Viaggiare

Di: - Pubblicato: 15 agosto 2016

Foto per art Laura Magni

Il viaggio, forse più di ogni altra esperienza, offre innumerevoli possibilità di scambio, conoscenza ed incontro. Il turismo e la vacanza possono così essere considerati occasioni di valorizzazione della disuguaglianza, intesa come unicità e particolarità positiva dei luoghi e dei popoli. Oltre al valore sociale, viaggiare assume significati individuali e può rispondere ad esigenze molto profonde e personali che si legano al benessere del soggetto ed alla sperimentazione di se stessi.

In generale sembra che coloro che sperimentano una migliore esperienza del viaggio, siano anche coloro che possiedono migliori competenze nello scambio interculturale.

Le ultime generazioni stanno sviluppando in misura sempre crescente la cultura del viaggio e dello scambio culturale; la generazione “Erasmus” sperimenta l’occasione unica di dare vita a micro-comunità multi-culturali, in cui vivere molteplici appartenenze pur conservando le proprie origini.

A seconda della fase e delle condizioni di vita, viaggiare può assumere funzioni diverse. Mentre negli adolescenti l’esperienza del viaggio diventa occasione di trasgressione e sperimentazione che contribuisce allo sviluppo della personalità e del sé, per l’anziano la vacanza offre rassicurazione attraverso la riunione familiare.

Il viaggiatore, indipendentemente dall’età, ha l’occasione di sperimentare se stesso in nuovi ruoli, divenendo protagonista di storie sempre diverse a seconda degli incontri e dei luoghi che si trova a sperimentare.

Alcune ricerche evidenziano come le due principali motivazioni a viaggiare siano da un lato la fuga dal quotidiano e dall’altro la ricerca di nuove esperienze relazionali, soprattutto per i turisti occidentali. Si nota come entrambe le motivazioni siano sottese da un desiderio di “qualcosa d’altro” che può consistere nella passività di staccare la spina dall’ordinario o viceversa nella ricerca attiva di una nuova esperienza. La scelta della meta, come raggiungerla e il modo in cui sperimentarla appaiono legate ad alcune caratteristiche individuali di personalità che possono raccontarci qualcosa del significato assunto dal viaggio.

I viaggiatori più “difesi” e diffidenti mettono al primo posto il riposo, guardandosi bene dall’entrare in contatto con la cultura e la popolazione del luogo; la scelta di viaggiare con persone familiari permette loro di portare con sé una cerchia intima, evitando l’incontro con l’ignoto.

Al contrario il viaggiatore solitario è alla ricerca dell’esperienza di relazione e condivisione con l’altro sconosciuto; è il viaggiatore più empatico, che mette in discussione se stesso, disposto a tornare a casa diverso da come era partito.

Guardare al viaggio come ad un’occasione di incontro racchiude la possibilità dello scambio culturale pacifico e la potenzialità della costruzione dell’individuo attraverso la modificazione.

Affinché ciò possa verificarsi, l’autenticità dei luoghi e dei costumi chiede di essere preservata e protetta. Solo l’alterità del luogo permette un incontro reale in cui sperimentare se stessi: in senso sociale e relazionale, e a livello introspettivo.

Anche dal punto di vista di chi accoglie il turismo può assumere caratteristiche ambivalenti. Il visitatore che giunge nei propri territori può essere vissuto dai locali come un invasore, un  estraneo per soddisfare il quale viene snaturato l’ambiente ed il paesaggio originale; allo stesso tempo il turismo diventa motivo di orgoglio identitario e chi accoglie entra a far parte della dinamica dello scambio sociale e diviene co-protagonista dell’esperienza emotiva dell’incontro.

Laura Magni, Psicologa