Nel Nome Del Padre

Di: - Pubblicato: 29 Ottobre 2015

Nel Nome Del Padre

Ermanno Lazzari nome di battaglia “Gimmi”

Man mano che le nuove generazioni nasceranno, perderemo la memoria e questa è la cosa più triste. L’ 8 Settembre del 1943, giorno dell’armistizio, ci furono quelli che A2 Ermanno Lazzari (Gimmi) 1945 09 28decisero di tornarsene a casa (chi non ricorda il film di Alberto Sordi “Tutti a casa”) e chi invece decise di non deporre le armi. Questa è la breve storia di uno di questi uomini che scelse di salire nella Val Di Lanzo. Si portò il suo fucile, la Beretta da sotto ufficiale, le munizioni che era riuscito a recuperare, uno zaino con qualche indumento e qualcosa da mangiare.
Aveva un contatto, un uomo di quelle valli che aveva conosciuto tempo addietro e che gli avrebbe fornito un luogo dove potersi riposare e nascondersi.

Proprio grazie a quest’uomo, venne a sapere che nella zona di Boves vi era un gruppo di militari al comando di un Capitano. La Val Di Lanzo è lontana dal cuneese, e fu avvertito che ci sarebbero voluti giorni di cammino lontano dalle strade, spesso all’imbrunire o all’alba nascondendosi durante le ore diurne; i Tedeschi, infatti, in quei momenti, pattugliavano strade e ponti.
Decise di partire, l’uomo, che lo aveva ospitato nei primi giorni, gli indicò la strada più lontana da occhi indiscreti: “Troverai qualche altro come me, non ti preoccupare, siamo abituati a non fare domande!”. Passò così giorni e notti in solitudine, mangiando quello che l’uomo gli aveva dato.

Finalmente, il 17 Settembre, entrò in contatto con gli uomini, sopra Boves; dopo il Capitano, solo lui era graduato, essendo Sergente Maggiore e, dato che in montagna valgono i gradi come nell’esercito, ogni decisione venne concordata.
Quando vennero informati dell’arrivo di una colonna di militari tedeschi, si consultarono e decisero di combattere. Era il 19 Settembre 1943, giorno del suo 26 compleanno.
Quello fu il primo scontro nel quale, un pugno di coraggiosi male armati, tennero in scacco un avversario numericamente e militarmente superiore. Quei ragazzi scrissero una pagina della nostra Resistenza.
Il 17 Settembre, al mattino, dopo 72 anni da quell’incontro, Gimmi si è addormentato serenamente.
Quell’uomo era mio Padre.

In ricordo di Ermanno Lazzari, un uomo normale (vissuto dal 1948 in via Fulvio Testi 87), che fece (come altri) cose straordinarie; non se ne vantò mai durante la vita, mi ha sempre detto di avere fatto quello che riteneva essere il proprio dovere.

Pierluigi Lazzari

 

Grazie a Pierluigi per il bel ricordo di suo padre. Di famiglia socialista cremonese, amica dei Matteotti, poi passato al PCI clandestino dove conobbe Longo e Pajetta. E voglio rassicurarlo. Noi non perderemo la memoria. Perchè siamo dei “nostalgici”. A volte ce lo affibiano come un insulto e dei peggiori. Sottintendono che siamo “fessi” che si attardano in un’altra epoca, che abbiamo valori che non sono più tali. Dei sopravvissuti. E’ vero siamo nostalgici di questi uomini e donne che pur avendo contribuito a regalarci la libertà non passarono la loro esistenza a vantarsi. Perchè in momenti di grande confusione scelsero di stare dalla parte giusta. Perchè erano persone che stavano da una parte sola e non un po’ di qua e un po’ di là a seconda della convenienza personale. Perché avremmo bisogno OGGI, nell’Italia che fa affari con il killer fascista di Mafia Capitale Massimo Carminati, della loro onestà e della loro schiena dritta.

E il nostro rimpianto è la migliore garanzia del fatto che finchè l’A.N.P.I. sarà in piedi, loro saranno sempre con noi e porteremo nel presente il loro ricordo. Con la speranza che dalla memoria venga l’esempio per le lotte del futuro prossimo.

 

Angelo Longhi presidente sezione A.N.P.I. “Martiri Niguardesi”

(anpiniguarda@gmail.com)