La legge elettorale, le elezioni “anticipate”, i voucher: e i cittadini?

Di: - Pubblicato: 31 maggio 2017

Si fa un gran parlare, sulla stampa, di un’intesa molto vicina sulla legge elettorale, tra le forze politiche “maggiori”, il PD, Berlusconi e parte della destra, perfino i Cinque stelle. Naturalmente, non si sa nulla né sui connotati precisi di questa possibile legge, né sulle ragioni della improvvisa conversione di molti al proporzionale, né se la legge in gestazione sarà rispettosa dei princìpi ripetutamente esposti dalla Corte Costituzionale, circa la rappresentanza e i diritti dei cittadini. Si parla anche di uno sbarramento del 5% per l’ingresso al Parlamento, che taglierebbe fuori tutti i partiti “minori” (dunque, non solo Alfano, ma anche qualche raggruppamento della sinistra, a quanto pare). L’accordo, di per sé, avrebbe – di buono – la conclusione di una lunga ed inesplicabile diatriba che si protrae da mesi; di cattivo, la non conoscenza di tutti i contenuti e della ragione vera dell’improvvisa intesa; ragioni che sembrano più vicine agli interessi dei partiti (di alcuni partiti) piuttosto che agli interessi del Paese e del “popolo sovrano”.  Ma c’è di peggio: se si fa la legge elettorale, scrive la stampa, si va anche alle elezioni anticipate. E sorge immediata una domanda: ma perché? La legge elettorale si formula perché ci deve essere, e ci sia quando si indicono le elezioni. Poiché la naturale  scadenza elettorale è nei primi mesi del 2018, per quali ragioni si dovrebbero indire le elezioni prima di allora? Non lo dicono; alcuni giornali scrivono che la ragione è che alcuni partiti vogliono votare subito, evidentemente per un loro tornaconto; ma questo può essere sufficiente per lo scioglimento anticipato delle Camere? Dunque, logico attendere quantomeno una spiegazione convincente. Infine, i voucher. Come tutti sanno, era stato indetto un referendum, che avrebbe dovuto svolgersi in questi giorni.  Lo si è vanificato approvando una legge che, andando incontro alla volontà dei promotori, aboliva il sistema dei voucher. Il referendum non si è fatto, tra la soddisfazione generale. Adesso, spunta una legge che, in tutto o in parte, li reintroduce. E’ serio, è convincente, è legittimo? Sono domande che anche il cittadino più sprovveduto si pone. Dandosi una risposta – in genere – non favorevole a chi ha avuto questa “brillante” idea. Noi pensiamo, sinceramente e con chiarezza, che si tratti di un una grave scorrettezza costituzionale e politica, veramente inaccettabile. Qualcuno insinua, che la questione dei voucher sia stata riproposta soprattutto per creare dei problemi al Governo, e provocarne eventualmente la caduta, giustificando così lo scioglimento delle Camere. Naturalmente, sono ipotesi, purtroppo da non sottovalutare in una fase come questa, in cui tutto sembra possibile. Ma sarebbe un’altra doppia scorrettezza: sul piano del rispetto della Costituzione, che vuole un lavoro “libero e dignitoso”; e sul piano della correttezza, ancora una volta, politica e costituzionale, perché non c’è alcuna ragione (o almeno alcuna ragione che corrisponda all’interesse generale) per fare cadere un Governo, che fra pochi mesi dovrà mettere mano ad una finanziaria difficile e pericolosa. Sono tutti interrogativi che ci poniamo e che ci angustiano, perché l’unico vero, grande assente è il cittadino, con i suoi interessi, le sue esigenze, i suoi valori. Quel cittadino che incitiamo tutti a “partecipare” per rafforzare la democrazia; e che, di questi tempi, in varie occasioni, ha risposto positivamente; ma poi viene messo nella condizione di non sapere, di non capire e quindi – più che mai – di allontanarsi dalla politica e dalle istituzioni. Questo è un gran male, perché la democrazia si nutre e vive proprio di (convinta) partecipazione e un Paese ha tutto da perdere quando essa viene messa in crisi, quando i valori costituzionali appaiono travolti dalle esigenze della più meschina ed egoistica politica.

 

Notazioni Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia

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