Un Mondo In Vendita

Di: - Pubblicato: 3 aprile 2017

A cura di Veronica Varallo

 

 

Dopo tre anni di confronti e discussioni è arrivato alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge a.c.4144 “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”:

Il testo di questa proposta, già approvato dal Senato e dalla Commissione Ambiente della Camera, è stato ampiamente criticato dalla totalità delle maggiori associazioni ambientaliste e animaliste per la paura che il nostro patrimonio naturalistico finisca nelle mani di interessi partitocratici e lobbistici.

I principali punti di dissenso riguardano, ad esempio le norme relative alla governance. Ci saranno maggiori possibilità per i politici disoccupati di trovare una sistemazione, come Presidente o Direttore, anche senza avere competenze scientifiche, basterà una generale “esperienza a livello istituzionale o professionale”. Inoltre, per il Consiglio Direttivo c’è stata l’esclusione del mondo scientifico. Le continue intromissioni da parte dei poteri locali, sensibili alla caccia e alla mercificazione di animali e territorio, e dei partiti, hanno condizionato negativamente l’attuazione della 394 e potranno così continuare a farlo.

Il controllo della fauna delle specie in esubero non avverrà con metodi incruenti, per cercare di prevenire i danni, come più volte richiesto. La riforma prevista rischia di aprire le porte alla caccia, o peggio ancora al bracconaggio, per interessi lontani dalla conservazione della biodiversità. Paradossalmente gli animali delle aree protette saranno meno tutelati degli animali del resto del territorio dove la legge sulla caccia impone che prima dell’uso dei cacciatori si debba dimostrare l’inefficacia dei sistemi incruenti. Nessun rispetto delle fasi di riproduzione e dipendenza dei piccoli dai genitori e per la migrazione. Continua la possibilità di cacciare nelle aree contigue ai parchi, quelle cioè che accolgono gli animali che escono dai confini. Un gioco al massacro che rende inutile ogni protezione offerta dal parco. In questo caso alcune limitazione ci sono ma verrebbero gestite dagli stessi cacciatori.

La possibilità di rimpinguare le casse dell’ente parco grazie agli animali selvatici abbattuti e catturati, incrementando così l’interesse nell’ucciderne di più e creando un conflitto tra la salvaguardia degli animali e la sete di denaro.

Migliorare il sistema delle royalties, che prevede il risarcimento, o meglio dire svendita, delle aree protette per i danni provocati alla natura dalle attività impattanti. L’illusione che l’esiguo guadagno valga la cessione del patrimonio ambientale, porta a  perdite inimmaginabili per il territorio e  rischia di creare condizionamenti nella gestione.

Non avere i siti della rete ecologica Natura2000 riconosciuti come aree protette nazionali, che preservano circa 582 specie tra flora e fauna, e le aree umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar. Dissensi anche per il Parco del delta del Po e per i mancati riconoscimenti delle aree marine

Una voce fuori dal coro è Legambiente, la quale si ritiene  “soddisfatta per alcune novità”.

l’Introduzione del piano nazionale triennale per le aree naturali protette, la norma per la parità di genere nelle nomine degli organi degli enti parco (ad oggi solo 3 donne svolgono funzioni da direttore e solo 14 su 230 quelle nei consigli direttivi nei 23 parchi nazionali), il rafforzamento di  alcuni divieti come l’eliski nei parchi e nelle aree contigue e le attività di prospezione, ricerca estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi. L’ introduzione di  indicazioni per il rispetto della normativa sull’uso dei prodotti fitosanitari nei parchi e nelle aree contigue .

Colui che ha redatto  il testo di modifica della legge quadro sulle aree protette 394/91, il senatore Massimo Caleo (Pd), vice presidente della Commissione Ambiente del Senato, risponde così alle accuse ricevute dalle associazioni:

“La posizione espressa oggi dalle associazioni ambientaliste, non sorprende ma colpisce, il confronto con loro c’è stato sia formalmente che informalmente. La contrapposizione di oggi appare dunque ideologica e strumentale, destinata a colpire qualunque tentativo di riforma di questa legge, che nessuno vuole snaturare e che abbiamo solo aggiornato ai tempi e alle nuove esigenze degli enti. La riforma che abbiamo approvato non cambia le finalità di tutela dei parchi, ma proprio a partire da quelle finalità definisce una serie di strumenti in più per rafforzarne la governance, migliorarne l’efficienza, garantire maggiori entrate e più partecipazione locale e per questo riscuote il consenso del mondo dei parchi e dell’agricoltura, delle istituzioni e delle comunità che vivono in quei territori.”

Inoltre afferma che questa legge vuole regolamentare di più il controllo faunistico, cosa che già adesso è in vigore in tutti i parchi, e che i metodi incruenti non sono ancora efficaci.

Conclude affermando che: ”il testo in oggetto  tutela la biodiversità e tiene assieme tutte quelle sensibilità che favoriscono la completa valorizzazione delle aree protette italiane”.

Sembra però  una contraddizione questa affermazione visto che, in un’altra intervista, cerca di rassicurare i cacciatori sul  fatto che potranno continuare a svolgere l’ attività venatoria.

Riassumendo, sarà quindi  l’ente parco che deciderà da sè gli abbattimenti selettivi, ma se lo stesso è gestito da giochi politici e di potere locale controllati dal mondo venatorio, chi assicurerà che le scelte non saranno dettate da logiche di mercato e voglia di giocare con la vita di esseri indifesi?

Il territorio e gli animali non sono merce da vendere al miglior offerente!

Non resta altro che augurarci che dove non arrivano le competenze, arrivi la passione, l’etica e l’amore per gli animali e l’ambiente.