L’Inclusione Di Alunni Con Disabilità Dalla Scuola Al Mondo Sociale

Di: - Pubblicato: 27 dicembre 2016

Da oltre 30 anni l’Italia ha detto addio a classi differenziali e scuole speciali. Negli anni ’70 inizia l’integrazione degli alunni disabili nelle classi cosiddette “normali”, fino a superare il semplice inserimento per giungere ad un modello di piena inclusione, anche con il riconoscimento della figura dell’insegnante specializzato, che in  modo flessibile si dedichi al sostegno di chi necessita di modalità di apprendimento non consuete, ma all’interno di un contesto collettivo, la scuola di tutti e per tutti, che rappresenta se vogliamo un microcosmo sociale. Alla base di questa rivoluzione, che è appunto anche sociale e culturale, troviamo un significato del concetto di disabilità che nulla ha a che vedere con quello di diversità o disuguaglianza.

Secondo il modello bio-psico-sociale la disabilità altro non è che “una discrepanza tra le richieste ambientali e le prestazioni di un singolo individuo”. A partire da tale concezione, l’inclusione punta a facilitare il rapporto tra il disabile e gli ambienti di vita, combattendo l’isolamento che si perpetrava con il confinamento in contesti “esclusivi”, o meglio escludenti.

Condivisione e appartenenza a contesti di vita “normali” non solo rappresentano di per sé un diritto di pari opportunità, ma diventano veri e propri strumenti. Ricordando che esiste un’importante differenza tra deficit (la patologia) e handicap (lo svantaggio che ne consegue), appare molto più chiaro come essere parte del gruppo “forte”, sul quale vengono riposte aspettative positive, di crescita, evoluzione e realizzazione di sé, possa generare un effetto favorevole, sia perché effettivamente si punta ad aggirare o ridurre l’handicap, sia nell’ottica della profezia che si auto-avvera.

Le aspettative dell’insegnante, ovvero ciò che egli immagina rispetto agli alunni, svolgono una potente azione di influenza sulla realtà, così che la realtà immaginata tende a divenire realtà concreta, secondo la profezia che si auto-avvera, che è stata verificata da Rosenthal e Jacobson (1968) anche in ambito scolastico. […] Selezionarono, in modo del tutto casuale, un numero ristretto di bambini e informarono gli insegnanti che questi avrebbero avuto uno sviluppo notevole delle capacità di apprendimento. I ricercatori, dopo un anno, tornarono nella scuola, e verificarono che i bambini selezionati, seppur scelti casualmente, avevano confermato in pieno le loro previsioni migliorando notevolmente il proprio rendimento scolastico”.

Sarebbe importante raggiungere una consapevolezza da parte degli insegnanti rispetto all’influenza che il loro atteggiamento può esercitare sul raggiungimento degli obiettivi e sullo sviluppo delle potenzialità di tutti gli alunni, anche i portatori di handicap.

Da una ricerca italiana è emerso come “le persone con disabilità intellettiva e psichiatrica siano più esposte al rifiuto sociale e all’emarginazione anche da parte degli insegnanti di sostegno, persone, quindi, che hanno avuto modo di approfondire la disabilità e sperimentare significative esperienze di contatto con persone disabili”, mentre le persone con disabilità motorie e sensoriali sarebbero meno discriminate, anche dagli insegnanti curriculari.

Secondo il primo rapporto mondiale sulla disabilità (anno 2011) i cittadini portatori di handicap (circa 1 Miliardo in tutto il mondo) vivono in condizioni meno favorevoli, dal punto di vista economico, dell’istruzione e della salute. Ad una significativa percentuale di essi (mediamente il 15%, che si traduce in 150 Milioni di persone) la mancanza di un’adeguata assistenza e la discriminazione causerebbero grave disagio psicologico e materiale.

Bisogna riconoscere che negli anni molti passi avanti sono stati fatti lungo il cammino della lotta contro lo stigma e l’emarginazione, ma le difficoltà non si fanno mai mancare. Come ha ribadito il direttore di Ledha (associazione impegnata per i diritti dei disabili) i servizi a sostegno dell’integrazione e dell’autonomia dei ragazzi disabili “dovrebbero essere garantiti come servizio ordinario”. Ma in alcuni casi si incontra una discrepanza degna di nota tra ciò che legalmente è previsto e ciò che nella pratica viene realizzato.

 

Laura Magni, Psicologa

 

Fonti

  1. Canevaro (a cura di), L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, Trent’anni di inclusione nella scuola italiana, Erickson (2007)
  2. Ianes, La Speciale normalità Strategie di integrazione e inclusione per le disabilità e i Bisogni Educativi Speciali, Erickson (2006)
  3. Di Marco, Z. Hichy, M. Mauceri, Distanza sociale e disabilità: gli atteggiamenti degli insegnanti curriculari e di sostegno, Annali della facoltà di Scienze della formazione Università degli studi di Catania, 13, pp. 145-159, (2014)

http://www.sonda.life/citta-in-movimento/il-2016-un-anno-nero-per-gli-studenti-disabili/