Violenza Di Genere E Complessità Femminile

Di: - Pubblicato: 1 Agosto 2016

Il fenomeno della violenza di genere nella contemporaneità assume diverse forme, tutte accomunate dalla caratteristica di scagliarsi contro la donna in quanto tale, proprio per il suo “essere”. Maltrattamenti e abusi, fino ad arrivare al fenomeno estremo del femminicidio, si consumano nella maggior parte dei casi nei luoghi “sicuri” della casa e nel rapporto di coppia, in modo trasversale alla cultura e all’appartenenza geografica. Ciò fa riflettere sull’esistenza di un significato specifico di tali violenze e su come queste posseggano una natura propria che le differenzia da altre forme di crudeltà rivolte all’essere umano.

Foto 1 x art Laura MagniIl concetto di “violenza di genere” rappresenta la presa di coscienza della peculiarità di tale fenomeno, le cui diverse espressioni possono trovare un significato nel rapporto tra maschile e femminile.

La misoginia, intesa come odio che cela una paura latente nei confronti della donna, ha radici antichissime che si incontrano già nella mitologia greca attraverso figure femminili oscure e dalla psicologia complessa. Donne abili e incontrollabili che generano incertezza, dubbio e inquietudine. Già per Euripide la cosa migliore era “avere in casa una donna da nulla”, che non fugga dall’asimmetria di una relazione basata sulla dominanza maschile.

La violenza sulla donna contemporanea potrebbe derivare proprio da questo senso di insicurezza e instabilità che il maschio maltrattante esperisce nell’incontro con una femminilità libera; questa è rischiosa perché implica la possibilità del rifiuto e dell’abbandono. Quando si installa la dinamica del possesso e dell’appropriazione, la donna rischia di essere ridotta ad oggetto verso cui scagliare una violenza inaudita, non necessariamente fisica, ma estremamente concreta, anche solo nella comunicazione verbale, volta ad annientare la simmetria tra uomo e donna.

Foto 2 x art Laura Magni

Tristemente può accadere che il periodo della gravidanza faccia emergere la violenza maschile, non solo perché la donna si colloca naturalmente in una posizione di fragilità di cui il maschio può approfittare, ma soprattutto perché si riattiverebbero vissuti frustranti legati all’incertezza della paternità e alla possibilità del rifiuto e della non curanza. Il tentativo maschile di ridurre la donna a oggetto e cancellarne l’individualità attraverso l’aggressione è espressione dell’odio che può accendersi quando la propria onnipotenza rischia di cadere, quando si rischia di perdere centralità.

Per questi motivi la violenza di genere è domestica nella maggior parte dei casi. La complessità femminile si manifesta nella relazione intima; l’emancipazione della donna può assumere una certa dose di “pericolosità” agli occhi del partner più che di chiunque altro. Le donne che si collocano nella posizione passiva di un rapporto prevaricante vivrebbero “l’illusione fatale che avere un padrone possa sollevarle dal difficile compito di abitare la libertà radicale della femminilità”, detto con Massimo Recalcati docente di psicologia all’università di Pavia. “La domanda d’amore che muove l’uno verso l’altro, non deve mai essere scambiata con il sopruso che annienta la libertà”.

L’uguaglianza tra uomo e donna, nella accezione di “essere identici”, è mera illusione. La differenza tra maschile e femminile è connaturata alle rispettive soggettività e la possibilità di relazione risiede nel suo riconoscimento.

 

Laura Magni, Psicologa