ROMANZI, RACCONTI E STORIE: QUALCHE CONSIGLIO… PUNTATA N.8

Di: - Pubblicato: 10 Luglio 2015

Herta Müller, Lo sguardo estraneo

Sellerio editore Palermo

Era una scuola di portamento, ogni giorno doveva tornare ad imparare come si va avanti, benché io mi rendessi conto della sua assoluta impossibilità a procedere. Ciò che contava restava invisibile. Mentre saltavano all’occhio le tracce che esso lasciava, con la disinvolta nudità di crisalidi continuamente cangianti.”

Herta Müller, Lo sguardo estraneo, p.34

Herta Müller è nata nel 1953 in Romania, da genitori di origine tedesca. Il padre è stato arruolato nell’esercito nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, entrando a far parte delle SS. Con il successivo avvento del Comunismo, in quanto appartenente alla minoranza rumeno-tedesca, la madre è stata deportata per cinque anni in un campo di lavoro dell’Ucraina sovietica. Le repressioni nei confronti delle diverse nazionalità altre presenti sul territorio, sono continuate anche nella Romania del dittatore Ceausescu, al potere dal 1967 fino alla caduta del Muro di Berlino, nel 1989.

Anche Herta Müller ha subito sulla propria pelle la persecuzione del Regime. Dopo gli studi di Germanistica e Romanistica all’Università di Timişoara, ha lavorato come maestra d’asilo e come traduttrice in una azienda nella quale, alle soglie degli anni Ottanta, si è vista sospendere dal servizio per mancata collaborazione con i servizi segreti rumeni. Nel 1985 ha presentato domanda di espatrio per la Germania e il permesso le è arrivato due anni più tardi, ma le persecuzioni sono continuate anche su suolo tedesco, per ancora tre anni, fino alla caduta dei regimi totalitari in tutta l’Europa dell’Est.

Lo sguardo estraneo del titolo, che la caratterizza in quanto scrittrice, le è in realtà proprio in quanto donna con questa storia alle spalle. Non è, quindi, un espediente letterario, spiega la stessa Herta Müller, e non è semplicemente il frutto della sua estraneità alla Germania (per altro discutibile, viste le sue origini), né deriva dalla sua condizione di diseredata o esiliata, termini comparsi entrambi nelle motivazioni al Nobel per la Letteratura assegnatole nel 2009. La scrittrice lo rivendica con fermezza e altrettanta chiarezza, fin dalla prima pagina: “Io me lo sono portato appresso dal paese da dove vengo e dove ogni cosa mi era nota”.

Lo sguardo estraneo è nato, quindi, nella Romania della dittatura e delle persecuzioni, dove ogni cosa era appunto conosciuta, ma ad un certo punto ha smesso di essere familiare, diventando così estranea. Come è stato possibile e in che modo è successo, Herta Müller lo spiega in questo piccolo libro, breve narrazione dal sapore vagamente saggistico, ma che potrebbe benissimo essere semplicemente un racconto nel pieno del suo stile.

Se è vero che lo sguardo estraneo è qualcosa che l’autrice porta con sé, è altrettanto vero però, che: “il contenuto del concetto è stato coniato da quelli di qui, dagli integri. È il loro paese, la loro lingua”. In Germania dunque, ed è un modo per mantenere la distanza dagli estranei e da tutto ciò che essi portano con sé, “macerie” scrive Herta Müller, esprimendo così un implicito sentimento: “la speranza che questo sguardo cessi di esistere, una volta abituatosi alla novità del paese”.

Ma lo sguardo estraneo non è qualcosa che si possa cancellare: “forse non lo si potrà mai”. E, forse, è meglio così, che esistano anche sguardi altri sulle cose. Prendete questo libro come una vera e propria chiave di lettura, che possa aprirvi le porte di tutta l’opera letteraria hertamülleriana. È un invito, o piuttosto un augurio.

Giulia Caravaggi