Fertility Day: Una Giornata Di De-Sensibilizzazione

Di: - Pubblicato: 12 settembre 2016

Il 22 settembre si celebrerà la Giornata nazionale per la Fertilità. Sulla campagna social che promuove il Fertility Day si è subito sollevato dissenso e indignazione da parte dell’opinione pubblica, tanto da portare il Ministero della Salute a tornare sui propri passi e valutare una rimodulazione del messaggio.

 

Foto x art Laura Magni

Non è semplice identificare cosa non funzioni nell’iniziativa del Fertility Day senza correre il rischio di cadere in banali considerazioni e ovvietà tanto superficiali quanto sterili.

Forse è proprio una evidente aridità nel proporre un tema alquanto delicato che ha scatenato il risentimento degli italiani. Niente di più avvilente che essere considerati al pari di orologi dalle pile scariche. O forni pubblici, che devono produrre per il “bene comune”. Perché nel desiderio di generare e nell’atto del concepimento non c’è nulla di pubblico. Probabilmente non esiste faccenda più intima e privata. Gli italiani che si offendono per l’incitamento a procreare in fretta e subito dimostrano di non aver dimenticato il significato profondo di fare un figlio. Non è stata dimenticata neppure la libertà di scegliere per se stessi: procreare non è né un obbligo né un dovere.  Continua a far discutere la questione se sia un diritto o meno. Vero è che per molti che lo desiderano talvolta resta un sogno irrealizzato.

“Datti una mossa!”: così vengono richiamati all’ordine i cittadini per essere condotti a migliori pratiche di ri-produzione.

Il primo messaggio che si scorge tra le righe delle cartoline firmate #fertilityday è che la maternità viene troppo a lungo rimandata, il secondo è che uomini e donne non si curano a sufficienza della propria fertilità, cioè la manutenzione lascia a desiderare. In conclusione, a questa negligenza va posto rimedio perché nuoce gravemente alla società.

Quello che risulta profondamente ingiusto è che la popolazione venga chiamata ad essere più efficiente, a migliorare la propria prestazione in servizio del bene comune. Si dimentica che il bene comune, la tutela della salute, della maternità, il sostegno alla famiglia sono compito delle istituzioni. Le risorse e le idee dovrebbero essere incanalate verso la prevenzione e l’assistenza, impiegate per promuovere il benessere in tutte le sue sfaccettature.

La scelta politica di ammonire i cittadini attraverso vignette al limite della deumanizzazione non poteva certo essere ben accolta. Ci si chiede se davvero il ministro Lorenzin non fosse consapevole del polverone che l’avrebbe investita.

Se il tema della fertilità può certamente essere affrontato con il distacco del punto di vista biologico, non si può fare altrettanto nel momento in cui si entra nel merito di una questione molto più complessa come la scelta di avere un figlio.

Essere fertili è condizione necessaria ma non sufficiente per una scelta di “procreazione cosciente e responsabile”. I fattori in gioco sono molti e la maggior parte di questi sono stati dimenticati nella campagna di comunicazione promossa dal Ministero.

A fronte di una natalità che non fa altro che diminuire, sarebbe valsa la pena adottare uno sguardo più profondo, sarebbe valsa la pena ricordare che molte donne e uomini incontrano difficoltà non sempre superabili. Ancor meno quando la politica sceglie di dimenticarsene.

 

Laura Magni, Psicologa