Punti Cardinali

Di: - Pubblicato: 13 novembre 2015

In cammino verso l’altro..

A cura di Giulia Caravaggi
Ricordando ciò che è già stato e quello che potrebbe accadere, ci si mette sul sentiero della consapevolezza, indispensabile per non commettere nuovamente errori irreparabili.

In molti già da tempo invocano la necessità di un cambiamento delle regole del gioco, ed è diffuso un malessere generale sempre meno sotterraneo, dovuto allo sfaldamento dei legami sociali che eravamo abituati a conoscere, mentre tutto ciò accade, qualcuno, molti a dir la verità e ultimamente sembrano essere sempre di più, decide di lasciare il proprio Paese, la propria casa e spesso anche la propria famiglia, insomma tutto ciò che conosce, per venire qui, in questo nostro moderno mondo occidentale, civilizzato e ormai pacificato, sperando di poter trovare condizioni di vita migliori. Nel cammino che questa rubrica invita a percorrere, faremo riferimento ad alcune letture. Nulla di troppo convenzionale, ma facile da approcciare in qualsiasi momento della giornata o della vostra vita, li abbiamo letti per voi, non vi resta che sedervi e fare un buon viaggio.

 

Punti Cardinali

 

Aprii un quaderno e alla prima pagina lessi: Storia della mia vita di Mustafà Sa’ìd. E, nella pagina seguente, la dedica: «A coloro i quali vedono con un occhio solo e parlano una sola lingua e vedono le cose o bianche o nere, o orientali o occidentali». Voltai il resto delle pagine e non trovai nulla, non una sola riga, non una sola parola. Pure questo ha un significato, o è mera coincidenza?1

 

A proposito della crisi greca, quest’estate è uscito un articolo di Marino Niola, breve ma piuttosto originale, in cui l’autore spiegava le origini dell’atteggiamento di certi paesi europei nei confronti della Grecia2. Mitizzando, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, l’antica Grecia e i paesi di tutto il Mediterraneo europeo, queste realtà non solo sarebbero state in un certo senso reinventate attraverso un processo di idealizzazione, ma soprattutto è come se fossero state fissate in un “passato che non passa”. Un passato mai superato da chi ha vissuto e vive oggi quelle terre, per cui mentre gli stati del Nord d’Europa sono diventati moderni, gli stati del Sud sono rimasti ancorati a quell’antichità e il loro problema, sostiene Marino Niola, è “sempre quello di un risveglio mancato”. Così, prima ancora che la cortina di ferro ci dividesse in EST e OVEST, si preparavano le basi per quella che sarebbe diventata all’interno dell’Unione Europea una divisione tra NORD e SUD. La cortina di ferro è stata abbattuta, anche se a volte viene da chiedersi quanto sia stata realmente superata, mentre sembra resistere quella che Niola chiama “faglia tra popoli che fanno la storia e popoli portatori inerti della tradizione”. È: “Una faglia antica che pesa sul futuro dell’Europa”. Continuiamo a portarcela dietro, o a caderci dentro.

 

Un po’ come succede ai protagonisti del romanzo di Tayeb Salih: “Mi voltai a destra e a sinistra: ero a metà strada fra il nord e il sud. Non sarei stato in grado di andare avanti né avrei potuto tornare indietro. Mi girai sul dorso e rimasi immobile, muovendo a mala pena le braccia e le gambe quel tanto che mi permetteva di rimanere a galla in superficie. […] E in uno stato fra la vita e la morte vidi stormi di uccelli qatà che si dirigevano a nord. Siamo nella stagione invernale o in quella estiva? È un viaggio o una migrazione?3.

 

Con questo romanzo scritto nel 1966, lo scrittore sudanese Tayeb Salih si inserisce alle soglie dei suoi quarant’anni nel dibattito culturale arabo islamico a proposito del rapporto con il mondo occidentale. Lo fa introducendo però quella che è una novità, utilizzando infatti i termini NORD e SUD per tradurre la tradizionale opposizione tra OCCIDENTE e ORIENTE.

Una contrapposizione antica con cui ci confrontiamo ancora oggi, essendo ancora oggi in qualche modo irrisolta, a più di mezzo secolo di distanza dalla pubblicazione del romanzo.

Sarebbe meglio parlare però più che di opposizione, piuttosto davvero di un rapporto interrotto. A questo proposito, scrive Francesco Leggio: “L’immagine dell’occidente viene dunque segnata, fin quasi dai primi approcci dell’era moderna, dall’ambiguo contrasto fra la sua cultura, i suoi modi di vita, il suo progresso materiale e scientifico e le posizioni politiche assunte nei confronti del mondo arabo4. Non sempre l’Occidente è quindi un “indiscusso punto di riferimento”, né si capisce perché dovrebbe esserlo o diventarlo. Qualsiasi contatto con ciò che viene da fuori, in qualunque modo tale contatto avvenga, crea dei problemi all’interno di una, in termini generici la chiameremo, comunità. A maggior ragione quando il contatto avviene forzatamente, e l’estraneo è imposto dall’alto di una supposta superiorità.

 

Purtroppo la storia testimonia che così di solito va il mondo: imparare dagli errori del passato, proprio e degli altri, sembra essere molto difficile se non impossibile. E così le cose finiscono per ripetersi sempre uguali o se cambiano, tale cambiamento sembra essere molto (troppo?) lento, passi indietro e passi falsi sono assai frequenti.

Lo stesso accade per uno dei due personaggi principali del romanzo di Tayeb Salih. Mustafà Sa’ìd, lo definisce Francesco Leggio, “è figlio storicamente del colonialismo e culturalmente dell’orientalismo. […] Crescendo finisce con l’essere naturalmente esponente della classe dirigente del neo-colonialimsmo5.

Nato in Sudan nel 1898, proprio l’anno della sconfitta dei nazionalisti sudanesi per mano delle forze della coalizione anglo-egiziana, Mustafà Sa’ìd si forma al Cairo attraverso le figure dei coniugi Robinson, per poi emigrare in Inghilterra e infine fare ritorno in Sudan. Privato due volte del proprio passato, delle proprie radici e della propria storia, un vero ritorno alla terra d’origine sarà per quest’uomo impossibile, così come non c’è per lui alcuna possibilità in un futuro che sia prossimo.

 

Di una generazione più giovane è invece l’altro personaggio principale della storia, nonché voce narrante del romanzo. Senza nome e senza volto egli rimarrà fino alla fine solo voce. A metà tra tradizione e modernità occidentale, è la personificazione “dell’ingenuità con cui la generazione nata durante la decolonizzazione ha continuato ad accettare passivamente senza elaborarli in maniera originale modelli ormai del tutto o parzialmente estranei, perché fondati su letture del passato più o meno coscientemente distorte6.

Resta comunque un uomo in viaggio e all’interno della narrazione compirà un percorso di scoperta e di crescita, alla continua ricerca di una, se possibile, misura, di un equilibrio, di una proporzione. Ricerca questa che lo accomuna a tutti gli uomini, di tutti i tempi e di ogni luogo, che si trovano a vivere a metà tra un PRIMA e un DOPO, tra un DI QUA e un DI LÀ.

Galleggiavo sull’acqua ma non le appartenevo. Pensai che se fossi morto in quel momento sarei morto come ero nato, senza la mia volontà. Per tutta la vita non ho scelto né deciso, ora ho deciso che scelgo la vita. […] Mossi le gambe e le braccia con difficoltà e violenza finché il busto non fu interamente al di sopra dell’acqua, e con tutta la forza rimastami gridai, come un attore comico che strilla in un teatro: «Aiuto! Aiuto!»7.

Ma forse siamo noi tutti in mezzo a quel fiume, noi tutti che rischiamo di annegare travolti dalla corrente. Siamo noi che dobbiamo trovare un modo per restare a galla, ma soprattutto per andare avanti. Cosa fare? Come salvarci? Tutti. Nord e Sud, Occidente e Oriente. Migranti e non migranti.

Come osserva Francesco Leggio: “Che ne sarà, infatti, di quest’uomo che tenta di rinascere nudo dalle acque del Nilo? A noi lettori spetta la soluzione8, perché quell’uomo sta chiedendo AIUTO.

 

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1Tayeb Salih, La stagione della migrazione a Nord, Sellerio editore Palermo 2011, pp.157-158

2Marino Niola, Quelli strappo tra le due Europe nato per troppo amore verso l’antica Grecia, la Repubblica di sabato 4 luglio 2015

3.T. Salih, pp.172-173

4.F. Leggio dall’Introduzione a T. Salih, p.13

5.F. Leggio nella Postfazione a T. Salih, p.178 e 179

6.F. Leggio, Postfazione a T. Salih, p.181

7.T. Salih, p.173

8.F. Leggio, Introduzione a T. Salih, p.21