ROMANZI, RACCONTI E STORIE: QUALCHE CONSIGLIO… PUNTATA N.7

Di: - Pubblicato: 2 Luglio 2015

Kaha Mohamed Aden, Fra-intendimenti

nottetempo

 

“Il mio nome è un omaggio a tanta libertà cercata per l’indipendenza dell’Africa, agli anni sessanta, quando sono nata. Kaaha: “la luce del sole”.”

Kaha Mohamed Aden, Fra-intendimenti, p.10

 

Per avere l’Oceano Indiano su cui affacciarsi bisogna fabbricare un racconto suggestivo. In questo momento non ho niente di così alto.

Però non si sa mai, si può sperare, sono posseduta da demoni ambiziosi.

Kaha Mohamed Aden, Fra-intendimenti, p.110

 

Dodici racconti brevi che sembrano un mazzo di fiori da cui scegliere.

Un “Autoritratto” per presentarsi attraverso le figure di tre donne speciali, ognuna a modo suo, e undici storie che raccontano di Africa, la Somalia paese d’origine dell’autrice, e di Italia, dove Kaha Mohamed Aden è emigrata per sfuggire alla guerra, nel 1986.

L’occasione per ricordare un paese che ancora oggi è dilaniato da una guerra civile tra clan di etnie diverse, e con cui l’Italia ha avuto molto a che fare salvo poi dimenticarcene vergognosamente, è anche allo stesso tempo l’invito ad entrare in un mondo che è come una grande famiglia, guidati da una narratrice speciale.

Kaha Mohamed Aden più che scriverle, canta queste storie e attraverso la sua voce conosciamo la sua emigrazione, le tre nonne Xaliima, Xaawa e Suuban, Nonno Y., Aisha e la sua casa con l’albero, zia Maryan che dalla Somalia è arrivata nell’Italia degli anni Cinquanta, e infine la giovane Nadia.

E scopriamo un nuovo modo di guardare ai colori, che il Giusto e il Bene non sempre coincidono, perché in somalo si dice “aprire il sogno”, quanto l’ora sia un concetto piuttosto discutibile, chi sono “Loro”, cosa significhi davvero stare in mezzo a due culture diverse, come si prepara un tè serio o quanto sia utile e allo stesso tempo limitato un dizionario.

Tutto narrato con leggerezza, attraverso racconti che sono delicati, ma vivaci, a volte dolorosi e a volte divertenti, esigenti, sorprendenti, dolci, ma anche amari, costruttivi e familiari. E che spesso ruotano attorno agli equivoci linguistici e culturali, i fraintendimenti del titolo, che nascono quando due diversità si scontrano.

Ma il gioco del “sembra, ma non è”, è un gioco appunto per imparare che i fraintendimenti possono trasformarsi in occasioni di fra-intendimenti, INCONTRI tra diversi modi di intendere la realtà circostante e di esprimere le proprie intenzioni. Almeno nel mondo della narrazione, come scrive Kaha Aden: “Cambiare i racconti è una possibilità pesante, a volte piacevolmente presente nelle tradizioni orali”.

Giulia Caravaggi