Una Nuova Dittatura?

Di: - Pubblicato: 14 novembre 2016

Tutta la stampa ha dato notizia dei nuovi gravissimi fatti della Turchia, dove si è proceduto all’arresto di 12 parlamentari, appartenenti al terzo partito del Paese; un fatto che si unisce all’arresto di tanti intellettuali, giornalisti, magistrati, politici. Dopo il cosiddetto “golpe” è stata una vera e propria éscalation, diretta ad eliminare qualunque ostacolo all’ascesa definitiva di Erdogan a quel ruolo che, prima di lui, hanno ricoperto (con le conseguenze che tutti conoscono) Pinochet, Videla, e altri.  Un fatto estremamente grave, che suscita sdegno (abbiamo visto tutti anche le foto di alcuni arresti fatti in modo violento) e preoccupazione.

Una “preoccupazione” che è stata espressa anche dal rappresentante della politica europea, Federica Mogherini, dal Ministro degli Esteri, dal Presidente del Parlamento europeo e da tanti altri. Ma basta la preoccupazione?  Credo di no, perché se noi ci “preoccupiamo” e intanto Erdogan prosegue la sua marcia verso la dittatura e il potere assoluto, c’è da chiedersi a che cosa essa possa servire. D’altro lato, c’è da notare una cautela eccessiva perfino in alcuni commenti “preoccupati”. Il gruppo dei liberali europei ha chiesto di “congelare” le trattative sull’adesione della Turchia alla UE. “Congelare” significa ben poco. Quella trattativa deve essere considerata conclusa e impossibile, se vogliamo salvare il nostro continente da pericoli certi. Il problema vero non è quello di non fare entrare la Turchia nella UE (che dovrebbe essere pacifico e scontato, se non si vuole cadere nell’ipocrisia), ma piuttosto quello di fermare Erdogan, nell’interesse della Turchia, dell’Europa e del mondo. Abbiamo conosciuto, nel secolo scorso, gli effetti di due dittature. Dovremmo allarmarci di fronte ad ogni rischio del genere, sapendo che non basta prendere posizione, ma ci vuole una consapevolezza complessiva dei rischi immani che si prospettano, se non si interviene subito e con strumenti adeguati. L’idea che in Europa si esprima: “preoccupazione” e che il Dipartimento di Stato USA si definisca “profondamente turbato”, ci inquieta e preoccupa (questa volta è la parola giusta). Bisogna che tutti si rendano conto che è finita la fase delle ansie, dei tanti turbamenti e degli eventuali “congelamenti”, e deve venire avanti quella di una riflessione e di un impegno comune, prima di tutto in Europa, ma anche oltre Oceano, per “fermare” un cammino pericolosissimo per l’intera umanità. Ci aspettiamo anche dal nostro Governo atteggiamenti più “forti” e concreti; e soprattutto, che si faccia portatore, in Europa, di una politica nuova e ferma contro ogni tipo di deriva autoritaria, con tanta maggiore decisione quando – come in Turchia – il pericolo è immanente e sotto gli occhi di tutti.

 

Notazioni del Presidente nazionale ANPI Carlo Smuraglia

(ANPI news)