Sportello Anti Gender. Il Centralino Contro Cultura

Di: - Pubblicato: 19 settembre 2016

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Ammesso e non concesso il tentativo di tracciare un confine tra compiti educativi di scuola e famiglia, bisogna ricordare che il ruolo di insegnanti ed educatori è da sempre riconosciuto come fondamentale e che la scuola è prima di tutto luogo di trasmissione di valori oltre che di saperi, è il luogo attraverso cui si entra nel mondo sociale. Quando si inizia a pensare che determinati argomenti e argomentazioni debbano essere “controllati” in modo da tutelare una precisa idea di educazione, viene da chiedersi quando un bambino è ben educato. Certo è che educazione non è assorbimento. I giovani non sono registratori, anzi bisognerebbe insegnare loro a non esserlo.

La conoscenza è uno stimolo a riflettere per diventare adulti pensanti oltre che crescere serenamente nel mondo reale.

Oltre ad evitare di considerare i bambini come amorfi contenitori vuoti che qualcuno ha il compito di farcire, bisognerebbe anche evitare un fondamentalismo morale che ha ben poco di pedagogico.

La realtà è molto più di ciò che sta tra i muri di ogni casa. Ogni famiglia è un microcosmo al fuori del quale esistono altrettanti mondi. La tendenza è pensare che bambini nati e cresciuti in famiglie “tradizionali” condividano la medesima esperienza. In parte, forse, ma oltre alle etichette dei ruoli classici, ogni famiglia costituisce, anche con i propri insegnamenti, un mondo irripetibile.

Nel rispetto del pensiero e della realtà di tutti, l’istituzione di uno sportello che raccoglie segnalazioni ed elargisce suggerimenti qualora tra i banchi di scuola dovesse insinuarsi la teoria del gender sembra fare leva sull’orgoglio genitoriale di essere riconosciuti come indiscussi istitutori dei propri figli. Questo servizio che dà ospitalità alla denuncia, nega in modo deciso la possibilità della differenza. La funzione (e la fortuna) del mondo sociale è offrire ai figli l’incontro con qualcosa d’altro dalla famiglia. Se così non fosse, difficilmente avrebbero l’occasione di diventare cittadini consapevoli e adulti sereni.

Questa serenità, che il centralino regionale vorrebbe tutelare, difficilmente viene raggiunta dove manca la libertà di costruire se stessi attraverso la conoscenza. E conoscenza fa sempre rima con cultura.

Se fosse più chiaro il significato di educare, si riuscirebbe a ridimensionare questa abnorme paranoia sulle terribili conseguenze dell’entrare in contatto con verità altre, evitando di attivare telefoni amici per genitori ansiosi e diciamolo, un po’ pretenziosi. Senza svalutare la funzione educativa genitoriale, ma molte altre figure e contesti hanno altrettanto peso. La politica, i servizi, le istituzioni dovrebbero sostenere le famiglie nell’educazione di cittadini del mondo.

Quei genitori dalle inflessibili convinzioni valoriali che pretendono che i figli guardino alla realtà nel loro stesso modo, rischiano di fare figli ciechi. Un altro rischio? L’ignoranza sulle “diversità” altrui facilmente conduce alla non accettazione di se stessi. E le conseguenze sul piano sociale purtroppo si osservano ogni giorno.

Piuttosto che evitare che i giovani “conoscano”, sarebbe meglio guardare con più attenzione a quei drammi di cui tanto si parla solo quando sono tristemente conclusi.

Un bambino “ben educato” ha imparato ad ascoltare e a rispettare la vita e le opinioni degli altri; fortunato se avrà avuto l’opportunità di saper costruire un pensiero proprio e di guardare con i propri occhi a tutte le realtà possibili.

Sosteniamo l’educazione vera.

 

Laura Magni, Psicologa