guerra che, di fatto, sarà il preludio a una stagione di violenze e orrori che oggi tutti conoscono. Di fronte a questi documenti della Commissione d’inchiesta il grande statista e uomo di governo non trova nulla di meglio che affermare che “… Andare in guerra in Iraq è stata la decisione più dolorosa che io abbia mai preso… Ma il mondo è un posto migliore senza Saddam Hussein”. Nessuna autocritica, nessuna ammissione, nessuna scusa al massacro che fu quella guerra, nessuna scusa al popolo inglese e al popolo iracheno. No, nulla di tutto questo. Solo una fredda e arida dichiarazione. Intanto nel 2008 Tony Blair inizia uno strano rapporto di consulenza con JP Morgan firmando un contratto milionario con il colosso finanziario con sede a New York e famoso in tutto il pianeta per la serie di scandali finanziari in cui è coinvolto: dalla truffa dei mutui subprime, allo scandalo dei titoli derivati passando per le manipolazioni del mercato energetico. Infine, ma non ultimo, l’attacco pesante alle Costituzioni dei Paesi dell’area mediterranea, scritte dopo la seconda guerra mondiale e quindi colpevoli di aver un profumo troppo socialista e schierate dalla parte dei lavoratori.

… Strano percorso Mister Blair, strano e sgradevole. Ma certamente per lei quella guerra è stata una scelta dolorosa e difficile, e presa comunque per il bene del Paese e della Democrazia. È sicuro che oggi questo mondo sia migliore ? Cordialmente.

 

Maurizio Anelli