Via Crucis

Di: - Pubblicato: 2 aprile 2018

Di Maurizio Anelli

Pasqua è ormai terminata. Per molti un giorno come un altro, per altri un giorno particolare: la resurrezione di Cristo, il venerdì Santo e la via Crucis, tutte le tappe che accompagnano il cammino di Gesù Cristo fino alla crocifissione.  La tradizione ci racconta che queste tappe sono quattordici, a ognuna di esse è legata un’immagine che descrive dolore e indifferenza degli Uomini.  Per un credente è un giorno particolare. Ma la parola credente assume tanti significati, almeno quanti sono i valori che ognuno assume come luci che indicano un cammino che percorre strade che possono anche essere diverse e in antitesi. La storia ci racconta che Gesù è stato il primo rivoluzionario e voleva cacciare i mercanti dal tempio, era ebreo e orgoglioso di esserlo, non ha fondato nessuna chiesa. La fede racconta una storia diversa che ha condizionato duemila anni di storia dell’Uomo. Ognuno ha il diritto di fare le sue scelte, ed io scelgo la storia. E la storia mi mette davanti agli occhi una via Crucis diversa da quella del Venerdì Santo ma con un punto in comune con quella del Cristo inchiodato a una croce: l’indifferenza. Sono un uomo del Novecento e anche per questo guardo alle sue stazioni, ma non significa che non vedo quelle che hanno preceduto il Novecento.

Quattordici stazioni dunque, proviamo a camminarle in ordine di tempo.

  • Auschwitz-Birkenau. Se Dante Alighieri fosse vissuto in quell’epoca avrebbe riscritto l’Inferno della sua Divina Commedia. Fu il capitolo finale di una tragedia scritta molto tempo prima, pianificata e portata a compimento fra l’indifferenza e il silenzio dell’Europa degli anni ’30. Quell’Europa, e con lei il mondo, ebbe bisogno di un lungo decennio prima di capire che le fiamme di quell’inferno stavano bruciando tutto. Nel frattempo cinquanta milioni di morti, milione più milione meno, non ebbero nemmeno il tempo di salutare la vita. Qualche milione passò per i camini di Auschwitz-Birkenau.

“…Ciò che le altre nazioni ci possono dare noi lo prenderemo, se necessario portando via i loro bambini… Che le nazioni vivano in prosperità o muoiano di fame a noi importa solo nella misura in cui avremo bisogno degli appartenenti ad esse come schiavi per la nostra Kultur; altrimenti sono prive di ogni interesse… Noi siamo una razza superiore e dobbiamo governare in modo giusto ma duro…”

(Heinrich Himmler, 4 Ottobre 1943)

  • “Sedici ore fa, un aereo americano ha lanciato una bomba su Hiroshima, importante base dell’esercito giapponese. Questa bomba possedeva una potenza superiore a quella di 20 mila tonnellate di trinitrotoluolo. Si tratta di una bomba atomica. La forza da cui il sole trae energia è stata sganciata contro coloro che hanno provocato la guerra in Estremo Oriente”.

(Harry Truman, annuncio radiofonico, 6 agosto 1945)

  • Vietnam. Sono vent’anni di guerra, la prima trasmessa sulle televisioni del mondo. Ma prima dell’intervento degli USA ci sono altri dieci anni di guerra che vedono la Francia decisa a riprendersi le vecchie colonie in Indocina. Pio verranno il Napalm e il massacro di My Lai.
  • Santiago del Cile e Buenos Aires. L’America Latina, il giardino di casa degli Stati Uniti, conosce la violenza in camicia bianca e cravatta della CIA e della Politica Americana. Questa volta non sono inviate truppe di marines e cacciabombardieri: bastano i consulenti, gli addestratori e il lavoro negli uffici della diplomazia e delle multinazionali. Il lavoro sporco lo fanno i generali cileni e argentini. Sono gli anni degli stadi trasformati in campi di concentramento, dei voli della morte, dei “Desaparecidos” e delle madri di Plaza de Mayo. “Io non prendo la chitarra per ottenere un applauso, io canto della differenza che c’è tra il certo e falso. Altrimenti, non canto”  (Violeta Parra)
  • Sabra e Chatila. Un quartiere e un campo profughi, alle porte di Beirut. Israele lancia l’operazione “Pace in Galilea” e costruisce quella “Pace” con migliaia di morti. Bombe a grappolo e bombe al fosforo, Sabra e Chatila sono rase al suolo. Un nome in particolare sarà ricordato per la ferocia di quei giorni che volevano annientare l’OLP di Yasser Arafat: il nome del generale israeliano Ariel Sharon. Fu lui a guidare il massacro finale di Sabra e Chatila.
  • La Jugoslavia, Sarajevo e Srebrenica. Le tappe di questo calvario si chiamano Vukovar, Goradze, Mostar, Bihac, Sarajevo con più di mille giorni d’assedio. Infine Srebrenica: è il luglio del 1995.Nella città i caschi blu olandesi non oppongono nessuna resistenza alle milizie serbe del generale Ratko Mladic e alla sua “Pulizia Etnica”. Sono ottomila, mille più mille meno, i bosniaci musulmani uccisi nel peggior massacro avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. “In questo 11 luglio 1995 siamo nella città serba di Srebrenica, facciamo dono di questa città al popolo serbo”: è la dichiarazione ufficiale del Generale Mladic. Passeranno venti anni prima che Mladic e i responsabili di quella guerra pagheranno i loro debiti.
  • La striscia di Gaza. Una striscia, appunto. Circondata da Israele e bagnata dal mare, rappresenta l’angolo in cui il Popolo Palestinese è rinchiuso, costretto, represso. Nessun diritto se non quello della sopravvivenza, portata avanti con determinata volontà e orgoglio di un popolo da sempre ai margini della storia e nel disinteresse quasi totale del mondo occidentale. Fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 Israele lancia su Gaza l’operazione denominata “Piombo fuso”. Diventerà un massacro, l’ennesimo. Ma quel popolo resiste anche all’indifferenza, ai missili e alle bombe che piovono da un cielo che sembra così in alto e cosi lontano.
  • Kobane. Città della Siria, diventata il simbolo della resistenza all’ISIS. Le donne straordinarie di Kobane sono diventate un simbolo nel simbolo. Loro che hanno lottato con le armi in pugno contro un mondo di pazzi, loro che hanno regalato a tutti gli uomini il più grande gesto d’amore: insegnare il valore di una lotta che non è mai vana, mai inutile e che va vissuta a qualunque prezzo. Sì, sono belle le donne di Kobane.  https://www.youtube.com/watch?v=0G81aAKz67I
  • L’inferno di Aleppo comincia nel 2012. Fino a quel giorno Aleppo era la più grande città della Siria e la sua città antica era considerata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Oggi è cambiato tutto.
  • Afrin è una città di trentamila abitanti nella Siria settentrionale, popolata di curdi, il 18 marzo è stata conquistata dalle milizie dell’Esercito libero siriano e dai soldati spediti dalla Turchia, nell’ambito dell’operazione che si chiama per beffa Ramoscello d’Ulivo, cominciata il 20 gennaio con un bombardamento aereo. Il governo turco parla di «eliminazione del terrore», ma la campagna del presidente Recep Tayyip Erdogan punta in realtà a eliminare la nazione e il popolo curdo. http://espresso.repubblica.it/internazionale/2018/03/26/news/afrin-la-citta-della-nostra-vergogna-1.319972
  • Nell’Iraq sconvolto da anni di guerra di Mosul restano solo macerie, rottami e tronconi di case. L’ISIS ha distrutto tutto quello che poteva distruggere, ora si può solo pensare a ricostruire. Ma cosa resta da ricostruire ? Tutto, e per prima cosa l’anima di una popolazione che ha visto tutto quello che di brutto si poteva vedere e questa è sempre la più difficile da ricostruire.
  • Il mare di Lampedusa raccoglie da anni un’umanità di diseredati, di senza nulla, di anime in fuga dalla morte e in cerca della vita. Almeno di un’ipotesi di vita Il mare raccoglie e la gente di Lampedusa accoglie, regala quell’idea di vita che accompagna il viaggio di chi ha deciso di attraversare un mare che tante volte non è stato amico. Lampedusa ha vinto là dove l’Europa ha perso.
  • Città di confine fra l’Italia e la Francia, con le sue montagne e la sua neve. E quei sentieri duri che sono diventati i sentieri di chi cerca di raggiungere la Francia. In questi giorni Bardonecchia ha conosciuto la durezza e la cattiveria della Legge, quella che si fa forte di una divisa e dimentica tutto il resto. Dimentica Umanità, rispetto delle leggi e degli Uomini. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/A-Bardonecchia-irruzione-della-Polizia-francese-in-centro-migranti-polemica-politica-72c19c1f-aa32-44b0-a446-a14aacfae3a1.html
  • Sono i muri che tutto il mondo ha costruito e continua a costruire. Quando cadde il muro di Berlino si pensò che il mondo sarebbe cambiato. In realtà ha continuato a costruire muri, ogni giorno più grandi e più invalicabili.