Una Radio E La strada

Di: - Pubblicato: 13 marzo 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

… erano gli anni settanta e in quegli anni era impossibile non ascoltare la radio. Internet e il telefonino non li immaginavamo nemmeno eppure c’era qualcosa che informava e coinvolgeva tutti noi, qualcosa capace di fare quello che oggi tutti chiamiamo rete. Era la radio e il suo fascino era lì, a portata di mano. Qualcosa che univa e che amavamo. Dibattiti, discussioni, microfoni aperti e la presenza in ogni piazza, in ogni angolo della città dove serviva esserci e raccontare, testimoniare una presenza. Quasi un senso di appartenenza e che ci faceva riconoscere nelle grandi città come negli angoli più lontani. Un nome oggi torna alla mente, un nome difficile da dimenticare, che non deve essere dimenticato: Peppino Impastato.

Lui e la sua radio, Radio Aut, lui e la sua voce che raccontava quello che tutti conoscevano ma che in pochi volevano ammettere. Raccontava quello che accadeva in Sicilia e a Cinisi ma non solo. Raccontavano quel pezzo di Italia di cui tutti avevano paura e tacevano. Era la primavera del 1977 quando nasceva Radio Aut, quarant’anni sono passati. Poi, una sera d’inverno del 2017, capita che un gruppo di amici davanti ad un calice di vino discuta di giornalismo e di politica e immagina che sì… una radio è davvero quello che si può fare ancora, che è una bella sfida, che si possono investire energie e passione per provare a metterla in piedi. Oggi l’informazione è globale, la rete e i social hanno le chiavi per entrare in ogni casa, ma in questo Paese c’è ancora tanto da raccontare. È un gruppo di amici un po’ particolare, le differenze di età sono interessanti: c’è chi ha qualche capello bianco e qualche amarezza alle spalle e c’è chi ha tanti anni in meno e tante cose da dire. Ma c’è un comune denominatore, c’è la convinzione di un sogno comune, intatto e ancora forte: la voglia di esserci. Vogliamo raccontare, testimoniare, provocare, discutere. Esattamente come quarant’anni fa, quando Marco e Massimiliano ancora non c’erano, ma sarebbero arrivati puntuali e testardi. Perché bisogna essere testardi nell’inseguire i sogni e non rassegnarsi all’accettazione del pensiero comune. E a me piacciono le persone testarde, perché sono contagiose e sanno coinvolgere. E poi lasciarsi coinvolgere e contagiare può essere affascinante. Nasce così l’idea di una radio. È una radio On Line, le risorse per una vera radio non ci sono e non potranno esserci, ma si può partire da questo. La passione e l’impegno saranno quelli di una vera radio, e andranno nella direzione di fare informazione e di essere un punto di discussione e di incontro. Proveremo a essere dove si deve essere, a raccontare. Ne saremo capaci? Lo sapremo solo fra un po’ di tempo, per ora partiamo e ci proviamo con tutto il nostro entusiasmo. Faremo qualche errore ma proveremo a essere puntuali a raccontare quelle tante cose di cui ancora oggi si ha il pudore di parlare, ma cercheremo anche di essere vivi e ironici perché questo fa parte del nostro modo di essere, ci prenderemo un po’ sul serio e un po’ per gioco. Perché in fondo così siamo, e forse la vita ci ha insegnato che oltre ad amarla va presa anche con quel pizzico d’ironia e con un sorriso. Ci saranno giornalisti veri e persone che giornalisti non sono ma vogliono scrivere, raccontare e parlare.  E quella radio sarà la naturale continuazione dei giornali cui dedichiamo passione e impegno. Perché lo facciamo ? Perché crediamo che sia giusto e perché ci piacciono le scommesse, perché ci sentiamo vivi, perché ci intriga capire fino a che punto possiamo arrivare e possiamo spingerci, perché pensiamo di avere tante cose da dire, perché pensiamo di esserne capaci e … perché ci diverte l’idea di trovarci intorno ad un tavolo e parlare in libertà delle cose di questo Paese e di questa città, ci piace l’idea di mescolarci nelle  strade e nelle piazze con un microfono e sentire il profumo della gente che le abita.

No, nessuna pretesa di essere le avanguardie di una nuova stagione. Solo il bisogno di esserci e di fare la nostra parte per provare a cambiare almeno qualcosa di una società che non ci piace, l’amore e il piacere della parola scritta su un giornale che qualcuno legge o detta in una radio che qualcuno ascolta. Perché sembra che le parole abbiano perso il loro senso nella società di oggi, ma non può essere così. Non è così. Allora è semplice capire perché un gruppo di amici davanti ad un calice di vino decida che sì… una radio e un giornale vale sempre la pena che si incontrino e facciano un pezzo di strada insieme. Sarà un pezzo di strada ricco di entusiasmo e di passione, proveremo a farlo coinvolgendo chiunque vorrà dedicarci un po’ di attenzione e di fiducia. Buon viaggio a tutti noi allora, perché si parte. Un abbraccio particolare a Marco e Massimiliano, a Claudia, a Laura, a Francesca. Buon viaggio a tutta la redazione di Sonda Life e del Megafono.org, buon viaggio a tutti coloro che hanno saputo coinvolgermi in questo cammino. E poi lo diceva anche Antonio Machado… “Caminante no hay camino, se hace camino al andar…”