Testimonianza E Memoria Per Proteggere Dal Trauma

Di: - Pubblicato: 16 gennaio 2017

Quanta è l’importanza della testimonianza e della memoria del passato per la costruzione del benessere di oggi e di domani? La narrazione e la donazione di senso ai traumi del passato possono essere strumenti di promozione della salute individuale e sociale. Dare voce ai ricordi dolorosi può avere funzione protettiva e contribuire alla costruzione del senso civile. Il racconto del passato rafforza il legame familiare e tra generazioni, rendendo più significativo ed empatico il legame sociale.

Attraverso innumerevoli meccanismi il passato può influenzare presente e futuro.

La teoria dell’attaccamento ci torna utile per provare a comprendere come i traumi delle generazioni precedenti possano in alcuni casi continuare ad esercitare il loro potere traumatizzante anche sulle generazioni successive, se non sono stati elaborati adeguatamente.

L’attaccamento è il legame che ogni neonato stabilisce con chi si prende cura di lui . La qualità di tale relazione emotiva, definita da molti come la più significativa in assoluto, è strettamente legata alla sensibilità materna e alla sicurezza che il bambino riesce ad acquisire nell’affrontare situazioni stressanti. La tipologia di attaccamento tende a non modificarsi nel corso del tempo e le modalità relazionali della prima infanzia tendono a riproporsi da adulti, nel rapporto di coppia e nel modo di relazionarsi con i propri figli. Instaurare nell’infanzia un attaccamento basato sulla fiducia dell’affetto altrui fornisce una “mappa” per affrontare con fiducia tutte le altre relazioni. Vivere esperienze traumatiche sembra essere l’unico fattore in grado di alterare gli schemi relazionali che derivano da un attaccamento “buono”.

Chi ha vissuto esperienze traumatiche rischia maggiormente di mettere in atto comportamenti che tecnicamente vengono chiamati spaventati-spaventanti, senza rendersene conto. Le memorie traumatiche non elaborate lasciano tracce di paura e collera che possono essere espresse inconsapevolmente nell’accudimento dei figli piccoli, con il rischio elevato che questi ultimi costruiscano una concezione incoerente e non organizzata di sé stessi.

Il genitore che procede nel proprio cammino trascinando un trauma non elaborato corre l’alto rischio di trasmettere un conflitto alla generazione successiva. Il silenzio e l’evitamento del ricordo spesso fanno da cemento per innalzare muri altissimi che nel tempo diventano difficili da abbattere.

Il racconto, nelle sue diverse forme, sostiene l’elaborazione dei ricordi. La memoria autobiografica, che è strettamente legata alla verbalizzazione, può essere trasmessa con la parola; questa ha il potere di donare continuità e significato alla propria storia e dunque a se stessi. Attraverso la narrazione, le memorie diventano esplicite e di diffusione sociale. Infatti “la memoria non è qualcosa che si costruisce in solitudine”: il racconto si rivolge e viene trasmesso sempre a qualcuno. Si parla di presentificazione. Colui che ascolta un racconto, legge un libro o osserva con i propri occhi fotografie, immagini, dipinti, incontra l’opportunità di vivere oggi le esperienza passate dell’altro per farne strumenti utili per il futuro.

I grandi traumi sono macigni difficili da raccontare per chi ne ha preso parte da protagonista o da spettatore. Altrettanto difficile può essere l’ascolto delle storie della violenza e del dolore. La scelta del silenzio tra le generazioni può nascere dal nobile tentativo di difendere se stessi ed i più giovani da una sofferenza a cui non si è riusciti a dare un significato, una continuità storica, nella narrazione di una società in cambiamento o della propria autobiografia. Nulla può essere sconfitto senza prima essere guardato. Non visto e poi rimosso, ma accolto come verità che vuole essere compresa. E se i media, i giornali, la scuola possono essere strumenti di narrazione storica, nessun figlio saprà ascoltare il passato dell’umanità senza gli strumenti appresi attraverso l’ascolto delle proprie radici.

“Esiste una dimensione «storica» non trascurabile: i tempi cambiano, i costumi e gli stili di vita anche, ed il genitore deve sapere tener conto che egli, col suo passato di figlio e il suo presente di genitore, si trova a cavallo di due diverse epoche. Ed è in questo preciso momento che riusciamo a cogliere come il sistema di memorie familiari si saldi con un altro sistema di memorie, quello della società che cambia”.

Con lo scorrere del tempo e della storia, le testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona, diventano “post-memorie”: chi non ha vissuto quell’avvenimento si assume la responsabilità di rendere il passato uno strumento che permetta di incontrare la realtà presente, interpretarla, e agire coscientemente al suo interno.

 

 

Fonti

La ricerca in psicoterapia: il contributo del Gruppo di lavoro della Cattedra di Psicologia Dinamica (base) della Seconda Università di Napoli, di G. Caviglia, R. Perrella, W. Sapuppo, N. Del Villano. In Ricerca in Psicoterapia / Research in Psychotherapy 2010; 2 (13); pp. 32-52.

Trasmissione intergenerazionale di memoria e rappresentabilità dei passati traumatici, di O. Affuso. In M@gm@, 2012; 10 (1).

La Famiglia come sistema di memorie e lo sviluppo del Sé, di A. Smorti. In Rivista Italiana di Educazione Familiare, 2008; 1; pp. 69-77.

Trauma e dissociazione alla luce della teoria dell’attaccamento , di G. Liotti. Atque 20-21, 1999-2000.

La trasmissione intergenerazionale dello stress: fattori di rischio  e meccanismi sottostanti, di A. Biaggi, C.M. Pariante. In Journal of Psychopathology (Giornale di Psicopatologia), 2015; 21 (1); pp. 40-47.

 

Laura Magni, Psicologa