Diffamazione a mezzo facebook

Di: - Pubblicato: 17 settembre 2015

Diffamazione a mezzo facebook

(Cass. Pen., Sez. I, 08/06/2015, n. 24431).

Il commento alla sentenza di oggi, ci invita a fare qualche riflessione su uno dei tanti risvolti problematici che l’utilizzo di un social network potrebbe causare, ma che generalmente non consideriamo, poiché tali strumenti vengono utilizzati fondamentalmente come strumenti per il tempo libero, per il divertimento e la socializzazione.

Tali strumenti, però, proprio perché così capillarmente diffusi e quotidianamente utilizzati, potrebbero diventare fonte di situazioni sgradevoli e sulle quali, credo, non si rifletta abbastanza nell’utilizzo che si fa degli stessi.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto, porta la nostra attenzione proprio su una di queste situazioni, che nel caso specifico ha riguardato un privato individuo, che si è trovato, sulla propria bacheca del social network Facebook, un commento poco cortese, a firma di un altro utente.

La Corte, esaminando questo caso, ha statuito che scrivere sulla bacheca “Facebook” di un altro utente un post offensivo integra il reato di diffamazione aggravata previsto dall’art. 595, comma III, del codice penale, dunque, come se tale offesa venisse commessa a mezzo della stampa.

Tale fattispecie di reato si configura anche nel caso in cui la persona offesa abbia attivato i previsti meccanismi di protezione della privacy, previsti nelle impostazioni di utilizzo del social network Facebook; questo perché la diffusione di un messaggio attraverso l’utilizzo di una bacheca Facebook e con le modalità consentite da questi meccanismi risulta, comunque, potenzialmente idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone.

Per la Corte, dunque, il reato di diffamazione, così come quello d’ingiuria, possono essere commessi anche a mezzo internet, poiché tale mezzo è potenzialmente idoneo a raggiungere una pluralità di persone, anche se non ancora individuate nello specifico ed apprezzabili solo in via potenziale, cagionando così un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa.

Fondamentale, dunque, appare sempre di più riflettere su ciò che si scrive su questi social e sulle conseguenze che le nostre parole potrebbero avere una volta pubblicate.

Avv. Lisa Sepco

www.studiosepco.it