Un Uomo Solo Al Comando, Le Nuvole E Il Vento

Di: - Pubblicato: 25 giugno 2018

Di Maurizio Anelli.

1 Giugno 2018. Il “Governo del cambiamento” entra nel Salone d’Onore del Quirinale e davanti al Presidente della Repubblica si recita la formula del giuramento: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione“. A guidare la squadra dei Ministri non è il Presidente del Consiglio incaricato, ma i suoi vice: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sono loro a prendersi la scena, sono loro i padroni di casa.

È passato quasi un mese da quel giorno e qualche cambiamento, in effetti, si sente già nell’aria. Nella storia e nella vita di un Paese c’è sempre un punto di non ritorno, pensavo che questo Paese avesse visto già tutto il peggio nel Novecento ma forse mi sono sbagliato, non è la prima volta e sicuramente non sarà nemmeno l’ultima. Gabriel García Márquez scriveva che “Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”, ed è così. Tutto quello che oggi viene calpestato non potrà avere un altro tempo per rifiorire. Ma la storia e il destino di quelle stirpi non interessa ai padroni di casa, loro hanno un “contratto” da rispettare con chi gli ha consegnato le chiavi di casa e questo è il loro momento. E per tenere ben strette in pugno quelle chiavi hanno bisogno di negare qualunque possibilità ,adesso, a quelle stirpi. Se per fare questo è necessario chiudere i porti italiani, ebbene, si chiudono.

Ma chi è più colpevole? Il padrone di casa o chi gli ha consegnato le chiavi condividendone disprezzo e ipocrisia ? Perché di questo si tratta: disprezzo. È innegabile che alla base di un’idea del mondo che contempla ancora la discriminante della razza e dell’etnia vi sia un profondo disprezzo per la vita degli altri. Ipocrisia, perché la matrice “cristiana” del Ministro degli Interni è stata rivendicata da lui stesso durante la campagna elettorale a Milano, in piazza del Duomo, nel momento stesso in cui giurava sui Vangeli e brandendo il Crocefisso in una mano. Prendo atto. Ognuno è responsabile delle proprie scelte e di queste se ne deve assumere la responsabilità di fronte alla storia. Perché il nocciolo è questo, e bisogna gridarlo senza giri di parole: si chiama razzismo, si chiama xenofobia. E allora questo Paese, nella sua maggioranza, è entrambe le cose. Forse è il momento di toglierci di dosso le etichette che ci compiacciono e ci commuovono: “Italiani brava gente” è qualcosa che vale per pochi, la maggioranza ha fatto altre scelte e deve assumersi questa responsabilità. Ma c’è dell’altro, e va gridato con la stessa forza: quando un Ministro degli Interni, nonché Vice-Presidente del Consiglio, trova il tempo di affermare davanti alle telecamere che bisognerà valutare se è il caso di revocare o mantenere la scorta nei confronti di Roberto Saviano si fa un passo grave e preoccupante sull’idea stessa di democrazia. https://video.repubblica.it/politica/saviano-risponde-a-salvini-sei-il-ministro-della-malavita/308584/309215

Roberto Saviano può piacere o no, su alcune cose ha idee che non mi trovano d’accordo (Israele e Palestina, la polemica con Vittorio Arrigoni, per esempio) ma è innegabile che la sua voce sia una voce di lotta contro la camorra, contro la ‘ndrangheta e le mafie, una voce di denuncia che deve essere rispettata e tutelata. La vita di Roberto Saviano è minacciata da anni. Il ministro Salvini, con quella sua affermazione ha fatto il contrario, delegittimandolo ed esponendolo alle ritorsioni di quel mondo che tanto male ha fatto a questo Paese. Credo che la camorra e le mafie di questo Paese aspettassero da anni questa delegittimazione, perché di delegittimazione si tratta. Il Ministro Salvini risponda alle domande di Roberto Saviano se è in grado di farlo, esca dalla sua personale e quotidiana campagna elettorale e risponda.

C’è un uomo solo al comando, ma non ha davvero la faccia schietta e pulita di Fausto Coppi.   Sarebbe ingiusto e scorretto, però, parlare solo del Ministro degli Interni, lui governa insieme con alleati che fino a un giorno prima delle elezioni dicevano cose diverse e ora assistono in colpevole e compiaciuto silenzio alle scorribande. Il silenzio rende complici, e loro lo sono. Pochi giorni fa l’indagine sulle ONG sì è conclusa con la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Palermo: non solo non è stato trovato nulla a carico dell’ONG, uno schiaffo in faccia a chi ha alimentato in questi mesi una vergognosa campagna di accuse, ma è stato invece evidenziato e difeso il ruolo svolto dalle ONG.   https://www.ilpost.it/2018/06/21/indagini-ong-archiviazione/

Chi c’era in prima fila a parlare dei Taxi del mare? C’era, fra i tanti altri, Luigi Di Maio allora Vice-Presidente della Camera dei Deputati. https://www.corriere.it/politica/17_agosto_05/di-maio-triton-atto-scellerato-ong-migranti-17526698-7949-11e7-9267-909ddec0f3dc.shtml

Un Governo si giudica dai fatti, dicono in molti. In linea di principio il ragionamento non fa una piega, si potrebbe anche essere d’accordo…ma non sempre è possibile. In questo primo mese di Governo sembra che l’unico problema siano i migranti. In effetti, per il Ministro Fontana un altro grave problema che sembra corresponsabile sono le famiglie arcobaleno. Non si parla di prospettive industriali, di lavoro e di tutele sul lavoro, non si parla di scuola, non si parla di diritti e non si parla di lotta alla corruzione, di mafia e ovviamente di fascismo. Quindi significa che una volta censiti i Rom, chiusi i porti e lasciati in mare i migranti, disintegrate le famiglie arcobaleno l’Italia sarà un’ isola felice, la disoccupazione si fermerà, scuole e ospedali saranno la vera eccellenza nostrana, le mafie tutte saranno sconfitte, il territorio sarà finalmente tutelato e messo in sicurezza. E a Roma chiuderanno tutte le buche. Questo non è scritto nel programma, ma è sottinteso.

Le cose stanno diversamente, e lo sappiamo benissimo. O forse no. Probabilmente a molti sfugge che questo governo un giorno finirà, come tanti che l’hanno preceduto. E allora sarebbe bello e importante che si cominciasse da oggi a preparare un’alternativa valida e seria, rigorosa. Un’alternativa capace di farsi trovare pronta nel momento che verrà, capace davvero di far sedere intorno ad un tavolo le migliori intelligenze e le migliori coscienze, un’alternativa capace di mettere da parte le personalissime ambizioni e di lavorare per un progetto semplice, chiaro e profondamente umano. Serve coraggio per fare questo, serve la voglia di mettersi al servizio di un’idea di bene comune che siamo noi tutti, la nostra comunità. Servono intelligenza e cuore. Perché fuori dalla porta c’è il famoso punto di non ritorno e qualcuno ha già imboccato questa strada. Adesso sta a noi decidere e capire se veramente siamo in grado di cambiare davvero questo Paese, noi che da sempre ci nutriamo d’ideali e di sogni, noi che corriamo dietro alle nuvole e ascoltiamo il vento. Noi, che dalle sconfitte impariamo sempre troppo poco.

Perché il vento è sempre accompagnato dalle nuvole e porta sempre qualcosa con sé, nel bene e nel male. E a noi il vento piace, perché spazza via la polvere e l’odore di letame.