Tra Attese E Dormiveglia, Le Storie Di Luca Magi

Di: - Pubblicato: 13 Gen 2019

Di Filippo Nardozza.

Abbiamo assistito alla proiezione milanese, alla presenza del regista, del film Storie del dormiveglia, opera che nasce dalla fusione di due visioni della stessa persona: quella dell’operatore notturno in un dormitorio per persone senza fissa dimora e quella del regista, illustratore, disegnatore, video-artista Luca Magi. Il risultato è un documentario poetico, fatto di ritratti (visivi e narrativi) di persone in attesa, “ai margini” ma non prive di desideri di riscatto, di rimpianti, di incubi e di sogni.  Sogni nel “dormiveglia” di un posto che li accoglie, ma non è una vera casa.

L’ambientazione interna è quasi da “base lunare”, neutra, non riconoscibile da segni particolari, non caratterizzata. Perché in primo piano ci sono loro, i volti, le storie, i sentimenti – espressi tra lunghe pause di silenzio carico e tra un tiro di sigaretta e l’altro – di persone senza dimora, per i motivi più diversi. Siamo in un centro di accoglienza nell’estrema periferia di Bologna, ma potremmo essere in qualsiasi altra grande città.

Parliamo di Storie del dormiveglia (qui il trailer), recente film dell’urbinate Luca Magi ospite per qualche giorno al cinema Beltrade di via Oxilia,Menzione Speciale al 49°Visions du Réel International Film Festival e Best Film Award al Biografilm 2018 – International Celebration of Lives (tra le altre menzioni in festival italiani e stranieri).

Un documentario narrativamente poetico, frutto di un precorso durato 4 anni, ambientato al Rostom, struttura di accoglienza notturna per senzatetto di una grande città, che porta il nome di un ospite storico del dormitorio, Rostom Mollah, di origine bengalese, morto in strada nell’inverno del 2013. Dal buio, emergono i volti e le parole di chi resta nel dormitorio per una sola notte o di chi ne ha fatto la propria casa. Uomini e donne con un passato difficile, esiliati in un presente di perpetua attesa. Una galassia perduta a debita distanza dal passato e dal futuro.

Voce narrante e il filo conduttore tra le storie è David, un inglese che da sette anni vaga per il mondo ed è approdato al Rostom esausto e desideroso di rimettersi in piedi e raccontarsi. Con un registratore a cassette tiene un diario vocale in cui registra le proprie impressioni della giornata, le riflessioni sulla vita, sui propri sogni e sugli incontri con gli altri ospiti del dormitorio.

“La prima volta che sono entrato in questo dormitorio era buio e c’erano persone che non avevo mai incontrato. Ognuno di loro sta cercando qualcosa nella vita: alcuni sono persi, alcuni hanno perso così tanto di loro stessi che hanno smesso di cercare….ma, forse, fuori c’è qualcosa” – afferma la voce delicata di David.

Oltre ai volti, ai sentimenti, alle storie, alla suggestione intensa dei piani e dei campi di Luca Magi e della colonna sonora di Simonluca Laitempergher che li sottolinea, colpisce anche la storia dell’autore: “Da anni alterno la mia attività di regista a quella di operatore sociale e per cinque anni ho lavorato al Rostom di Bologna. Ho avuto modo di conoscere e condividere aspetti intimi della vita di centinaia di persone ospitate nel centro. Limpatto con questa realtà è stato violento: i suoi ospiti sono perlopiù persone emarginate, disadattate e sole. Sono sempre rimasto molto colpito da come dietro questa fragilità di uomini e donne, dietro la loro solitudine, si nascondesse una grandezza: un senso di rivolta, qualcosa di inutile e spesso distruttivo, ma al contempo capace, se visto da vicino come nel mio caso, di trasmettere lessenza delle cose, di attraversare gli altri con qualcosa di pulsante, vitale e capace di emozionare.”

Da operatore ha dunque vissuto il centro, le sue ricorrenze, le persone (non tutte certo) che piano piano si aprivano con le loro confessioni: “All’interno di un dormitorio si ricreano dinamiche un po’ familiari con delle persone che hanno sicuramente delle lacune affettive. Persone che – ci racconta ancora Magi – sono molto più vicine di quello che si immagina, e al tempo stesso lontane dalla visione anche un po’ “romantica” del tradizionale clochard. “Andiamo in autobus e non ci accorgiamo di quanti intorno a noi non hanno una casa”, e in qualche modo si confondo tra gli altri, pur restando in realtà “diversi”.

Nell’intenso e malinconico campo lungo finale, si percepisce in sala una silente carica di attenzione, l’assenza – quasi – di ogni respiro; il pubblico sembra rispettosamente assorto, il fiato sospeso. Proprio come quello di chi attende una nuova possibilità dalla vita.

Storie del dormiveglia di Luca Magi, scritto con Michele Manzolini, fotografia di Luca Magi e Andrea Vaccari, montaggio di Jaime Palomo Cousido, è una produzione Kiné in associazione con Piazza Grande, in collaborazione con Vezfilm e Antoniano onlus, realizzata con il supporto di Regione Emilia-Romagna – Film Commission e il contributo del MiBACT. Come molti film di estremo interesse culturale, sociale e umano, non è distribuito nei circuiti commerciali e mainstream. Per restare aggiornati sulle proiezioni in programma c’è il sito http://www.storiedeldormiveglia.it