I Ricordi Di Luigi Gironi

Di: - Pubblicato: 18 giugno 2016

Fra i partigiani presenti durante l’ultimo convegno della sezione ANPI “Martiri Niguardesi” c’era anche Luigi Gironi. Ci ha consegnato per il nostro archivio un manoscritto contenente la sua testimonianza riguardo gli anni della guerra. In un incontro successivo mi ha raccontato la sua storia.

 

Luigi nasce il 13.1.1928 a Milano dove vive tutt’ora.

Con l’entrata in guerra dell’Italia la sua famiglia, come tantissime altre, precipitò nel dramma che ogni conflitto  porta con sé. I due fratelli maggiori vennero mandati a combattere al fronte. Luigi ed i suoi genitori rimasero in città dove vissero, giorno dopo giorno, la precarietà, il dolore e la paura della guerra.

Per aiutare economicamente la famiglia Luigi entrò come fattorino, a soli 14 anni, nella Pirelli.

In quegli anni la fabbrica era occupata dai tedeschi. Si producevano, oltre ai pneumatici, cavi elettrici per uso industriale.

La passione per lo studio lo portò ad iscriversi al corso serale per ragionieri, presso il Liceo Parini. Spostarsi di sera, durante il  coprifuoco, era molto rischioso e per questo motivo, insieme all’amico Orazio Maron, usava delle strategie particolari per il ritorno a casa. Ma una sera di nebbia fitta Orazio finì in una retata dei tedeschi e insieme ad altri civili venne ucciso per rappresaglia.

Il ricordo di questa tragica vicenda è in lui ancora vivo. Luigi ne parla con tristezza e commozione.

 

Dopo l’8 settembre del ‘43 anche alla Pirelli, come nelle altre fabbriche del nord di Milano, il clima politico-sociale divenne molto pesante. Iniziarono così ad organizzarsi i Comitati Nazionali di Liberazione (CNL) di Fabbrica.  Il quindicenne Luigi, pur non aderendovi subito, seguiva con attenzione quello che succedeva in fabbrica, confrontandosi con il padre, anche lui operaio antifascista.

 

La sua voce s’incrina nel raccontarmi il terribile bombardamento su Milano del 20 ottobre 1944. Quando suonò l’allarme in Pirelli, alle 11,25, già si vedevano luccicare in cielo i bombardieri americani. Tutti fuggirono terrorizzati nei rifugi. Poi un terribile boato, come un terremoto, seguito da uno schianto. Luigi si trovò al buio sopra altre persone sepolto da calcinacci, vetri, raccoglitori d’archivio. Gli aerei arrivavano ad ondate e scaricavano bombe. Gli scoppi si succedevano e tutto tremava.

foto art Luigi Gironi

Solo alle 15,30 suonò il cessato allarme.  Scavalcando scaffali, registri ed altro materiale uscì all’aperto con il corpo tremante. Fu sconvolgente quello che vide. Corpi straziati dai crolli e dalle bombe, interi reparti ridotti a cumuli di macerie, incendi ovunque con colonne di fumo nero ed acre. Il giovane Luigi pensò alla sua mamma. Fuggì da quell’inferno e corse terrorizzato verso casa. Quello che vide in strada era lo stesso scempio che aveva lasciato in fabbrica.

Gente che vagava come impazzita. Corpi irriconoscibili, dilaniati dalle bombe, giacevano sull’asfalto. Tram sfasciati con i fili divelti ancora in tensione, rovine e crolli ovunque. Luigi correva inorridito ma per lui lo strazio non era finito.

Arrivò alla scuola di Gorla, nel trambusto di autolettighe camion e gente concitata, vide quelle decine e decine di piccoli corpi straziati adagiati sui camion pronti per essere portati al cimitero di Greco. Giovani mamme e parenti scavavano con le mani sanguinanti tra le macerie. Piangevano, gemevano, ma tutto ormai era inutile. I bambini morti furono 184 e 19 quelli del personale della scuola. Quando Luigi arrivò a casa sua, in via Rovereto, la mamma lo aspettava sulla porta, pallida e tremante. Si abbracciarono forte e piansero in silenzio.

Luigi ricorda molto bene un altro fatto, lo sciopero del 23 novembre 1944. Operai e impiegati della Pirelli Bicocca proclamarono lo sciopero chiedendo pane, combustibili ed indumenti per affrontare l’inverno. La reazione dei tedeschi a questo sciopero fu immediata e feroce.

Alle 11,30 pattuglie di SS tedesche e italiane guidate da ufficiali della Gestapo e da repubblichini, fecero irruzione nello stabilimento e si diressero verso l’Ufficio Manodopera. Volevano avere i nomi di chi aveva aderito allo sciopero.

Non avendo avuto dal Direttore questi nomi ma solo uno schedario nominativo di tutti i dipendenti, i militi fecero irruzione negli uffici e portarono nel cortile 120 impiegati come ostaggi. Luigi era fra questi. Li misero contro il muro dell’Ufficio Ispezione con le mani dietro la nuca, mentre un plotone di soldati si schierava di fronte con i mitra puntati. Luigi pensava ai genitori che non avrebbe più rivisto. Vedeva i suoi colleghi, padri di famiglia, pallidi, sconvolti silenziosi.

Poi vide entrare camion e autoblindo, che posteggiarono lungo i viali.

I soldati che erano a bordo furono sguinzagliati nei reparti. Sentiva grida e imprecazioni levarsi dai reparti. E poi vide scene disumane, decine di operai con le tute blu e le mani nere, sporche di grasso, spintonati, picchiati, umiliati e infine venire caricati come ‘oggetti’ sui camion.

Questi poi si mossero pesantemente con il loro carico umano e uscirono dallo stabilimento, mentre gli impiegati in ostaggio venivano rilasciati.

Il 28 novembre 166 operai della Pirelli partirono dallo scalo Farini per essere condotti nei campi di lavoro in Germania. Molti di loro non tornarono più a casa. E’ in questo clima che Luigi, a soli sedici anni,  decise con altri suoi giovani colleghi di collaborare attivamente con il CNL di fabbrica. Chiamato dai partigiani “il ragazzino” svolse compiti delicati sempre sotto controllo di partigiani “adulti”.

 

Quello che ricorda con maggior entusiasmo fu l’ultima azione fatta la notte del 24 aprile. Dovevano sottrarre, allo scalo merci ferroviario di Greco, dei vagoni pieni di merce e destinati alla Germania.

I responsabili dell’azione erano  De Angeli,  Parozzi e Dell’Acqua. A Luigi venne assegnata una pistola, una tuta ed il bracciale tricolore del CLN. Con altri partigiani doveva presidiare l’ingresso allo scalo.

Via fara. La sede della Pirelli dopo le incursioni aeree dell'agosto 1943.

Considerato il grande pericolo e le poche armi che avevano a disposizione, decisero di inviare alcuni partigiani più esperti in perlustrazione. Tornarono riferendo che i tedeschi si stavano preparando ad abbandonare la zona. Era una fortuna, il pericolo diventava minore.

Senza perdere tempo tornarono alla Pirelli, Luigi era con loro, presero un trattore su rotaie e piano piano arrivarono allo scalo. Qui Luigi, insieme ad altri, si sdraiò lungo le rotaie con le armi in pugno, ma non ci fu bisogno di usarle. I tedeschi ed i fascisti erano già scappati.

Molti vagoni vennero agganciati al trattore e trainati all’interno della Pirelli.

In quei vagoni c’era di tutto: armi, munizioni, vestiario, viveri, liquori ed altre cose preziose.

Arrivò così l’alba del 25 aprile, la Pirelli rimase bloccata dagli operai tutto il giorno in attesa di ordini del CNL. In mattinata Luigi lasciò la fabbrica ed in bicicletta tornò a casa dove i genitori lo stavano aspettando trepidanti.

A guerra finita ricevette per la sua attività l’attestato di “Volontario della Libertà”, oltre 5.000 lire, un paio di scarpe e due ruote per la bicicletta.

Luigi continuò a lavorare in Pirelli fino alla pensione. Subito dopo la guerra entrò nel sindacato e ci militò per molti anni. La coscienza sociale e politica che si formò in lui durante la guerra lo portò per tutta la vita ad ascoltare i bisogni della gente e a schierarsi per difendere i valori della democrazia.  Attualmente quello che preoccupa Luigi, ormai ultra-ottantenne, sono i giovani di oggi, ai quali si rivolge dicendo loro di studiare ed approfondire la storia della Resistenza e  della Costituzione. Sapere indispensabile per crearsi una coscienza critica e per poter affrontare i cambiamenti sociali che spesso portano all’individualismo e all’indifferenza.

Luigi ha terminato l’incontro ribadendo il suo ripudio per ogni tipo di guerra, nato dall’averla vissuta in prima persona.

 

Grazie Luigi, per me è stato un onore ascoltarti mentre con lucidità e trasporto raccontavi la tua vita. Lo sarà sicuramente anche per chi vorrà conoscerti o leggere i tuoi ricordi.

 

Maria Maddalena Vedovelli

ANPI Martiri Niguardesi Milano