Il Corpo Oggi

Di: - Pubblicato: 26 settembre 2016

Partendo dal presupposto che la libertà ad autodeterminarsi sia inattaccabile, la scelta di utilizzare il corpo per produrre o ottenere qualcosa, continua ad essere legittima, ma rischiosa. Si cerca un posto nel mondo, sguardi e attenzioni mai ricevute, semplicemente soldi.

Quando il corpo si fa strumento forse il rischio più grande è che esso perda la vitalità di cui è simbolo e si trasformi in immagine muta, un nucleo vuoto fatto solo di contorni. Difficile stabilire se a renderlo tale sia la sua esibizione o il modo in cui viene “consumato”. Il corpo si fa oggetto e diventa facilmente merce. In questo meccanismo si fa spazio una grande contraddizione, tra invocare a voce alta il diritto alla libertà di scelta e allo stesso tempo autoproclamarsi giudici e boia delle “libertà” altrui.

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Il pubblico consumista diventa capace di uccidere e disintegrare quando con superbia trasforma gli spalti, da cui era spettatore passivo, in pulpiti.

Si vive nella contraddizione e nell’ipocrisia, bombardati da messaggi incoerenti, in cui i significati si confondono. La modernità, sostenitrice del diritto di proprietà sul corpo, si soddisfa dell’indignazione che riesce a provare, di fronte all’utilizzo della fisicità.

A questa contraddizione sottostà un invisibile inganno in cui le anime più inconsapevoli rischiano di cadere: quando il corpo si fa prodotto per il pubblico, non appartiene più al legittimo proprietario. Ciò che è condiviso diventa di tutti. La collettività si sente padrona di valutare quell’oggetto. Il mercato cerca il corpo-merce, se ne serve, e poi, talvolta, lo insulta.

L’anima che abita quel corpo viene dimenticata. L’anima, che abita silenziosamente quel corpo, muore. Nel web, sui cartelloni, sugli schermi, il corpo è solamente immagine. Nel tentativo di abitare il mondo del consumo, ci si presenta nel solo modo in cui il mondo sa guardare. Forse nell’illusione di stabilire un contatto tra sé e gli altri.

Ma quando manca la relazione autentica il corpo si svuota di significato per chi lo guarda, perde identità, è solo materia.

Il corpo che ingenuamente rappresenta per alcuni un àncora di salvezza, rischia di diventare trappola.

Ciò che lo rende tale forse non è l’uso che se ne fa, ma gli occhi che lo guardano. Gli sguardi ipocriti, smaniosi e giudicanti allo stesso tempo.

 

Laura Magni, psicologa