L’inaccettabile escalation del neofascismo

Di: - Pubblicato: 10 luglio 2017

perché stentiamo ancora ad essere una Nazione (una Repubblica) veramente democratica e antifascista?

 

E’ in atto una nuova escalation dei neofascisti (e simili) che si sono inorgogliti, forse per ciò che avviene in altri Paesi e quindi trovano il coraggio di gettare la maschera ed apparire per quello che sono. Alcuni si sono presentati alle elezioni, sono stati ammessi (anche laddove apparivano palesemente fascisti) e qualcuno è stato anche eletto. A Milano, in più occasioni, hanno trovato il modo di assumere addirittura atteggiamenti di sfida. In tante parti d’Italia non si peritano di fare saluti romani ed utilizzare simbologie fasciste. Ancora a Milano, pochi giorni fa, Casa Pound non ha esitato a fare un blitz in Comune, durante una seduta del Consiglio comunale, compiendo un gesto di particolare gravità. Fino a quando dovremo sopportare queste cose? Ci siamo occupati di questa escalation il 27 maggio, nella giornata antifascista, che ha visto tantissime iniziative in tutta Italia ed un eccellente Convegno a Roma. Pochi giorni fa, abbiamo esaminato, nel Comitato Nazionale, la proposta di istituzionalizzare la giornata antifascista, annualizzandola; ed abbiamo considerato attentamente anche l’idea di tenerla in una data simbolica (per esempio, quella della strage di Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio). Assumeremo nel prossimo C.N. una decisione definitiva (questa volta l’OdG era sovraffollato) e non c’è dubbio che l’orientamento sarà, all’incirca, quello già emerso nella seduta scorsa.  Ma bisogna fare anche di più, bisogna impegnarsi quotidianamente per convincere i cittadini che una Repubblica “democratica” e antifascista, non può subire passivamente certi comportamenti, sempre più audaci; per indurre le istituzioni ad essere più presenti ed a far rispettare le leggi che già ci sono  (di condanna dell’apologia di fascismo, così come di manifestazioni di razzismo), per chiarire alle Forze dell’ordine che sono al servizio di una Repubblica democratica e antifascista e dunque devono intervenire con decisione di fronte a manifestazioni chiaramente contrarie a tutto lo spirito della Costituzione. Ma è  tempo anche di intervenire sui partiti e chiedere loro, formalmente, da che parte stanno e quali atteggiamenti intendono assumere nei casi concreti.  E’ tempo di chiedere che i partiti si pronuncino affinché sia tutto chiaro e affinché chi non è apertamente simpatizzante con i neofascisti, provi ad assumersi le proprie responsabilità in una Repubblica – appunto – veramente democratica e antifascista. Poiché parliamo di leggi, mi si consenta anche di ribadire un punto essenziale: le leggi ci sono  (le cosiddette Scelba e Mancino) e ci sono giudici ( compresa la Corte di Cassazione) che le applicano regolarmente. E’ vero che esse non dicono tutto e che soprattutto la legge Scelba si presta ad alcune interpretazioni più o meno compiacenti (o indifferenti). Ma se è così, chiariamola questa legge, perfezioniamola, rendiamola insuscettibile di interpretazioni troppo benevole. Giacciono da tempo in Parlamento diversi progetti di legge sull’apologia del fascismo, sulla vendita di gadget con simboli fascisti, sull’assegnazione degli spazi pubblici, sulle liste elettorali; ma il Parlamento non ha trovato il tempo, finora, di approfondire, almeno attraverso una discussione seria, se certi limiti ci siano davvero e come superarli. In questi giorni, un deputato del PD ha annunciato che finalmente a luglio andrà in discussione un progetto di legge in materia. Benissimo, aspettiamo con ansia la discussione parlamentare, curiosi di vedere se ci sarà un reale approfondimento da parte di tutti (e della stessa maggioranza), oppure tutto finirà in discorsi ”estivi”. Quando leggo su un quotidiano nazionale una frase estrapolata dall’intervista ad un deputato del PD, trasecolo, con la sola riserva che vi possa essere stata un’errata interpretazione da parte del giornalista. Leggo testualmente “l’apologia di fascismo sta per entrare nel codice penale: sarà un reato”. A prescindere dal fatto che una legge penale seria e chiara è valida anche se sta fuori dal codice penale, naturalmente a patto  che sia puntualmente applicata,  il fatto è che l’apologia di fascismo è già un reato, anche se – ripeto – la norma (anche a seguito di un intervento della Corte Costituzionale) può presentare qualche problema di applicazione. Allora, non trascuriamo quel poco che c’è, per prospettare qualcosa che verrà. Intanto, si sarebbe potuto fare molto di più per ottenere un’applicazione corretta della legge Scelba (come ha fatto in più occasioni la stessa Corte Suprema di Cassazione). Poi teniamo ben presente che molti Giudici hanno supplito alle carenze della legge, applicando (ed è assolutamente lecito e possibile) la legge Mancino, vista la stretta identificazione che c’è fra fascismo e razzismo. Insomma, non abbiamo l’impressione che tutto cambierà nel mese di luglio, e comunque temiamo che se non ci sarà questo grandissimo cambiamento o se la Corte Costituzionale avrà ancora qualche rilievo da fare, resteremo praticamente sprovvisti di tutto e saremo costretti a tacere davanti a quei Prefetti e/o a  quei Questori che continueranno imperterriti a sostenere che di fronte alle manifestazioni fasciste non c’è nulla che si possa fare, perché non c’è una legge. Il problema, in realtà, non è solo quello (sempre possibile e utile) di migliorare le leggi esistenti, magari integrandole anche con disposizioni specifiche sulla vendita dei gadget, sulla ammissibilità delle liste elettorali e sui poteri dei Sindaci  di negare gli spazi comunali a manifestazioni fasciste. Resta sempre l’esigenza di un’applicazione leale e convinta dei valori, dei princìpi, delle regole già scritte in tutta la Costituzione e in tutte le leggi esistenti; dunque della formazione di una vera coscienza antifascista nelle istituzioni e nella società.

Carlo Smuraglia Presidente nazionale ANPI

http://www.anpi.it/