Vaccino trivalente e autismo

Di: - Pubblicato: 8 maggio 2015

La Corte d’Appello di Bologna esclude nesso eziologico

(sez. lavoro, sent. 1767/2015)

Sempre attuale è il tema della relazione fra i vaccini e la manifestazione di alcune patologie nei bambini, generando fra i genitori divergenze d’opinioni e posizioni contrastanti sulla scelta di vaccinare o meno i propri figli. Ritengo, quindi, importante cogliere gli spunti di riflessione che ci vengono offerti dalla Giurisprudenza, poiché possono aiutare e guidare le nostre riflessioni al momento di compiere questa difficile scelta.

Nel 2012, il Tribunale di Rimini riconosceva con propria sentenza la sussistenza di rapporto causa-effetto tra la somministrazione del vaccino trivalente MPR (morbillo parotite rosolia) e la sindrome autistica, nel caso di un bambino affetto da tale sindrome e sottoposto a detta profilassi, basando il proprio convincimento sulla perizia medico legale, che aveva accertato che le complicanze irreversibili riscontrate sul bambino, affetto da “disturbo autistico associato a ritardo cognitivo medio”, erano imputabili “con ragionevole probabilità scientifica” alla somministrazione del vaccino trivalente.

Nel 2015, la Corte d’Appello di Bologna ha ribaltato questa storica decisione su impulso del Ministero della Salute, che decideva di appellare la sentenza del Tribunale di Rimini.

Durante il processo d’appello, il consulente tecnico ha escluso la sussistenza di un collegamento eziologico tra la patologia autistica e la vaccinazione trivalente, “sulla base di una buona evidenza medico-scientifica e di una sufficiente probabilità logica e scientifica”; non solo, il consulente ha escluso che il “criterio temporale” per giustificare l’origine della patologia rispetto alla vaccinazione, potesse avere valenza per l’accertamento del nesso eziologico, ritenendo che il rapporto tra la progressiva manifestazione dei disturbi dell’autismo e la profilassi trivalente non può trovare giustificazione unicamente sulla relazione di carattere temporale. Il consulente ha, inoltre, rilevato che dalla documentazione sanitaria esaminata è emerso che il minore presentava un quadro clinico con problemi “importanti”, riferiti alla prematurità, e che la comparsa della patologia autistica è stata segnalata ai tre anni di età.

Così la Corte d’Appello di Bologna, condividendo i rilievi del Ministero della Salute e del consulente tecnico, ha ritenuto che il Tribunale di Rimini avesse recepito, in modo “acritico”, le conclusioni rese dalla perizia medico legale e che tali conclusioni potevano definirsi “smentite” dalla letteratura scientifica sul punto.

Avv. Lisa Sepco

www.studiosepco.it