Ancora Morti Sul Lavoro

Di: - Pubblicato: 26 settembre 2016

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In una sola giornata, (sabato 17 settembre) tre morti sul lavoro, uno stillicidio che continua, purtroppo nella disattenzione diffusa. Ci sono stati momenti, anni fa, in cui alcune vicende drammatiche e clamorose (ad esempio, quella della Thyssen, a Torino) e il varo, con modifiche, al Testo Unico sulla sicurezza del lavoro, hanno fatto pensare ad una possibile svolta. Fu detto che dopo la tragedia della Thyssen,“nulla sarebbe stato più come prima”. Francamente ne dubitai, ma restando con la speranza di sbagliarmi. Non mi sbagliavo, invece, perché ben poco è mutato. Gli infortuni, anche gravi, continuano, pur facendo meno notizia tra le grandi tragedie nel mondo. La crisi produce, fra l’altro, minore attenzione alle norme di sicurezza, nella complessiva precarietà dei rapporti di lavoro e nella difficoltà di tornare a livelli di disoccupazione più “umani” di quelli attuali. In realtà, si tratta di un fenomeno gravissimo, sul quale non si dovrebbe mai abbassare la guardia, perché sicurezza e dignità devono qualificare il lavoro, affinché esso possa rappresentare quello strumento di elevazione e progresso cui fa riferimento la Costituzione. Già, la Costituzione. Parliamo tanto di riforme, ma ogni caduto sul lavoro ci ricorda che ci sono diversi articoli della Carta che hanno tanto bisogno non di riforme, ma di attuazione concreta. Mi riferisco agli art. 1, 4, 35, 41 secondo comma, per non parlare dell’art. 32 (diritto alla salute), che dovrebbero restare sempre alla base delle azioni di tutela del cittadino, garantendone, al tempo stesso, le condizioni essenziali di vita e di dignità, oltre al corretto ed effettivo esercizio della sovranità popolare.

 

(Fonte ANPI news)

Notazioni del Presidente nazionale ANPI

Carlo Smuraglia