Vittorio, Restiamo Umani

Di: - Pubblicato: 1 ottobre 2018

Di Maurizio Anelli.

C’è un tempo delle favole che resta dentro a ciascuno di noi, in un cassetto della nostra storia che teniamo chiuso a chiave come se volessimo proteggerlo, difenderlo per sempre dalla realtà che spesso è dura, amara, feroce. Poi però arriva il giorno che quel cassetto si apre, magari da solo come se una chiave misteriosa e magica decidesse che è ora di fare uscire le favole, per farle respirare o per farle incontrare con altre favole, altre storie. C’è un tempo, dove la vita ti offre un regalo che chiede solo di essere afferrato e compreso: la consapevolezza. La guardi in faccia e capisci che le favole hanno mille facce, dipende solo da come si ascoltano e da come sono raccontate. Le più importanti, quelle che restano dentro e non si dimenticano, sono quelle che più di tutte assomigliano alla verità. Spesso non hanno un lieto fine e l’eroe non è l’invincibile principe che vince tutti i duelli con i mille draghi che lo affrontano. A volte l’eroe è solo un ragazzo che, semplicemente, sceglie da che parte stare nella vita e decide di camminare quella strada. Quel ragazzo sa benissimo che quella strada è piena di trappole e di ostacoli, di draghi e di mostri che proveranno di tutto per farlo cadere. Spesso quei nemici hanno facce conosciute, ma lui non abbassa lo sguardo e anzi li guarda negli occhi, accetta la sfida. Magari ha paura, anzi sicuramente ha paura, ma la paura si vince solo affrontandola con coraggio. E lui la affronta, a modo suo.

È poco più di un ragazzo, vent’anni appena, quando decide di cominciare a camminare su quella strada. Ovunque può esserci un bisogno di aiuto, di braccia e di cuore, lui prova a d esserci: in Europa come in Africa. Ma sarà l’amore per la causa Palestinese, qualche tempo dopo,  a far vibrare forte le corde della sua umanità e questo, nel mondo di oggi, è un atto di coraggio che agita e spaventa molti nemici. E, infatti, nel 2005 entra nella lista nera delle persone sgradite a Israele senza sapere di esserci entrato. Consocerà i metodi del Governo e dei soldati di Israele, la gentilezza e l’umano rispetto hanno altri vestiti. Ma lui è tenace, testardo. Non è un eroe, non era questa la sua ambizione, è solo un ragazzo … che ha scelto da che parte stare nella vita. Sa fare tante cose e in ognuna di queste ci mette il cuore. Sa scrivere e raccontare, per esempio. Scrive e racconta come si vive e si muore nella Striscia di Gaza, dove arriva dal mare nell’estate del 2008 e dove decide di fermarsi. Scrive per Il Manifesto e per PeaceReporter.  Collabora con Radio Popolare e con Radio 2, e poi c’è la rete: Internet è uno strumento che offre grandi spazi a chi decide di usarli per fare informazione e per raccontare quella parte di umanità di cui quasi nessuno parla. Nasce il suo Blog,  Guerrilla Radio, e quando Israele scatena l’inferno su Gaza con l’operazione “Piombo Fuso”  la sua voce sarà una testimonianza fra le più seguite a livello internazionale. Scrive, racconta quell’inferno che in molti nel mondo si rifiutano di vedere. Le sue parole volano in alto e raggiungono cuori in ogni angolo:  “Il nuovo anno è subentrato a quello vecchio con gli stessi auspici di morte e desolazione, elevati alla massima potenza distruttiva. Mai viste così tante bombe crollare attorno a casa mia, dinnanzi al porto. Un’esplosione a meno di 100 metri, ha scosso violentemente i 7 piani del mio palazzo, facendolo oscillare come un pendolo impazzito. Per un momento abbiamo temuto venisse giù, i vetri delle finestre sono scoppiati tutti. Momenti di panico, ho pregato iddio che il nostro edificio fosse stato costruito con criteri antisismici, ben conscio della mia effimera illusione, Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui è innaturale, si chiama Israele. Sarà per questo che i governanti occidentali, così compassionevoli e caritatevoli, lesti nel mettersi una mano sul cuore e l’altra nel portafoglio, spesso per propaganda personale, quando si tratta di versare parole e fondi in soccorso delle popolazioni colpite da catastrofe naturali, dinnanzi a questa di catastrofe innaturale, progettata a tavolino in ogni suo minimo dettaglio a Tel Aviv mesi fa, si mettono una mano dinnanzi agli occhi e l’altra a pararsi l’orecchio, e sembrano non prestare attenzione alle strazianti urla di dolore di corpi innocenti fatti a brandelli senza pietà. Disinteressarsi della costante e progressiva distruzione di moschee (e siamo già ad 8), scuole, università, ospedali, decine e decine di edifici di civili … Proseguo nella mia disperata ricerca, di quegli amici che non rispondono più al mio telefono… Restiamo umani, Vik”

PIOMBO FUSO: Catastrofe innaturale a Gaza

La sera del 14 aprile 2011 la storia, vera e straordinaria di Vittorio Arrigoni, finisce per sempre. La sua gente, il popolo della Striscia di Gaza, regala a Vik l’ultimo abbraccio, quello che si riserva a un vero fratello. Il suo corpo ritorna per l’ultima volta a casa a Bulciago, un piccolo Paese in provincia di Lecco. E lì il giorno del suo funerale, davanti a migliaia di persone, un solo grande assente: lo Stato Italiano. La storia di Vittorio Arrigoni, Vik, non è una favola a lieto fine. Per questo resta dentro ciascuno di noi, in un cassetto della nostra storia che teniamo chiuso a chiave come se volessimo proteggerla, ma poi arriva il giorno in cui quel cassetto si apre perché quella storia merita di essere raccontata, magari in modo diverso da come siamo abituati a sentirci raccontare le storie. C’è un ragazzo che quando racconta una storia riesce a farlo con la stessa gentilezza con cui si raccontano le favole ai bambini. Non è mai facile riuscire a farlo, è un cammino difficile in grande equilibrio fra la favola e la realtà, fra l’emozione e il sentimento. Per camminare su quell’equilibrio serve una grande sensibilità, non basta conoscere la storia che si vuole raccontare.  E quella sensibilità deve saper camminare a fianco della delicatezza. Gianluca Foglia “Fogliazza” è tutto questo, sensibilità e delicatezza, per questo il suo saper raccontare regala sempre un’emozione:

“Questo racconto nasce da un’esigenza comune: l’urgenza di un manifesto di pace e nulla più delle parole di Vittorio Arrigoni lo esprime meglio: restiamo umani. Ma non basta. Ho deciso di mettere in parallelo due vite, la mia (fatta di normalità diffusa) e la sua (fatta di scelta e schieramento): nella mia vita si rifletteranno molti che non hanno, come me, il coraggio di Vittorio; nella vita di Vik si rispecchieranno tutti quelli che, come me, condividono i suoi ideali. E’ il racconto di un’educazione all’umanità che ha bisogno di figli a cui trasmettere il valore della diversità  e che Gaza come Palestina sono frammenti umani oltre ogni geografia.” (Gianluca Foglia)

C’è un lavoro lungo e meticoloso alle spalle di questo racconto: ricerca, dialogo, voglia di conoscere e nessuna forzatura, e poi ci saranno i suoi disegni ad aiutare chiunque voglia aprire il cuore e la mente davanti alla storia di Vittorio. La voce e i disegni di Gianluca, le musiche di Emanuele Cappa, dolci e discrete come sempre, riusciranno a raccontare chi era Vittorio Arrigoni e a regalarci questa storia, che non è una favola a lieto fine ma resta una favola straordinaria. La vita e l’umanità di Vik meritavano tutto questo.

“Vittorio” restiamo umani, è lo spettacolo che andrà in scena il 20 ottobre a Rimaflow, la fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio. Spesso le Umanità s’incontrano.