RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELL’A.N.P.I

Di: - Pubblicato: 29 maggio 2015

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELL’A.N.P.I. PROVINCIALE DI MILANO ROBERTO CENATI ALL’ASSEMBLEA DEI PRESIDENTI DI SEZIONE

Mai come oggi la pace, bene prezioso, donatoci dalla Resistenza italiana ed europea, che furono guerra alla guerra, è in serio pericolo. La guerra è il contrario dei diritti umani, perché ogni guerra, necessariamente, li calpesta, li mette in discussione e non di rado li annulla. Ma i diritti umani sono il fondamento della nostra esistenza e della nostra convivenza. Così iniziava l’appello del Comitato Permanente Antifascista per il 25 aprile.

Problemi internazionali

La situazione internazionale è estremamente complessa, se si considera quanto sta avvenendo in medio Oriente, in Iraq, in Libia e nella Siria che, per metà, è nelle mani dell’Isis. Ritengo molto preoccupante, inoltre, la decisione degli Stati Uniti e dell’Europa, di disertare, con la motivazione della situazione creatasi in Ucraina, tuttora molto delicata, la manifestazione svoltasi a Mosca, nella ricorrenza del settantesimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Non bisogna isolare la Russia, spingendola verso la Cina. Occorre invece avvicinarla all’Europa se non vogliamo che sia l’Europa ad essere isolata.

Il virus nazionalista in Europa

Particolarmente delicata è la situazione nel nostro continente dove populismo, nazionalismo, antisemitismo e neonazismo tendono sempre più ad accavallarsi e sovrapporsi, mescolandosi l’uno nell’altro. Il virus del nazionalismo è arrivato anche in Polonia, dove si svolgeranno, a fine anno, le elezioni politiche. Nelle grandi città polacche pulsa il mondo globale, nelle campagne dominano invece gli stereotipi: xenofobia contro russi, rom, ebrei, slovacchi, sostenuti dal partito nazionalpopulista il Pis che si rifà all’Ungheria di Orbàn.

L’obiettivo dell’unità europea

Il nazionalismo, all’origine della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, condannato da Altiero Spinelli, sta riemergendo quindi con estrema pericolosità nel nostro continente. Dalle tragedie della Prima e della Seconda Guerra Mondiale è nata la motivazione di fondo, alla base della costruzione europea: il valore della pace, ribadito nel solenne giuramento dei sopravvissuti nel lager nazista di Mauthausen, il 16 maggio 1945. E la pace è stata il primo obiettivo della Comunità europea, già con la costituzione nel 1951 della Comunità del Carbone e dell’Acciaio, la Ceca.

Il dramma dell’immigrazione

Si parla tanto di globalizzazione, ma poi finiscono sempre per prevalere le analisi limitate che ci fanno perdere di vista la vera entità dei problemi e anche il fatto che è impossibile sottrarci alle sfide globali, come quella costituita dagli spostamenti di grandi e dolenti masse umane (sono 232 milioni i migranti nel mondo) che cercano di sottrarsi alle guerre, alla fame, alla violenza. Dei 45 milioni di rifugiati, attualmente registrati dall’ONU, soltanto una minima parte è ospitata in Paesi sviluppati, mentre la maggioranza si trova in campi, vere e proprie città, situati in Africa, Asia, Medio Oriente. In altri termini in Paesi che, molto meno dei nostri, possono permettersi di dedicare le loro scarse risorse a un impegno umanitario di tali dimensioni. Contro questi fenomeni, quasi biblici, si contrappone la Lega di Salvini che individua, come è già avvenuto nel corso del Novecento, un nemico esterno su cui scaricare tutte le responsabilità e le frustrazioni. All’Onu è in via di preparazione la risoluzione che autorizzerà l’eventuale uso della forza contro gli scafisti. Cina e Russia hanno messo in guardia dall’imitare un testo, quello del 17 marzo 2011, che ha dato il via all’intervento in Libia. E il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua visita in Tunisia, ha manifestato la sua netta contrarietà a opzioni militari, per risolvere il problema libico, la cui soluzione deve essere affidata esclusivamente alla politica.

Riforme costituzionali e legge elettorale

Anche se la questione dell’approvazione della legge elettorale è di stretta competenza dei partiti, l’ANPI non può, su un argomento così delicato, essendo coscienza critica del Paese, non svolgere le proprie considerazioni. Con la nuova legge elettorale il premio di maggioranza (55% dei seggi) scatta col 40 per cento dei voti conseguiti. Se le percentuali sono di meno, i primi due partiti vanno al ballottaggio, dove, molto probabilmente, i voti saranno in cifra assoluta molto minori del primo turno. Sarà quindi una piccola minoranza del popolo sovrano a consegnare il potere al partito vincente (si costituirà un governo monocolore) tenendo conto che gli astenuti saranno il 40 per cento e anche di più. Si registra quindi un allontanamento da un genuino sistema parlamentare in favore del potere personale di colui che conquista la carica di primo ministro. Gli elettori avrebbero soltanto un residuale potere di esprimere i propri rappresentanti, in quanto sarebbero 200 i nominati dai partiti. L’abolizione del Senato, non più elettivo, indebolisce ulteriormente il potere legislativo a vantaggio di un esecutivo che si concentra nelle mani di un capo che comanda da solo. In questo modo si passerebbe da una democrazia parlamentare ad una democrazia esecutiva, estremamente pericolosa in un Paese come il nostro.

Rigurgiti neofascisti

Sul versante del rifiorire dei movimenti neofascisti, abbiamo ottenuto importanti risultati. A seguito della nostra denuncia alla Procura della Repubblica, nei confronti degli organizzatori della manifestazione a ricordo di Ramelli e Pedenovi, per istigazione a delinquere ed apologia di fascismo, si è svolta il 29 aprile 2014 l’udienza preliminare per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio del P.M. Basilone di dieci imputati. Gli imputati sono accusati, con riferimento alla legge Scelba, di “aver compiuto in concorso tra loro, manifestazioni usuali del disciolto partito fascista. Lo stato e l’ANPI sono state ritenuti parte offesa. L’ANPI si è costituita parte civile nel procedimento. Nel corso dell’udienza preliminare, aggiornata al 26 maggio, due degli imputati hanno chiesto il patteggiamento, riconoscendo quindi ufficialmente la propria colpevolezza. Sempre il 26 maggio sono stati rinviati a giudizio 16 neofascisti anch’essi imputati per apologia di fascismo, per i fatti avvenuti il 29 aprile 2013. Anche in questo caso l’ANPI nazionale si è costituita parte civile. Nella stessa giornata del 26 maggio si svolgerà a Milano la prima udienza presso la Corte d’Assise d’Appello contro Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. La Cassazione aveva infatti annullato le assoluzioni di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte che saranno processati per la strage di piazza della Loggia. Le nuove prove raccolte e le valutazioni della Cassazione sulla strage di Brescia potrebbero aprire alcuni spiragli per avere giustizia anche per la strage di piazza Fontana. Giudichiamo positivamente questi importanti segnali che ci giungono dalla magistratura, riteniamo che sia stato fondamentale il ruolo svolto dall’ANPI, dalle Associazioni democratiche, dai familiari delle vittime della strage neofascista di piazza della Loggia che non hanno mai desistito dal richiamarsi ai principi della Costituzione repubblicana, profondamente antifascista e alle leggi Scelba e Mancino. Dobbiamo infine denunciare l’ennesima provocazione di Lealtà e Azione, oltre all’ignobile manifestazione svoltasi con Casa Pound a Musocco proprio il 25 aprile scorso, che ha programmato il solito torneo calcistico “diamo un calcio alla pedofilia”, nascondendosi dietro due sigle “la caramella buona” e “bran.co” che compaiono sul sito ufficiale di Lealtà e Azione.