LA LETTURA DEL MESE

Di: - Pubblicato: 11 Marzo 2016

 

VOCE ALLE DONNE!

 

Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti (Giunti)

 

Oksana Zabužko, Sesso ucraino: istruzioni per l’uso (BESA)

 

Jane Austen, Sanditon (Excelsior 1881)

 

Natalia Ginzburg, Ti ho sposato per allegria (Einaudi)

 

Patrizia Valduga, Quartine. Seconda centuria (Einaudi)

 

Cristina Campo, Gli imperdonabili (Adelphi)

 

 

Voci di donne dall’Algeria, dal secolo scorso e ancor prima.

Dalle loro stanze, dagli spazi dei cortili e dei bagni pubblici.

Mogli, madri, sorelle. Donne che hanno combattuto e che sono state imprigionate e torturate. Che sono morte. In esilio. Recluse.

Voci che sono sussurri, pianti, urla strazianti di dolore, parole mute di rabbia. Canti, litanie, nenie d’amore.

Tante voci diverse che si trasformano “in una immensa nota prolungata”, nelle ore del lutto, nel tempo dell’esilio e lungo la storia delle generazioni.

 

Una voce dirompente dall’Ucraina degli anni Novanta.

NON è affatto un libro erotico (anche se viene ancora presentato come tale). È invece un lungo monologo di donna dal valore universale. La cui voce letteralmente investe e inchioda senza lasciare scampo.

Il paese natale, la ricerca di un altrove, la letteratura e l’amore, la lingua, una storia finita e una relazione da concludere, la distanza, i sentimenti e i pensieri, l’ ESSERE DONNA.

 

Un assaggio che è una chicca.

Nell’introduzione all’edizione BUR di Ragione e Sentimento, Pietro Citati scrive a proposito di Sanditon, ultima opera di Jane Austen rimasta incompiuta: “qui il personaggio femminile è forse solo uno sguardo lucido e chiaro. Non ci sono più proiezioni”.

Nessun doppio, nessuna controparte, nessun gioco di luci e ombre.

Un personaggio, quello di Charlotte, che si muove sicuro. Uno sguardo che è tutt’altro che vuoto pensiero. Una voce silenziosa ma forte.

 

Leggere teatro significa soprattutto leggere voci. E solo voci ci sono in questa commedia in tre atti scritta dalla Ginzburg nel 1965.

Tutte femminili tranne quella di Pietro ed è lui a pronunciare la frase che dà il titolo all’opera.

Personaggi vivi di una storia in cui di fatto non sembra accadere nulla. Ma alla fine la vita è proprio questo, no?

 

Anche la poesia, come il teatro, non è che voce. E la voce di Patrizia Valduga riesce a dire tutto in queste cento quartine. Tutto di tutto.

Paure, ansie, voglie, il sesso, la passione e l’amore, la vita di coppia, l’uomo e la donna, la fisicità del tempo che passa, le cose sciocche e gli improperi, quel senso di umana solitudine, il mondo di oggi, il vivere, le sue gioie e fatiche, la stupidità dell’uomo moderno…sempre con la leggerezza che sa essere della poesia. Un esempio?

«Bentornata tra i vivi!» Io non parlo / con un pezzo di porco come te. / Che il diavolo ti porti! «Sta per farlo. / Intanto non vorresti del caffè?»

 

E infine, la voce di Cristina Campo. Sottile e precisa, al limite della perfezione, acqua fredda e gelida in cui immergersi per seguirne i pensieri.

Quel ragionare attorno alla fiaba come i fili intrecciati di un antico tappeto, “destino in lenta formazione”, e attorno alla figura dei poeti: “Era un poeta. Impassibile e vertiginoso, futuro come la gioia e più remoto di una pietra tombale”.

Imperdonabili sono coloro che, proprio come i poeti, praticano lo stile della perfezione, coloro che sanno manovrare quel “pugnale che trafigge” che fa sentire vivi, coloro che esercitano l’attenzione, un ideale quasi irraggiungibile, perfetto appunto: “perché un’attenzione esercitata è una feritoia aperta a tutte le frecce, una sorta di continua passione. Fatica enorme di dare ad ogni presenza l’identica misura di presenza, serbando tuttavia l’intimo alveo a ciò che solo importa veramente”.

 

 

E IN TUTTO QUESTO GLI UOMINI?

Gli uomini si muovono. Muovono le mani, i corpi. Gesti precisi come bisturi. O violenti. O galanti. Presenti o assenti, amati, devoti, ammirati, coccolati, accuditi o sofferti. Sono tutti uguali. Sono azione sulla scena. Sono azione o stanno male. Sono azione o sono morti. Sono azione o non sono niente.

 

 

 

 

Giulia Caravaggi