Roberto Cenati, Presidente Provinciale A.N.P.I. Milano, per ricordare le sofferenze della nostra città e la barbarie subita.

Di: - Pubblicato: 26 giugno 2015

MILANO NEL TERRORE

Subito dopo l’armistizio, il 9 settembre 1943 un Comitato di difesa decise di formare la Guardia foto cenatinazionale a Milano, lanciando un appello agli operai, agli impiegati, agli studenti, ai soldati sbandati, a tutti i cittadini, per impedire che i tedeschi entrassero in città. I milanesi risposero all’appello: più numerosi, più decisi gli operai, che affluirono con decine di autocarri dalle loro fabbriche al comando della Guardia nazionale, in via Manzoni 43, in una casa patrizia.

Divisioni corrazzate tedesche. Nella sera tra il 9 e il 10 settembre, circondavano la città, minacciandone particolarmente la parte sud. Ma il generale Ruggero, comandante della zona militare, pur proclamando la sera del 10 settembre che non avrebbe ceduto le armi ai tedeschi, si rifiutò sino all’ultimo di armare il popolo, di dargli le armi. Il 9, il 10 e l’11 settembre, fino al momento dell’entrata in forze dei tedeschi in città, nello studio dell’avvocato Veratti, in via Manzoni 21, prima, in quello dell’avvocato Della Giusta, in via del Lauro, poi si riunivano il Comitato militare ed il Comitato di Liberazione. “Facciamo di tutto per impedire che i tedeschi occupino la città; la Milano delle Cinque giornate insorga, si salvi l’onore della città” proponevano decisamente i rappresentanti comunisti, sostenuti tra gli altri, dall’Onorevole Luigi Gasparotto e da suo figlio Poldo.

I primi ad entrare a Milano il 10 settembre 1943 sono gli appartenenti alla divisione corrazzata Leibstandarte Adolf Hitlet. Sono Waffen-SS, i reparti combattenti voluti da Hitler. Sono macellai: pochi mesi prima in Unione Sovietica, durante la ritirata di Karchov, hanno messo a ferro e fuoco tre città; adesso nel volgere di pochi giorni in provincia di Cuneo distruggeranno il paesino di Boves, massacrando la popolazione, e sul lago Maggiore, trucideranno 54 ebrei sfollati in case e alberghi della zona. Il pomeriggio dell’11 settembre i tedeschi investono Rogoredo e dilagano verso Porta Romana. Lentamente la resistenza dei milanesi contro i presidii tedeschi si andava spegnendo. All’indomani dell’11 settembre 1943 i tedeschi avevano il totale controllo militare di Milano. Ogni presidio (caserme, alberghi, case, ville, che fossero) era un vero e proprio fortilizio da dove partivano le operazioni per pattugliare i vari quartieri, per raccogliere informazioni, per praticare sevizie e torture. Non c’era settore o luogo che non fosse sotto il loro controllo asfissiante e ossessivo. La caccia agli ebrei, la repressione del movimento resistenziale, delle lotte operaie, trovano un generosissimo contributo nelle formazioni di polizia del risorto fascismo repubblichino di Salò, prima fra tutte la legione autonoma Ettore Muti. Successivamente si affiancheranno la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) e il suo famigerato Ufficio Politico Investigativo (UPI). Nell’estate del 1944 opererà a Milano la brigata nera Aldo Resega, la banda Koch e una ventina di sedicenti polizie speciali al servizio della SIPO-SD (Polizia e servizi di sicurezza della SS).