Cambiamento Delle Politiche In Europa

Di: - Pubblicato: 11 luglio 2016

foto per art Cambiamento della politica in Europa

Assistiamo ad una crisi profonda della politica e della sinistre a livello europeo.  C’è  un’ondata  mondiale,  partita  in  Francia  ed  ora  in  America  che  si  chiama populismo.  Pur  nella  indecifrabilità  delle  soluzioni  interpreta  un  problema  centrale della  gente  nel  mondo  contemporaneo:  l’insicurezza  economica,  la  paura  sociale  e  identitaria.  La  paura  di  non  farcela  è  tremenda.   Le  ingiustizie  e  le  diseguaglianze sociali  si  sono  accentuate  nel  corso  dei  decenni  trascorsi  e  si  sono  sommate  alla dissoluzione  della  classe  media  (proletarizzazione  per  dirla  con  Marx)  terribile tendenza di tutte le economie sviluppate e di mercato. In   un’ interessante intervista rilasciata il 22 giugno 2016 a “Repubblica” Romano Prodi analizza questa situazione e  osserva:  “Quando  il  socialismo  era  all’opposizione  appariva  come  la  grande alternativa. Ma cos’è successo poi ? Una fortissima omologazione delle politiche, da Clinton  alle  grandi  coalizioni  tedesche,  all’Italia.  Ma  una  politica  uniformata  fa nascere  i  problemi  quando  occupa  tutto  il  campo,  quando  non  sa  dare  soluzioni. Allora la rabbia della gente crea un altro campo. Così si verifica che solo  il centro storico delle città è rimasto ai partiti della sinistra. Trump, odiato a Wall Street, ma osannato  dai  metalmeccanici  del  Michigan  non  è  semplicemente  un  pericoloso reazionario ma tocca, certo in modo sbagliato, le paure reali del ceto medio.” Di  fronte  alla  crisi  la  prima  risposta  è  sempre  quella  della  forte personalizzazione, sia da parte dei governi che dei populismi.  Ma dura poco. La personalizzazione non regge se non cambia le cose, o non dà almeno la speranza di cambiarle. I populismi hanno  un vantaggio: sanno adattarsi alle paure. Il movimento Cinque  Stelle  ha  capito  che  bisogna  cavalcare  la  protesta.  Emblematico  è  il  loro atteggiamento sull’immigrazione: prese di posizione così inafferrabili da poter essere interpretate sia da destra che da sinistra. Ciò ha funzionato: i Cinque Stelle prendono voti  anche  tra  gli  anziani  delle  periferie  metropolitane,  i  ceti  deboli,  tra  i  quali  la paura dell’immigrato è più forte. E’ più che mai necessario cambiare le politiche. Quando si governa bisogna dare il messaggio  di  saper  affrontare  i  problemi,  e  questo  non  lo  si  può  fare  senza  il coinvolgimento di una forte base popolare nel cambiamento delle politiche. Bisogna dimostrare  di  capire  e  di  andare  incontro  ai  problemi.  “Il  rinnovamento  per  il rinnovamento non è una risposta sufficiente e adeguata” conclude Prodi. Oggi  siamo  di  fronte  ad  una  sinistra  senza  identità,  che  ha  volutamente  rimosso  e dimenticato la propria stessa storia. Ma ciò ha significato portarsi via anche la traccia di senso che la storia lascia dietro di sé, comprese le competenze e le esperienze, quel legame  tra  le  generazioni  che  forma  il  divenire  di  una  comunità  e  si  chiama trasmissione della conoscenza e del sapere. I  partiti,  anche  quelli  di  centro  sinistra  si  sono  trasformati  in  comitati  elettorali,  perdendo quasi completamente il contatto con la gente e la capacità di dedicare una maggiore attenzione alla sofferenza che c’è nella società. Si assiste, così, al disarmo di una sinistra di combattimento sui temi sociali. La politica si salva solo se è capace di rinnovarsi profondamente, se non si appiattisce sui problemi dell’immediato, sulla pratica del piccolo cabotaggio, se non si riduce a giochi  di  potere,  a  iniziative  di  corto  respiro,  ma  se  si  dota  di  progettualità  e  si caratterizza per la sua tensione e proiezione verso l’avvenire.

 

Roberto Cenati Presidente Provinciale ANPI Milano