Ricordi Di Giulio, Antifascista Diciassettenne

Di: - Pubblicato: 23 dicembre 2015

In una tiepida mattina invernale mi trovavo in Via Val di Ledro e con un amico si parlava della situazione politica attuale, quando da un balcone vicino è uscito un distinto signore.

In modo molto educato ci ha chiesto “Ma voi per chi votate oggi, ? Perché io non so più a chi dare il mio voto. Ho vissuto la guerra, ho fatto il partigiano!”.

Sui suoi occhi apparvero delle lacrime e sul suo viso si leggeva lo sconforto. Ho pensato: “Questa persona ha combattuto per degli ideali che ora vede oscurati”.

Quel signore era Giulio Chiesa ed in un successivo incontro mi ha raccontato la sua vita.

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Giulio è nato a Chiari (Bs) nel 1925. Negli anni successivi alla sua nascita, la famiglia, per motivi di lavoro, si trasferì a Milano nel quartiere di Affori. Durante la guerra lui, di fede antifascista come la sua famiglia, non esitò a schierarsi dalla parte delle vittime e degli oppressi.

Decise di entrare nel gruppo partigiano del suo quartiere ma ci rimase poco perché, durante un controllo delle generalità da parte dei militari fascisti e vista l’età di diciassette anni, fu arruolato. Pochi giorni ed era già in Germania in un campo d’addestramento ai confini con l’Austria. Lì Giulio, e con lui tantissimi altri giovani,  veniva preparato militarmente per essere poi avviato alla guerra.

Dopo quattro mesi di permanenza in questo luogo venne trasferito temporaneamente in Liguria, nella caserma di Loano, da dove poi doveva partire per il fronte.

Giulio capì che non poteva accettare questa sorte, in quanto contraria ai suoi ideali di uomo democratico ed antifascista. Si ribellò quindi a questo destino, disertando e dandosi alla fuga.

Affrontando un viaggio rischiosissimo, in parte a piedi ed in parte con mezzi di fortuna, arrivò a Milano. La sua famiglia che era assai numerosa, otto fratelli oltre i genitori, lo accolse solidale ed in tutti i modi lo aiutò a nascondersi e a coprirlo quando necessario.

Avevano ben chiaro che, nel caso in cui l’avessero trovato, il suo destino sarebbe stato quello di finire in un campo di concentramento in Germania.

 

Giulio ricontattò il gruppo partigiano del suo quartiere di Affori, naturalmente senza informare la sua famiglia. Lo confiderà solo al suo intimo amico Sergio, che condividerà la sua scelta.

Il suo ruolo nella Lotta di Liberazione continuerà tenendosi in contatto, per motivi di sicurezza,  con un unico partigiano ed agendo da solo, o con il suo amico Sergio, nei vari incarichi che  gli verranno affidati.

Spesso erano azioni intimidatorie nei confronti di spie fasciste o dimostrative, lanciando bombe in punti simbolici della città. Come fece per esempio alla caserma di Bruzzano.

Il rischio dell’arresto era sempre presente, come quel giorno nel cortile di casa sua, quando si presentarono dei militari fascisti chiedendo proprio a lui dove fosse Giulio Chiesa. Con prontezza d’animo rispose di essere il fratello minore Edoardo. Aggiunse anche che erano loro, piuttosto, a dover sapere dove avessero mandato il fratello, dopo l’addestramento alla caserma di Loano. Sicuramente anche il suo aspetto ingenuo da ragazzino lo aiutò a depistare i militari. Ma la paura, sua, come della mamma e dei suoi cari, gli rimase addosso per parecchio tempo.

La Milizia lo fermò anche una sera in cui con l’amico Sergio stavano trasportando delle rivoltelle per ordine del loro contatto partigiano. Le avevano nascoste nella cinta dei pantaloni. Attraversando i prati dietro via Cialdini, al confine fra Affori e Dergano, vennero fermati dalle Camicie Nere. Anche in questo caso l’aspetto innocuo dei due giovani ingannò i militi che li lasciarono andare pensando che fossero inermi ragazzini.

 

I ricordi di Giulio  vanno poi al giorno della Liberazione quando si unì ai cori festanti dei partigiani che sfilavano in Piazza Duomo.

La Resistenza è stata fatta anche con l’aiuto indispensabile di persone antifasciste come Giulio che, pur non essendo inquadrati ‘ufficialmente’ in formazioni partigiani o di partito, collaborarono alla Lotta di Liberazione, mettendo spesso a rischio le loro  giovani vite.

Grazie Giulio anche la tua testimonianza è un tassello importante nella storia antifascista e democratica del nostro Paese.

 

 

Maria Maddalena Vedovelli Gruppo Donne ANPI Martiri Niguardesi