ROMANZI, RACCONTI E STORIE: QUALCHE CONSIGLIO… PUNTATA N.11

Di: - Pubblicato: 30 Lug 2015

Milan Kundera, L’ignoranza

Adelphi

Irena vide lacrime di emozione negli occhi di Sylvie, che si chinò verso di lei e le strinse la mano: «Sarà il tuo grande ritorno». E di nuovo: «Il tuo grande ritorno».

Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno.

Milan Kundera, L’ignoranza, p.10

Così inizia questo romanzo, con Irena che in qualche modo si lascia convincere a fare ritorno, dopo vent’anni di esilio, al suo paese d’origine: quella Cecoslovacchia che si è appena liberata dal comunismo e che di lì a qualche anno si dividerà negli odierni stati della Repubblica Ceca e della Slovacchia.

Da un lato, a spingerla è l’entusiasmo dell’amica Sylvie che, da buona francese qual è, si convince che a Praga ci siano le barricate e che Irena debba assolutamente salirvi per poter partecipare al processo di liberazione del proprio paese. Dall’altro, l’intenzione del marito di Irena, Gustaf, di trasferirsi per lavoro nella da lui tanto amata capitale ceca.

Entrambi agiscono in realtà per interessi prettamente, anche se forse ingenuamente, personali. Sylvie, da parte sua, è alla ricerca più che altro di una conferma, come tutti i francesi, che spiegherà alla fine la stessa Irena: “Hanno visto in me la sofferenza di un’esule. Poi è arrivato il momento in cui dovevo confermare questa sofferenza manifestando la gioia del ritorno. E questa conferma è mancata.”.

Irena, infatti, non sente il desiderio di tornare: “Praga non è più la mia città” dice al marito, la sua città è ormai Parigi, il suo paese la Francia. E d’altronde Gustaf dovrebbe capirla, lui che pure non è francese, e che soprattutto fugge la sua città, e con essa la prima moglie, tanto da decidere di andare a vivere a Praga pur di aumentare la distanza tra sé e il proprio passato.

Ma Irena e Gustaf non possono capirsi davvero fino in fondo perché tutti e due, anche quando l’uno è di fronte all’altra, non fanno altro che rispondere a quelle che sono etichette affibbiategli da altri: lei è “una giovane donna che soffre, esiliata dal suo paese”, mentre lui è “un simpatico scandinavo molto cosmopolita che ormai non ricorda neanche più dov’è nato”.

In tal modo incasellati, non resta nient’altro da dirsi e Irena finirà per tornare, ma si troverà da sola di fronte al suo nuovo paese e al suo vecchio passato.

E nella passeggiata di saluto ai luoghi del cuore, quella stessa passeggiata che non era riuscita a fare quando stava per lasciarli vent’anni prima, il suo Grande Ritorno si trasforma nel Grande Addio.

Perché forse, dice Milan Kundera, la nostalgia è un sentimento sopravvalutato. In fondo, spiega sempre lo scrittore di origine ceca, non è altro che la sofferenza data dall’ignoranza: “Tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e io non so cosa succede laggiù.”.

Una volta annullata la distanza, e rivisto il paese, una volta che l’ignoto diventa noto, e che la realtà sostituisce le fantasie frutto dei ricordi, una volta spezzato l’incantesimo del legame rimasto, è anche possibile decidere di NON restare.

Giulia Caravaggi