TRANS STORIE DI RAGAZZE XY di Monica Romano

Di: - Pubblicato: 23 maggio 2016

A cura di Daniel Battaglia

Monica Romano è una donna transgender, ha una lunga militanza presso l’associazione  Arci-Trans, ha fondato l’associazione “La Fenice” – Transessuali & Transgender Milano di cui è stata presidente fino al marzo 2009 e da più di 16 anni si espone pubblicamente per il diritto al lavoro, per la dignità e per la piena cittadinanza delle persone transessuali e transgender nella società civile italiana. Ha pubblicato il saggio Diurna – La transessualità come oggetto di discriminazione, ed. Costa & Nolan nel 2008 e il romanzo di ispirazione autobiografico Trans. Storie di ragazze XY edito da Mursia nel 2015. Nel 2007 si è Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla discriminazione nel mondo del lavoro delle persone transgender e dal 2008 si occupa di amministrazione del personale in uno studio di consulenza del lavoro a Milano.

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Quello che non immaginereste mai che accade nel quotidiano di una persona Trans, ma che accade per davvero fino a quando egli stessa dice basta. Da quel momento in poi, non è che tutto finisce, non è che l’ambiente circostante cambi, ma è lei stessa che recepisce e reagisce diversamente di fronte a questo muro di incomprensione e profonda diversità e nei confronti di questo divario.

Ci vogliono anni, però, prima di riuscire a costruirsi questo “basta”. Ci vogliono anni per costruire se stessi. Le persone con identità sessuali o di genere diverse dalla maggioranza, hanno questa grande opportunità fin dall’età più tenera e cioè quella di doversi confrontare con se stesse prestissimo, spesso o quasi sempre causa il contesto sociale che le circonda, ma quelle che colgono questo aspetto inizialmente difficile e spesso ostile come un’opportunità, poi ringraziano per il dono della diversità che la natura gli ha fatto. Monica è una di queste persone coraggiose che oggi rivendica la sua personalità.

 

 

Tratto dal libro Trans – Storie di ragazze XY:

“I ragazzi della mia età spesso venivano a chiedermi a quale metà del cielo appartenessi. C’erano i maschi, c’erano le femmine, e c’ero io. Poteva essere questa la risposta? Non nel mondo in cui vivevo.”

“La ricerca di una vera risposta la accompagnerà lungo tutto il cammino attraverso l’adolescenza e verso l’età adulta. Il suo è il viaggio travagliato di una ragazza che sembra avere per la società e per i benpensanti un’unica meta, la prostituzione. Ma Ilenia è una persona che non si arrende e scompiglia fin da subito le carte del destino: nonostante bullismo, discriminazione, violenze fisiche e verbali, si laurea, trova un lavoro e un amore inaspettato, quello per una donna.

Le paure, le battaglie, le ferite, i traguardi di una giovane trans, che come tante altre ragazze XY, lotta per una vita serena e autentica, verso la libertà di genere e il pieno diritto di cittadinanza per le persone transgender nella società civile.”

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Proviamo a fare alcune domande a Monica sul suo libro senza andare troppo in profondità per lasciare ai nostri lettori il piacere di leggerla:

  • Cosa non è stato detto fino ad oggi sul tuo libro che invece avresti voluto dire?

Le persone mi raccontano spesso di aver ritrovato dei pezzi di sé nella mia narrazione.
Donne eterosessuali, adolescenti, padri di famiglia, lesbiche e gay, persone migranti, persino una signora di 93 anni che vive nel mio quartiere… le persone più diverse per background, ceto, origine sociale o geografica, si stanno rispecchiando nella storia della protagonista del romanzo, Ilenia, e in quella delle sue amiche e compagne di battaglia.
E’ bellissimo che persone comuni si rispecchino nella storia di un gruppo di donne transgender: contribuisce ad abbattere quegli steccati che per troppo tempo ci hanno tenuto divise dalla società.

  • Nel libro affronti e racconti il tema, attualissimo, del bullismo. Hai mai pensato di portarlo nelle scuole?

Quando e se questa domanda mi verrà posta, risponderò che spero con tutta me stessa che il libro possa arrivare nelle scuole, grazie, come sempre accade, a qualche maestra, professore, preside coraggioso che voglia affrontare questi temi con i suoi studenti.
La recentissima approvazione delle unioni civili porterà importanti cambiamenti nel nostro ordinamento e nelle vite delle persone, ma non dobbiamo dimenticare che omofobia e transfobia sono fenomeni culturali che vanno prevenuti partendo dall’educazione nelle scuole.

 

  • So che ti sei candidata consigliera comunale. Cosa ti ha spinto a farlo?

Nel 2007 mi sono laureata in Scienze Politiche, quindi la politica è da sempre una passione per me.
Da tempo sentivo il bisogno, quasi un imperativo categorico, di scendere in campo per la mia città, mettendo a disposizione le competenze acquisite a livello accademico e sul campo (lavoro in uno studio di consulenza del lavoro) nell’ambito del diritto del lavoro, così come nelle attività di volontariato portate avanti in questi anni nell’associazionismo LGBT (da anni sono facilitatrice di gruppi di auto mutuo aiuto e responsabile di spazi di accoglienza) .
La campagna elettorale mi sta portando a conoscere moltissime persone nei mercati e nelle piazze, e posso dire che la reazione dei milanesi alla mia candidatura è stata fino ad oggi molto positiva, ricca di domande, confronto e bella curiosità. Sono stupita e molto contenta di tutto questo.
Come spesso accade, la società civile sa accogliere e dialogare andando oltre l’apparenza e i preconcetti.

 

  • Quali temi hai intenzione di portare avanti se verrai eletta?

Dignità, lavoro, uguaglianza.
L’obiettivo della mia candidatura è dare voce a chi oggi non ce l’ha: lavoratori precari, donne, migranti.
Vorrei una Milano ancora più respirabile e camminabile, inclusiva, verde e a misura di donna, in grado di valorizzare le differenze, tutelante della laicità delle sue istituzioni ma al tempo stesso capace di promuovere il dialogo fra religioni, culture e visioni.