Roberto Cenati, Presidente Provinciale A.N.P.I. Milano, per ricordare le sofferenze della nostra città e la barbarie subita.

Di: - Pubblicato: 30 Luglio 2015

 

VILLA TRISTE

Tra i luoghi del terrore che la città di Milano ha conosciuto, tragicamente noto è Villa Triste, situata 600_lapide_tristein una stradina di villette, discreta e anonima, in via Paolo Uccello 29, in zona San Siro, a due passi da piazzale Lotto. Qui agisce dall’estate 1944 la banda che prende il nome dell’aguzzino Pietro Koch, un ex tenente dei granatieri di padre tedesco e madre italiana. Il nome ufficiale della banda era “reparto speciale della polizia repubblicana”, addetta alla repressione nei confronti degli antifascisti. Essa si forma nel dicembre del 1943 a Roma, dopo che Pietro Kock, arruolatosi a Firenze nella banda Carità, facente parte del Reparto Servizi Speciali (RSS), se ne era staccato. Il 21 aprile 1944 l’intera formazione armata prendeva possesso a Roma della pensione Jaccarino di via Romagna 38: lo scantinato e la soffitta del bel palazzotto stile toscano vennero adibiti a celle per i detenuti. Lì la pratica della tortura era quotidiana con strumenti e sistemi tra i più diversi e crudeli. Koch, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, coordinò l’assalto dei suoi uomini al convento annesso alla Basilica di S. Paolo, che portò all’arresto di 67 persone fra ebrei, renitenti alla leva, ex-funzionari di polizia e militari di rango dell’ex Regio Esercito (generali Monti e Fortunato) che vi avevano trovato rifugio. La banda Koch, durante i sei mesi della fase romana era riuscita a catturare, tra gli altri, lo studente Luigi Pintor, il dirigente comunista Giovanni Roveda, i capi dei Gap Franco Calamandrei e Carlo Salinari, il regista Luchino Visconti. La banda Koch si rese responsabile a Roma, il 28 maggio 1944, dell’assassinio di Eugenio Colorni, autore con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi del “Manifesto di Ventotene”. Ma il fatto sicuramente più grave fu la partecipazione coscienziosa e diligente della banda Koch alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Koch fornì infatti una trentina di nominativi alle autorità tedesche, attinti dall’elenco dei circa cinquanta arrestati dal suo reparto tra la fine di gennaio e il giorno della rappresaglia (24 marzo 1944), scattata a seguito dell’attentato gappista di via Rasella. Nel giugno 1944, all’arrivo degli alleati a Roma, la banda si trasferì a Milano nella villa Fossati, di via Paolo Uccello 19. Gli aguzzini agivano soprattutto di notte con false fucilazioni, pestaggi, docce fredde e calde, corde sempre più attorcigliate intorno alla fronte. L’obiettivo che si proponeva la banda era quello di giungere a imprigionare i vertici della resistenza. A metà settembre del 1944 le camere di sicurezza traboccavano di arresti. Se Koch arriverà all’arresto di personaggi di un certo peso locale, come l’architetto Giuseppe Pagano (deportato prima a Mauthausen, poi nel lager di Melk dove si spegne il 22 aprile 1945) e il capo gappista Alfonso Galasi, non riuscì mai a mettere le mani su esponenti di primo piano del CLNAI. La sera del 25 settembre 1944 Villa Triste venne circondata dalla Muti e i componenti della banda Koch furono condotti a San Vittore. I reclusi, invece, rimasero per alcuni giorni nella Villa sotto la sorveglianza della Muti e, in seguito, portati a San Vittore, salvo sei che furono deportati in Germania. L’origine dell’intervento è riconducibile alle indagine avviate da Koch, che godeva della protezione del Ministro dell’Interno Buffarini Guidi, su esponenti di spicco del fascismo. Ciò gli attirò l’avversione di personalità di governo che lo accusarono di illegalità nel trattamento dei prigionieri e ne prepararono la rovina. Ma la spinta decisiva per l’intervento fu la comunicazione del cardinale Schuster che pervenne sul tavolo di Mussolini, con la quale si chiedeva una rapida azione per mettere fine a una situazione che aveva superato ogni limite di tolleranza. Koch finirà a San Vittore per poi fuggire dal carcere aiutato dai tedeschi nei giorni precedenti la Liberazione. Raggiunta Firenze, il criminale italo tedesco fu riconosciuto e arrestato. Trasferito e processato a Roma venne fucilato il 5 giugno 1945. Oggi la Villa ospita un benemerito istituto missionario.