UNICEF. Milano Multiculturale E Infanzia. Intervista A Fiammetta Casali, Presidente Del Comitato Provinciale

Di: - Pubblicato: 28 novembre 2016

Dopo la giornata mondiale per i diritti dei bambini, la Dott.ssa Casali ci racconta l’impegno di UNICEF nella realtà multiculturale della città meneghina e come si sta concretizzando La Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, tra evoluzioni, avanzamenti e propositi per il futuro.

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 Innanzitutto un grazie per questo appuntamento in cui affrontare questioni che hanno un valore prezioso non solo per Milano e le singole città, ma a livello globale.

UNICEF ha recentemente riconosciuto Milano come città amica dei bambini e delle bambine: com’è cambiata la città negli ultimi anni, per quanto riguarda la qualità della vita dei più giovani?

Costruire una città amica dei bambini e delle bambine significa realizzare un processo di attuazione della Convention on the Rights of Child (CRC), ad opera del governo locale. La finalità è migliorare ora la vita dei bambini riconoscendo e realizzando i loro diritti.

A due anni di distanza dall’inizio del percorso da parte della città di Milano, l’UNICEF ha ritenuto che ci fossero le condizioni per il riconoscimento di “città amica”. Sono stati attuati interventi importanti a proposito del diritto di partecipazione degli under 18, come per esempio la costituzione dei Consigli di Zona dei Ragazzi e delle Ragazze; sono stati finanziati vari progetti per favorire l’accesso allo sport e alla cultura.

In sintesi potremmo dire che c’è una maggior attenzione dell’amministrazione e della città in generale, alle esigenze degli under 18 e al loro benessere, che si traduce in maggiori possibilità per tutti.

La convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza si prefigge la parità dei diritti per i bambini di tutto il mondo. Secondo la sua esperienza, quali sono le maggiori difficoltà di realizzazione in realtà socio culturali diverse?         

Sia che si tratti di paesi diversi o di situazioni diverse, all’interno dello stesso paese, come può essere l’Italia, per attuare una parità di diritti ovunque credo che sia indispensabile avere presente il concetto di equità, oltre a quello di uguaglianza e di consapevolezza, e che si possono raggiungere risultati significativi solo conoscendo, tenendo conto e rispettando le specificità culturali delle persone il che non vuol dire, naturalmente, accettare pratiche o comportamenti che confliggano con i diritti umani.

Legislazione, salute, pedagogia, psicologia. A garanzia di un completo benessere, quali sono i livelli di prevenzione e intervento a cui non si dovrebbe rinunciare?

La CRC richiede che ogni nazione, o meglio ogni realtà, pur partendo da livelli diversi, metta a disposizione il maggior numero di risorse possibili per gli under 18. Questo significa che i livelli di intervento sono necessariamente diversi, quindi credo che in generale si debbano tenere sempre presenti i 4 principi fondamentali della CRC:

  • Non discriminazione – articolo 2
  • Superiore interesse- articolo 3
  • Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo – articolo 6
  • Ascolto delle opinioni del minore – articolo 12

Questo è l’unico modo per attuare i diritti, relativamente alle realtà in cui ci si trova a operare.

A proposito di articoli, il numero 30 garantisce “ai bambini che appartengono a minoranze etniche, linguistiche o religiose, il diritto di mantenere la loro cultura, professare la loro religione e parlare la loro lingua”. 

Quali gli strumenti necessari per una piena accoglienza e tutela dei minori migranti in una città multiculturale come Milano?

I profondi cambiamenti, in termini di presenze e differenze, che il fenomeno delle migrazioni ha portato nelle nostre città, hanno costituito una sfida importante.

E’ sicuramente la scuola il primo fronte in cui questa realtà ha fatto la sua comparsa e quello in cui, in modo efficace, sono state affrontate le complessità. Ci sono molte scuole che hanno saputo reagire in modo costruttivo e rispettoso dei diritti nei confronti dei “nuovi arrivati”, offrendo iniziative di inserimento, coinvolgimento e supporto, pur nel rispetto delle culture e delle caratteristiche di ciascuno.

Esistono livelli molto differenti. Bambini nati in Italia ma che non sono cittadini italiani, perché nati da genitori stranieri, ma che hanno frequentato le scuole italiane, parlano italiano, oltre alla lingua dei genitori, e che, io credo, non dovrebbero più essere considerati, nemmeno nominalmente, stranieri.

Ci sono coloro che sono arrivati più tardi, magari per ricongiungimento famigliare, e che hanno quindi esigenze, psicologiche e didattiche, più specifiche.

C’è infine il gruppo più a “rischio”, quello dei minori non accompagnati, per i quali è necessario un impegno attivo da parte delle istituzioni, soprattutto quelle locali. Anche in questo caso possiamo dire che Milano ha dimostrato sensibilità e capacità di mettere in campo risorse significative

Il processo di non discriminazione prevede di valutare l’impatto di leggi e politiche su tutti i bambini, prestando particolare attenzione ai gruppi tradizionalmente marginalizzati. Alcune politiche rischiano di avere effetti solo su certi gruppi di bambini. Noi riteniamo quindi che sia necessario sempre valutare l’impatto potenziale di leggi e politiche prima che queste siano attuate per poter influenzare il processo decisionale. Questo fa parte del percorso che abbiamo iniziato con il Comune di Milano.

Una valutazione indipendente del possibile impatto sull’infanzia la possono fare le ONG e le associazioni indipendenti che si occupano di diritti dell’infanzia e che possono coinvolgere direttamente i bambini nel processo di valutazione.

Guardando al futuro, cosa vedremo realizzarsi prossimamente?

Pur con le inevitabili difficoltà e diversità possiamo dire che c’è una notevole collaborazione tra il Comune e le associazioni del terzo settore e non, che si occupano di infanzia. Questo porterà ad aumentare e migliorare le iniziative e i progetti rivolti agli under 18.

C’è sicuramente nella nostra città una attiva attenzione nei confronti dell’infanzia e dell’adolescenza da parte di molte componenti della società. Quello che noi ci auguriamo è che il percorso nella costruzione della Milano amica dei bambini e delle bambine si attui in tutti gli aspetti della gestione amministrativa, dell’ambiente e dei servizi.

Grazie Fiammetta.

 

Il 28 Novembre a Milano, il direttore generale di Unicef Italia, Paolo Rozera, interverrà al talk show serale “Uscire dal labirinto della paura. Bambini e bambine migranti tra guerre, povertà e diritti negati”, presso il Cinema Apollo: la serata si aprirà con la presentazione del lavoro congiunto tra UNICEF e Ordine degli Psicologi della Lombardia, Save the Children, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e AIAF

(http://www.sonda.life/rubriche/psicologia/milano-per-la-giornata-dei-diritti-dellinfanzia/).

Laura Magni, Psicologa