Crisi Economica E Quadro Italiano

Di: - Pubblicato: 4 luglio 2016

foto x art Roberto CenatiLa crisi economica che interessa l’Europa ha investito anche l’Italia.  L’Italia nel 2015 cresce dello 0,7%. In realtà, la ripresa sia pur faticosa, investe tutta  l’Europa; e  la ripresa italiana è la metà di quella europea. La Germania cresce dell’1,7%  con  la  disoccupazione  al  6%.  Il  dato  assoluto  dei  disoccupati  in  Italia  (11,5%)  resta  impressionante  (quasi  3  milioni)  con  la  disoccupazione  giovanile  al  40%. Aumentano le disuguaglianze sociali; ed è  estremamente preoccupante il dato  secondo  il  quale  il  28%  degli  italiani  si  starebbe  sempre  più  avvicinando  al  livello  della  povertà.  La  chiave  della  ripresa  economica  dovrebbe  essere  costituita  dagli  investimenti pubblici la cui riduzione però prosegue. Dalla crisi non sono stati colpiti solo  gli  strati  sociali  più  deboli,  ma  anche  quelli  che  un  tempo  godevano  di  un minimo di sicurezza sul piano  economico e sociale.  Nel nostro Paese gli ultimi atti effettivi  di  politica  industriale   sono  stati  compiuti  attorno  al  1970.  Mentre  la Germania,  la  Francia,  il  Regno  Unito  possiedono  venti/trenta  grandi  imprese industriali tra le prime cinquecento nel mondo, l’Italia ne ha soltanto due o tre. Ha largamente dominato, in Italia, l’idea che la nostra economia potesse passare quasi per intero ai servizi, privilegiando quelli a minor contenuto tecnologico. Si è insistito sul made in Italy, ma in nome appunto dell’idea che in fondo dell’industria si poteva fare a meno. Abbiamo lasciato scomparire interi settori produttivi  nei quali si è stati tra i primi  nelle  classifiche  internazionali,  lasciando  cadere  l’informatica,  la  chimica, l’elettronica, l’elettrotecnica.

 

Roberto Cenati, Presidente Provinciale ANPI Milano