Riforma Dell’affido Familiare: La Nuova Legge Sulla Continuità Affettiva

Di: - Pubblicato: 13 novembre 2015

Il 29 ottobre scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 19 ottobre 2015, n. 173 famigliarecante le modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare, che entrerà in vigore il 13 novembre 2015

L’istituto dell’affidamento è stato introdotto nel nostro ordinamento con lo scopo di accogliere bambini temporaneamente privi di ambienti familiari idonei e sereni, in un’altra famiglia o in una comunità di tipo familiare, nell’attesa di rientrare nella famiglia d’origine, che nel frattempo dovrebbe aver superato le proprie difficoltà.

L’affidamento ha, dunque, l’obiettivo di permettere al minore di essere reintegrato nella propria famiglia d’origine, diversamente dall’istituto dell’adozione che mira ad inserire il minore in stato d’abbandono in una nuova famiglia, in maniera irreversibile.

Nella pratica spesso accade che l’affidamento di un minore si prolunghi nel tempo, ben oltre i ventiquattro mesi previsti (oltre all’eventuale proroga prevista dalla legge), in attesa che la situazione iniziale della famiglia d’origine evolva in senso positivo; tale obiettivo, però, spesso risulta in concreto irraggiungibile, a fronte dell’assoluta impossibilità di reinserire il minore nella famiglia d’origine.

E’ evidente, però, che durante il periodo di affidamento, soprattutto se prolungato, fra la famiglia affidataria ed il minore si creino legami d’affetto e fiducia stretti , bruscamente interrotti , fino ad ora, dal termine del periodo di affidamento e dalla conseguente dichiarazione di adottabilità del minore, alla quale seguiva l’inserimento dello stesso in una nuova e diversa famiglia.

Il minore, quindi, già provato dalle situazioni di profondo disagio subite all’interno della famiglia d’origine, dalla separazione dalla stessa e dall’inserimento in un nuovo contesto familiare, viveva una nuova esperienza di separazione dalla famiglia affidataria, con la quale aveva instaurato nuove relazioni affettive e all’interno della quale aveva costruito i suoi punti di riferimento. Situazioni, certamente, foriere di traumi dall’esito imprevedibile.

La legge 173/2015 si propone di risolvere, proprio, questi problemi, partendo dalla presa d’atto che le concrete situazioni familiari di provenienza del minore possono essere talmente complesse da impedire di effettuare sicure prognosi circa la loro evoluzione, stabilisce che un affidamento temporaneo può, di fatto, protrarsi ben oltre i termini di legge e sfociare, dunque, nell’inizio di un percorso adottivo da svolgersi anche con la stessa famiglia affidataria.

Al fine, dunque, di evitare che il legame affettivo tra il bambino e i genitori affidatari venga spezzato, la nuova legge introduce alcune norme e ne modifica altre, che danno attuazione al principio della continuità dei rapporti consolidatisi durante il periodo dell’affidamento, quando ciò corrisponde all’interesse del minore.

Tale legge, dunque, riconosce un importante principio: il diritto alla continuità dei rapporti affettivi dei minori in condizione d’affido familiare.

La normativa stabilisce che il periodo massimo di affidamento è di 2 anni; tale durata può, poi, essere prorogata  dal tribunale.

Dalle nuove regole risulta, quindi, con chiarezza che la famiglia affidataria, che chiede di adottare il bambino dopo un prolungato periodo di affidamento, deve avere i requisiti richiesti per l’adozione, e dunque, in particolare, gli affidatari devono essere coniugati e non separati.

Tuttavia, la disciplina dell’affidamento prevede che il bambino possa essere affidato anche ad una coppia di conviventi o a una persona singola, ossia a soggetti che non hanno i requisiti per poter adottare, nei confronti dei quali, pertanto, non potrà valere il principio della tutela della continuità affettiva.

Questa diversità di trattamento è stata oggetto di discussione durante l’iter parlamentare della legge, ma il parlamento ha convenuto che sanarla avrebbe comportato la necessità di mettere mano alla disciplina generale dell’adozione, e determinato il rinvio per un tempo indefinito dell’approvazione di un provvedimento realmente urgente.

Avv. Lisa Sepco

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