SAN VITTORE

Di: - Pubblicato: 16 luglio 2015

Roberto Cenati, Presidente Provinciale A.N.P.I. Milano, per ricordare le sofferenze della nostra città e la barbarie subita.

 

 

SAN VITTORE

Il carcere di San Vittore, sorto sull’antico convento dei Cappuccini di San Vittore agli Olmi, chiuso tutto intorno da alti muraglioni vigilati dalle sentinelle, da oltre 130 anni sorge imponente e inquietante in zona centro a Milano con ingresso al 2 di piazza Filangeri. Con l’avvento del fascismo il carcere di San Vittore diventa luogo di detenzione dei numerosi oppositori politici vittime del Tribunale speciale. Tra il settembre 43 e l’aprile 45, conosce il terrore nazifascista. Occupata Milano il 12 settembre 1943 dai tedeschi, le SS requisiscono immediatamente buona parte del carcere e diventano sovrani assoluti della vita e della morte di ogni recluso. Tre raggi “accoglievano” i detenuti comuni ed erano sotto la competenza italiana e gli altri rimasero sotto il controllo assoluto dei tedeschi: il IV e il VI per i detenuti politici. In un primo tempo gli ebrei furono concentrati all’ultimo piano del IV e poi, con il loro aumentare, anche ai piani inferiori. Verso aprile e maggio del 1944 gli ebrei furono ristretti nell’ultimo piano del V raggio in camerate.foto cenati carcere-san-vittore Con il regime di terrore instaurato dalle SS fin dal loro arrivo, un’ infrazione anche minima al regolamento bastava per il passaggio da un raggio all’altro, oppure ai “topi” come erano chiamati i sotterranei, tenebrosi, umidi e dotati di strumenti di tortura. Primo comandante del settore tedesco è dal settembre 1943 il maresciallo Helmuth Klemm, cui da dicembre si affianca come vice il maresciallo Klimsa, poi promosso direttore quando Klemm è trasferito nel febbraio-marzo 1944 alla Gestapo. Sostituto di Klimsa è il caporalmaggiore Franz Staltmayer, chiamato “la belva” o “il porcaro”. A San Vittore imperversano anche due criminali italiani: i tenenti Manlio Melli e Dante Colombo, agenti dell’Ufficio Politico investigativo (UPI), alle dipendenze del maggiore Ferdinando Bossi. Ma anche all’interno di questo luogo di sofferenza operano agenti di custodia, come Andrea Schivo che per essersi prodigato per allievare le sofferenze di detenuto ebrei, viene deportato nel lager nazista di Flossenburg, da cui non farà ritorno e suore, come Suor Enrichetta Alfieri e altre 11 suore che fanno ogni sforzo per rendere meno drammatiche le condizioni di vita dei detenuti. Anche alcuni medici si prodigano per venire incontro ai detenuti, come il dottor Gatti che prende servizio a San Vittore il 4 aprile 1944. Ricordato da tutti con profonda stima e gratitudine, per oltre 10 mesi, con gli scarsi mezzi a disposizione e con grave rischio personale, si prodigherà per soccorrere ebrei e politici, sarà latore di messaggi all’esterno del carcere, introdurrà somme di denaro per i partenti per “Campo di polizia e di transito di Fossili”, somministrerà farmaci in grado di causare l’insorgere di sintomatologie da ricovero ospedaliero e ad ogni partenza per la deportazione riuscirà a far depennare qualcuno dalla lista. Accanto al dottor Gatti agisce Giardina, anch’egli medico. E’ un attivista antifascista, che collabora con il gruppo di Niguarda per favorire la fuga di detenuti politici. Ben sapendo quanto i tedeschi temano il tifo, il dott. Giardina inietta a numerosi prigionieri il vaccino antitifico, provocando così in loro i sintomi della malattia, sufficienti per farli ricoverare in ospedale. San Vittore sarà liberato dai partigiani delle Brigate Matteotti il 26 aprile 1945.