Il Rovescio Del Diritto

Di: - Pubblicato: 10 Ottobre 2016

Il 6 Ottobre alla Casa della Psicologia di Milano, nella serata promossa dal Centro Viganò del Buon Vicinato, si è discusso di possibili “storture” e nodi imprevisti che possono prendere vita nel rapporto tra sistema giuridico e cittadinanza.

 

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Lo psicoanalista Angelo Villa, nell’introduzione al dibattitto, ci ricorda la stretta connessione tra la psicologia clinica ed il complesso rapporto uomo-legge, dove quest’ultima assume un ruolo sia simbolico (non reale), sia concreto all’interno del contesto sociale.

“L’essere umano è strutturalmente impastato con la Legge”.

Per questo motivo la legge può diventare elemento strutturante, con fini educativi e di apprendimento, specialmente con i giovani.

Gli adolescenti spesso giungono in comunità proprio perché presentano difficoltà di adesione alla normatività sociale ed in questo senso la legge (reale) interviene attraverso i servizi sociali, di tutela minori o il tribunale.

Presso la Comunità Terapeutica per minori Rosa dei Venti, rappresentata dalla Dottoressa Napolitano, la legge diviene strumento per regolare le relazioni. Sono i ragazzi ospitati a stabilire le norme interne e adeguate sanzioni simboliche, mantenendo sempre un riferimento alle norme reali esterne della società civile.

Ma l‘incontro uomo-legge non sempre ha a che fare con la trasgressione. In misura sempre maggiore il sistema giudiziario è chiamato ad intervenire nella regolazione dei rapporti tra soggetti.

Una delle domande più diffuse riguarda separazioni e divorzi e dunque possibili soluzioni per la ristrutturazione della vita familiare. Rispetto a tali questioni Armando Ceccarelli, psicoanalista e direttore della rivista “Archivi di Psicologia Giuridica”, ricorda come spesso si assista a scelte dogmatiche e convenzionali. In questa cornice il “rovescio” del diritto è rappresentato da risvolti negativi dell’applicazione meccanica del sistema normativo; si pensi ad esempio alla regressione, quasi adolescenziale, del genitore che deve abbandonare la casa coniugale, per tornare a vivere con la famiglia d’origine, ed i possibili esiti di tale condizione sulla relazione con i figli.

I risvolti sfavorevoli della legge, che viene chiamata sempre più spesso ad intervenire nelle relazioni quotidiane, si lega al rischio del rigore dogmatico che, secondo il Dott. Ceccarelli, può essere affrontato assumendo l’atteggiamento psicoanalitico: per ogni cosa esiste una dimensione d’ombra a cui è possibile dare luce, scoprendo orizzonti inconsueti e possibilità non convenzionali.

Il Dottor Faustino Boioli ci racconta come, nella sua esperienza di medico, alcune norme finalizzate alla tutela dell’utenza possano rivelarsi veri e propri boomerang.

L’associazione Medici Volontari Italiani, di cui Boioli è presidente, ha massicciamente preso parte all’accoglienza della prima ondata di siriani richiedenti asilo. Fin dal momento dello sbarco, per evitare di rimanere inchiodati al suolo italiano, i migranti rifiutavano di collaborare alla procedura di identificazione, consapevoli dell’applicazione rigida della legge che avrebbe impedito loro di proseguire il viaggio verso altri paesi. Ciò, oltre a creare un potenziale danno per la professione medica, comportava considerevoli difficoltà nei soccorsi ed un rischio per l’utenza stessa.

Il principio rousseauiano de “la libertà opprime e la legge libera” talvolta viene meno a causa dalla rigidità esasperata del diritto.

L’intervento dal pubblico del Magistrato Braggion ricorda l’uso strumentale del diritto come ulteriore “rovescio” che, oltre ad intasare la macchina della giustizia, non regola positivamente le relazioni ma ne aumenta la conflittualità. Villa riconosce in questo fenomeno un godimento, lacanianamente inteso, a cui l’essere umano talvolta non riesce a rinunciare.

 

Laura Magni, Psicologa